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mercoledì 11 Dicembre 2019

Apocalittici integrati
Apocalittici disintegrati

Tre quattro punti controversi attorno alla tragedia che s’è compiuta in Francia ma che in realtà incombe su tutti noi. Accenni già fatti su RemoContro che hanno dato il via ad un interessante dibattito. Per insistere e poi andare oltre nel tentativo costante di comprendere il troppo di oscuro che ci circonda e che dovremo […]

Tre quattro punti controversi attorno alla tragedia che s’è compiuta in Francia ma che in realtà incombe su tutti noi. Accenni già fatti su RemoContro che hanno dato il via ad un interessante dibattito. Per insistere e poi andare oltre nel tentativo costante di comprendere il troppo di oscuro che ci circonda e che dovremo svelare

 

La tragedia di Parigi e i molti punti ancora oscuri attorno ad essa stanno sollecitando anche su RemoContro un dibattito intenso. A volte acceso quando le ipotesi, le opinioni diventano verità rivelate. Accade quando un tema è particolarmente lacerante. Ieri sul sito ho partecipato anch’io cercando di non apparire arbitro. Ho narrato un episodio che reputo utile riproporre per altri ragionamenti che desidero fare. Una decina d’anni fa a Roma. Un anfiteatro di studenti alla Sapienza. Tema, una qualche guerra e strategie internazionali varie. Conferenzieri, Giulietto Chiesa e il sottoscritto, allora abbastanza noto reporter di trincea. Giulietto infiammò la sala con acute ipotesi delle peggiori trame che potevano ribaltare diverse verità acquisite. Io mi trovai nella fastidiosa posizione del revisionista-moderato che non poteva rilanciare salvo inventare minacce marziane. Fu allora che inventai il paradosso da Umberto Eco e dal suo libro ‘Apocalittici integrati’. Gratificai il mio amico Giulietto della qualifica di caposcuola degli ‘Apocalittici disintegrati’. Dopo di che, detta all’Andreotti, qualche volta farà peccato ma l’azzecca pure. Il problema è delle dosi.

 

paranoici 600

 

Cosa vuole dire? Ce l’ho con i ‘complottisti’? Sembra pensarla così un amico di FB che mi invia un interessante scritto di Antonella Randazzo su ‘Chi sono i complottisti’. «Mentre il mondo agonizza con “crisi”, guerre, torture e massacri, chi solleva il problema che tutto questo è organizzato da chi può e ha convenienza a farlo, si trova invischiato in una serie di etichette e di considerazioni che smontano persino l’evidenza [.] Chi solleva il problema delle vere cause degli eventi finanziari, politici, bellici o economici, si trova ad essere etichettato in modo denigratorio, e i fatti da lui segnalati diventano mere opinioni [.]». C’è anche il gioco di parole sul complottista più complottista tra i complottisti. Con l’esempio del ladro: «Se io grido ‘al ladro’ non mi trasformo certo in ladro. Invece, chi denuncia l’operato poco pulito e poco chiaro di un gruppo di criminali che si nasconde ma può agire a causa del potere acquisito, diventa ‘complottista’. Ovvero chi denuncia il complotto, per una sorta di meccanismo orwelliano, diventa esso stesso complottista». Un attimino complesso, forse contorto, ma una rilevante quota persino di ‘senso comune’ (buonsenso) che a me consola.

 

Per l’autrice, il complottista vero «è chi organizza crimini, “congiure”, “intrighi”, per danneggiare qualcuno e trarre vantaggi». E su questo è difficile non essere d’accordo. Anche se scopro di essere malato di “Bias di conferma”, che dovrebbe essere un giudizio (o pre-giudizio) sulla base delle informazioni non necessariamente sostenute da elementi tra loro collegati. Sembra di sentir parlare di politica. Una testa piena di pregiudizi, di distorsioni o di punti di vista assolutamente fantasiosi, è la semplificazione corrente. Ma vediamo un esempio che fa la nostra ‘complottista’: sarebbe un ‘bias’ «Pensare che i “terroristi islamici” (perché le virgolette? Ndr) siano malvagi mentre le autorità Usa sarebbero buone, e pensare che non vi siano legami fra i due gruppi [.]». Chi sa quali segreti ella possiede. O sono soltanto sospetti da ‘rivelazioni’ web? «La realtà che noi crediamo vera, quella che i media promuovono, è in realtà una clamorosa falsificazione». La sua è ‘realtà’, le mie solo prevenzioni? Mi pare di capire che se si vuol far leggere il mondo col presupposto di eterne falsità che mirano a trasformare le opinioni in verità e la verità in opinione. Non mi piace.

 

Un’altra amica Fb riprende un azzardo secondo cui tutti i servizi segreti occidentali sono di fatto una filiazione della Cia. Quando Firenze, Genova o Venezia facevano ‘Intelligenza’ sui principati vicini o nei porti lontani, molto prima di Colombo, in America i Sioux spiavano i segnali di fumo degli Apaches. Lo spionaggio Usa nasce con la seconda guerra mondiale. Qualunque Paese europeo ha in materia molta più storia. Per lo spionaggio fa scuola l’impero inglese. Poi fu la Guerra Fredda e furono Cia e Kgb a carognate contrapposte. E il ‘Grande Gioco’ anglosassone alla Kipling divenne gioco sporco, sporchissimo. Con la caduta del muro e degli schieramenti ideologici, le ‘minacce’ diventano totali, senza più amici e nemici preconfezionati, nè ‘servizi fratelli’: al massimo ‘cugini’. Secondo fondamentale elemento, la distinzione dei compiti tra funzioni di polizia e spionaggio. In Italia abbiamo l’Aisi, Agenzia per la sicurezza interna e l’Aise, agenzia esterna, che agisce in casa del potenziale nemico. Le polizie, il sospetto attentatore lo debbono arrestare, lo spionaggio può ritenere utile lasciare un sospetto in libertà per scoprirne legami e complici. Errori possibili, infiniti.

 

Complottisti Usa

 

Infine l’altro delicatissimo tema dell’essere tutti noi ‘Charlie’. La follia del massacro e la satira di Charlie Hebdo. La crudeltà assoluta di quell’assalto può provocare soltanto sdegno e solidarietà nei confronti del giornale bersaglio, degli uccisi, dei sopravvissuti, delle famiglie. Per un giorno ‘je suis Charlie’. Ma solo per un giorno, per quanto mi riguarda. Da laico, non considero né intelligente, né particolarmente spiritosa la bestemmia nei confronti di qualsiasi Dio, e la provocazione che offende la fede altrui. Avesse anche avuto ragione Carl Marx sulla ‘religione oppio dei popoli’, non trovo ragionevole ferire chi invece crede. Se guardate le molte vignette riprodotte su Internet vi sfido a condividerle tutte, o a volerne mostrare alcune ai vostri figli piccoli o a vecchie nonne o zie bigotte e senza colpa. Satira vuol dire provocazione, non aver comunque ragione. Calderoli ministro che esibisce la maglietta con la caricatura di Maometto rischiando una crisi internazionale non è ‘libero’, è cretino. Difendo, e lo farei giocandomi la pelle, il diritto di Charlie Hebdo a provocare e dei suoi autori a vivere. E il mio diritto a non comprare Hebdo dopo averlo aiutato a riprendere.

 

 

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