• 19 Febbraio 2020

In Siria 4 anni di guerra
La palestra per jihadisti
tra morte, fame e freddo

Il bilancio del terrore vicino ai 200 mila morti negli ormai 4 anni di guerra. Forse di più. Poi i 3 milioni di rifugiati. Le cifre vengono dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’ong con base in Gran Bretagna e vicina ai ribelli siriani ‘moderati’. Secondo i dati in loro possesso vi sarebbero state, solo nell’anno appena concluso, più di 33 mila vittime. Le Nazioni Unite nel mese di agosto avevano stimato che il numero totale delle persone uccise dall’inizio del conflitto, nel 2011, era arrivato a 191.000, ma l’Osservatorio sostiene che il numero reale sia superiore a 200 mila.

 

Mappa Siria

 

Un accenno anche al confinante Iraq, praticamente la terra Isis a cavallo con la Siria. L’anno appena concluso è stato, dopo il 2007, il più sanguinoso nella guerra in corso in Iraq dal 2003. Secondo il governo iracheno quest’anno vi sono stati oltre 15.000 morti e 22.000 feriti a causa degli scontri, la maggioranza delle vittime si è avuta nella seconda metà dell’anno dopo che a giugno è iniziata l’offensiva degli jihadisti sunniti dello Stato Islamico. Fonti irachene valutano per la Siria più di 76.000 persone uccise nel 2014, di cui circa la metà civili. Sostanzialmente le cifre coincidono.

 

In Siria, al massacro continuo della guerra, in queste settimane si aggiunge il freddo eccezionale che miete altre vittime, soprattutto tra i bambini. Ma restiamo alle follie dell’uomo. Nel 2014, l’Isis ha lanciato un’offensiva che ha portato alla conquista di due nodi strategici, buona parte della regione di Dayr az Zor (est) e Raqqa, aree dove passano gli oleodotti. Grazie a queste fonti di energia (e di soldi), e prima dei raid della coalizione internazionale a guida Usa, si stimava che nel complesso i jihadisti riuscissero a incassare milioni di dollari al giorno con i proventi del petrolio. Tanti davvero.

 

Raqqa, considerata la ‘roccaforte del Califfato’ e quartier generale dell’Isis in Siria, è anche il luogo dove sono avvenute le barbare decapitazioni di James Foley, Steven Sotfloff e probabilmente anche di un terzo ostaggio occidentale, David Haines. In città, a Raqqa come negli altri centri urbani sotto il proprio controllo, l’Isis domina con il terrore. L’attenzione degli esperti militari è concentrata da mesi sull’avanzata del gruppo verso nord, a Kobane, a ridosso del confine turco, e verso Aleppo, un tempo la più popolosa città siriana, 160 chilometri a est di Raqqa. Ora la guerra ha creato il vuoto.

 

A Kobane, nome curdo di Ayn al Arab, caposaldo di resistenza dei combattenti curdi in Siria, l’avanzata dei seguaci di Ab Bakr al Baghdadi è stata per ora respinta dai peshmerga curdi con l’aìuto dei caccia della coalizione. Ad Aleppo la situazione è decisamente più confusa: i governativi di Assad, che formalmente controllano la città dopo aver rotto l’assedio dei ribelli un anno fa, danno battaglia sia alle formazioni legate all’Isis sia a quelle del Fronte al Nusra legato ad al Qaida. In campo con Damasco ci sono anche libanesi di Hezbollah, iraniani e sciiti arrivati dall’Afghanistan.

 

Siria gelo JPG SITO 600

 

La caduta di Aleppo nelle mani dell’Isis o di al Qaida potrebbe aprire ulteriori drammatici scenari nella regione già duramente martoriata in questi anni di guerra. E Idlib, unica città dove il potere è nelle mani delle formazioni ribelli ‘moderate’, potrebbe divenire il prossimo obiettivo dei jihadisti. Il governo siriano che, per certe agenzie Onu continua a utilizzare gas cloro nei bombardamenti dal cielo, controlla le regioni chiave di Damasco e Homs fino alla costiera nordovest, enclave alawita. Patisce a sud di Damasco, nel Golan a due passi da Israele, dove al Nusra è più forte e minacciosa.

 

Diplomazia internazionale inutile, l’Unicef ammonisce che se non finirà il conflitto, la vita di oltre 8,6 milioni di bambini nella regione sarà distrutta da violenze e sfollamento.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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