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martedì 15 Ottobre 2019

Bionde troppo truccate:
catrame e condensato
per ‘peccare’ di più

Un documento esclusivo proverebbe che c’è almeno una sigaretta fuori legge in commercio in Italia. Un ex manager del tabacco ha vuotato il sacco, dando a Remocontro.it le carte che dimostrano l’aumento dei valori di catrame e condensato dichiarato nelle bionde. Piace di più e ammazza meglio

Venditori di fumo o contrabbandieri di frottole? Un documento esclusivo proverebbe l’esistenza di almeno una sigaretta fuori legge in commercio in Italia. Un ex manager del tabacco ha vuotato il sacco, dando a Remocontro.it le carte che dimostrano l’alterazione, una maggior quantità di catrame e condensato di quanto dichiarato sul pacchetto. La sigaretta piace di più anche se probabilmente ammazza meglio.

 

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Se confermato, si tratterebbe di una grave violazione delle norme internazionali sulla tutela della salute pubblica. Oltre a scrivere balle sul pacchetto, infatti, il produttore minimizza i rischi legati all’uso del tabacco.

 

Secondo la nostra fonte, che per ora rimane anonima, di casi simili in commercio ce ne sono diversi. Ma intanto i test effettuati da un laboratorio chimico di Amburgo rivelano irregolarità su due campioni della stessa sigaretta, fabbricata in periodi diversi. Il 100%, è di fatto fuori norma.

 

Chi doveva controllare l’ha fatto? I fatti direbbero di no. Eppure all’Aams giurano che le verifiche vengono effettuate periodicamente su tutte le bionde in commercio. Catrame e condensato sono sostanze cancerogene, e causano «disturbi cardiaci ed altre malattie». Alterare quei contenuti significa aumentare il rischio di malattie da fumo e i produttori lo sanno bene.

 

Tuttavia in questi casi vale sempre il vecchio adagio “i panni sporchi si lavano in casa”: «Se dai nostri controlli emergono irregolarità blocchiamo la produzione della partita», dice Canio Zarrilli, un dirigente dell’Amministrazione dei monopoli, l’Aams. È già successo. «Mi pare nel 2009», ammette, ma non ci spiega perché: «sono dati sensibili che riguardano l’industria», taglia corto e chiude la conversazione.

 

Prima il portafogli e poi la salute. Ecco perché meno se ne parla, meglio è. Si paga persino per consultare alcune norme, come nel caso della Iso 8243: la si può leggere per soli 48 euro. Per il resto le bocche sono cucite ovunque. Il ministero della Sanità ci impiega 30 giorni a rispondere solo ad alcune delle domande. “Le altre, quelle sui controlli – dicono – sono di competenza dell’Aams”, che però ci ignora da oltre 2 mesi.

 

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Ma l’Italia è un Paese di poeti e fumatori: primo in Europa con 11,3 milioni, secondo l’Istituto superiore di sanità. Dalla vendita di sigarette l’erario incassa oltre 12 miliardi di euro l’anno in tasse. Anche se lo Stato ne spende quasi il doppio (circa 21,5 miliardi) per curare chi si ammala per il consumo di tabacco, che secondo l’Oms è la prima causa di morte evitabile a livello mondiale.

 

Con questi numeri ci si aspetterebbe più attenzione. E invece qualcuno si è lasciato sfuggire quelle bionde truccate, che per molti mesi hanno riempito i polmoni e svuotato le tasche dei fumatori. Di chi è la responsabilità? E chi ha messo in circolazione quelle sigarette? Ma questa è un’altra storia.

 

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