• 19 Febbraio 2020

Terroristi alla macchia
e forcaioli allo scoperto
La paura e l’intolleranza

Era già accaduto il 2 novembre 2011. Bombe molotov a incendiare i locali della redazione d’allora di Charlie Hebdo. Poi una lunga serie di azioni di ‘Lupi solitari’, feroci ma folli: nel marzo del 2012, il francese Mohammed Merah spara a tre soldati e nella scuola ebraica di Tolosa uccide tre studenti e un insegnante. Lo scorso maggio a Marsiglia e poi al museo ebraico di Bruxelles. Negli ultimi mesi una serie di attacchi si pedoni con veicoli guidati da francesi musulmani. La sfida promossa dal ‘Califfato’. Ma erano incidenti pianificati ed eseguiti da ‘lupo solitari’ con scarse risorse e abilità.

 

Ciò che è accaduto contro Charlie Hebdo è molto diverso. I due fratelli, Cherif e Said Kouachi, che pare siano i principali responsabili dell’assalto, hanno combattuto in Siria, addestrati alla guerriglia urbana. E s’è visto. La calma spietata dell’azione durata12 minuti. Dentro l’edificio hanno cercato alcune delle loro vittime per nome, ad eseguire una sentenza di morte. Tutto con calma e metodo. Quando incontrano un veicolo della polizia, si fermarono e sparano poche sequenza di colpi doppi, da professionisti. Non la raffica dell’inesperto impaurito. In auto non corrono, non attirano attenzione.

 

Mercoledì a Parigi le tensioni e le lacerazioni del Medio Oriente sono arrivate in Europa nella forma più crudele della guerriglia urbana. E a contrastare ciò non servono gli eserciti. Serve investigazione e intelligence. Nel frattempo, più pericoloso di avere assassini in casa, è un ‘Europa divisa da razza, religione e credo. Storia antica, crudele. L’Europa ha superato tali minacce e lo farà di nuovo, ma deve rimanere unita e inclusiva. Nel nome delle vittime di Charlie Hebdo, della loro irriverenza anche esagerata. Segnare la differenza tra il progresso della civiltà dalla brutalità dell’intolleranza religiosa.

 

e. rem.

 

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Da Parigi

 

Ieri 8 gennaio, nei pressi della porta di Chatillon, un’autovettura e stata coinvolta in piccolo incidente ed una agente della polizia urbana (giovane, di colore ed assunta da poche settimane) si é avvicinata come normale per aiutare a liberare il traffico.

Un uomo e uscito dall’auto armato, e ha tirato sull’agente uccidendola e poi ha ferito un altro agente municipale che stava arrivando arrivava soccorso.

Anche quest’uomo, che era evidentemente pronto all’azione e determinato, è per ora riuscito non solo a fuggire ma a rimanere non identificato.

Fatti che tecnicamente forse non legati tra loro, ma che richiamano le stesse motivazioni e lo stesso schema operativo.

 

 

Come ha detto con estrema dignità Pelloux, un giornalista collaboratore di Charlie Hebdo che di mestiere fa il medico di pronto soccorso, quello che è da temere e anche il contraccolpo. E il lancio di granate ieri sera contro una moschea vicino alla cittadina di Villefranche e i tiri con armi da guerra contro numerose moschee in Francia non sono un buon segno. Sempre di più e necessaria una ‘reazione etica e civile dall’interno’ soprattutto da parte di una certa gauche troppo compiacente e da parte dei cittadini francesi musulmani. Oggi si e visto ed anche ieri sera un forte inizio di reazione civile, cui seguirà la manifestazione di domenica a Parigi.

 

 

Il noto scrittore arabo francofono Tahar Ben Jelloun-un vincitore del premio Goncourt, ha formulato alla TV francese delle considerazioni molto assennate e realistiche, ma non prive di speranza. Egli, nato e vivente a Tangeri, in Marocco, é un esponente di quel ‘Islam des lumieres’ che pure esiste e resiste, tra molte odierne difficoltà.

Il concetto che più ha colpito e molto semplice: le comunità musulmane sempre più numerose che vivono e che sono integrate da decenni in Francia ed in Europa sono la più grande ricchezza per la democrazia e la civile convivenza perché esse (almeno nella larga maggioranza) hanno accettato i valori democratici e repubblicani e non sono disposte a rinunciarvi pur mantenendo la loro identità culturale e religiosa. Questa integrazione e appropriazione di valori di libertà e democrazia è la cosa più insopportabile per gli integralisti fanatici, perché costituisce per essi il più grande pericolo e la più grande smentita.

 

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Una bella pagina é uscita su un giornale in linea tunisino,di cui riporto il titolo:

“Le policier qui s’est fait tué d’une balle dans la tête alors qu’il était au sol avait 42 ans et s’appelait Ahmed Mrabet, il a une femme et une petite fille d’1 an. Les assassins ont dit venger Mohamed et ils tuèrent Ahmed. C’est un signe pour ceux qui sont doués d’intelligence”.

 

“L’ufficiale di polizia che è stato ucciso da un proiettile alla testa mentre era a terra aveva 42 anni e si chiamava Ahmed Mrabet, ha una moglie e una bambina di 1 anno. Gli assassini hanno detto di voler vendicare Maometto e hanno ucciso Ahmed. È un segno per coloro che sono capaci di capire”.

Mario Vaudano

Mario Vaudano

Mario Vaudano, già Giudice Istruttore al Tribunale di Torino e successivamente membro dell’Ufficio Europeo Antifrode (OLAF).

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