Il passaggio dell’ “Islamic State in Iraq and Sham” da Baghdad a Damasco costituisce il naturale processo della strategia del “Grande Medio Oriente” elaborata da USA e Israele sin dalla seconda guerra del Golfo. Vi pare fantapolitica?
Andiamo a guardare brevemente i fatti.
Scenario generale
1) In Iran le proteste del 1978 provocano le dimissioni del Re Rheza Phalevi e la proclamazione della Repubblica Islamica Iraniana dopo l’arrivo a Teheran dell’Ayatollah Khomeini nel 1979.
2) USA e Israele perdono l’alleato più importante della regione e ne trovano uno ritenuto affidabile nel Presidente iracheno Saddam Hussein, sunnita e nemico della neonata teocrazia iraniana.
3) Nel 1980, Baghdad con il supporto politico/mediatico e le armi di USA e Occidente attacca Teheran dando avvio alla prima guerra del Golfo che si protrae fino al 1988.
4) Nel gennaio 1981 Israele, che aveva aiutato l’Iraq all’inizio dell’attacco all’Iran, bombarda il sito nucleare di Osirak, dove gli iracheni supportati dai francesi arricchivano l’uranio.
5) La seconda guerra del Golfo iniza dell’invasione irachena del Kuwait, agosto 1990, e la reazione di 37 Stati con bandiera ONU e guida USA che a inizio 1991 annichiliscono l’Esercito iracheno.
6) Saddam Hussein è costretto alla tregua e all’imposizione della “no fly zone” nel Nord, dove si sviluppa un’iniziale autonomia della popolazione curda.
7) L’intera rete infrastrutturale irachena è devastata e nel Sud si accende la rivalità fra i sunniti e la forte componente sciita.
8) Dall’altra parte, l’Iran ne esce rafforzato. Il carisma dell’Ayatollah Khomeini si espande all’interno e all’estero.
L’Iran di Khomeini nemico assoluto
a) Nel sua Paese Khomeini impone la lettura sciita della scuola di Qom che privilegia il principio della ‘Velayat-al Faqi’ secondo cui le decisioni della Guida Suprema prevalgono anche sulle Istituzioni politiche.
b) Guardando all’estero, l’ayatollah iraniano trova un alleato nel collega Musa Sadr, di Qom, che nel 1974 aveva riconosciuto con decreto gli alawiti siriani come parte della famiglia sciita.
c) Con l’aiuto di Khomeini, nel 1982, Sadr dà vita in Libano al movimento armato sciita Hezb’Allah, di cui era responsabile militare Imad Mughniyeh, palestinese, già militante di “Forza 17” per le operazioni all’estero e rimasto in Libano anche dopo l’invasione israeliana del 1982.
d) Khomeini mantiene buoni rapporti in Iraq con le scuole “quietiste” di Karbala e Najaf, che sostengono la separazione fra potere religioso e politico e hanno in Alì Sistani il referente.
e) In altri termini, si concretizza in soli tre anni un “asse sciita” con epicentro a Teheran che ha ambizioni di egemonia regionale e ostile a USA, Israele e Occidente.
Perché il progetto ‘Grande Medio Oriente’
Due eventi più recenti contribuiscono ad avviare e realizzare il progetto del “Grande Medio Oriente” teorizzato negli anni ’90.
Uno. Il primo evento è l’attacco all’America, l’11 settembre 2001 quando aerei pilotati da kamikaze esplodono contro le due Torri Gemelle di New York e contro il Pentagono provocando 2974 vittime, di cui 55 militari e tutti gli altri civili.
L’attacco è rivendicato da Al Qaeda, il cui leader, Osama bin Laden, e il suo Quartier Generale erano in Afghanistan.
Due. Il secondo evento è costituito dalle rivolte arabe iniziate nell’ottobre 2010 che investono nel 201l l’intera fascia mediterranea da Rabat a Latakya e oltre sino a Sana’a nella Penisola araba.
Come mutano gli equilibri regionali
In nome della “guerra al terrorismo”, gli USA aprono due guerre per ridisegnare il Medio Oriente.
Una immediata, dall’ottobre 2001, contro l’Afghanistan, che ospitava Al Qaeda anche se non ne condivideva l’agenda internazionalista.
La seconda, a distanza di soli 18 mesi, marzo 2003, contro l’Iraq con il falso pretesto sostenuto davanti al Consiglio di Sicurezza ONU che Baghdad fosse in possesso di armi NCB (nucleari, chimiche, batteriologiche).
Delle due guerre, quella contro l’Iraq porta al potere gli sciiti e, ufficialmente chiusa nel dicembre 2011, prosegue tuttora.
L’attualità sino all’Afghanistan
Agli scontri fra curdi e Governo centrale a Baghdad si aggiungono quelli fra sciiti ed i sunniti emarginati, e quella più devastante contro il terrorismo dell’ Islamic State of Iraq and Sham, la neo-formazione di matrice qaedista supportata da Paesi del Golfo, Turchia, USA, U.K. e Giordania in chiave anti-sciita e per dividere l’Iraq in tre piccoli Stati: Nord curdo, Centro sunnita, Sud sciita.
La guerra contro l’Afghanistan, in chiusura a fine 2014 con coda a tutto il 2015, è in realtà ancora in corso e trova un Paese distrutto, corrotto e inadeguato a contrastare l’attacco dei talebani.
Stato che comunque resta dipendente in termini economici, sociali e di sicurezza da USA, ONU e Paesi donatori per i quali costituisce un’importante base nella regione asiatica, utile all’interesse statunitense per contrastare la Cina nel Pacifico.
Quanto accade è perfettamente coerente con il progetto iniziato negli anni’90.
Progetto che scopriremo nella seconda puntata dell’analisi