• 19 Febbraio 2020

Il Papa torni al Quirinale
Bergoglio ‘for President’

Alla ricerca di candidature credibili e condivise per il Presidente della Repubblica dopo Giorgio Napolitano, una proposta di RemoContro che riteniamo risolutiva per le sorti incerte del nostro Paese: Presidente Jorge Mario Bergoglio.

 

D’accordo, sappiamo che Jorge Mario Bergoglio come candidato Presidente avrebbe qualche problema. Primo, il fatto di essere Papa, per cominciare. Poi il fatto che è di nazionalità argentina. Eppure si può. Intanto c’è già un ‘Papa Emerito’ e nessuno vieta che ve ne siano due. Fare il Papa è probabilmente più duro che fare il Presidente e Jorge Bergoglio è del ’36, 78 appena compiuti, e quindi Jorge (che poi è Giorgio, a fare il bis con Napolitano), potrebbe anche riposarsi un po’ tra i saloni del Quirinale sottratti al papato dai Savoia. Resta il problema nazionalità. Ma attenzione, voi scettici, Jorge Mario Bergoglio è nato a Buenos Aires da famiglia di origini italiane, piemontesi. Il bisnonno e il nonno erano nati in diverse frazione di Asti. L’allora inconsapevole Papa è il primo dei cinque figli di Mario, funzionario delle ferrovie salpato nel 1928 dal porto di Genova per cercare fortuna a Buenos Aires, e di Regina Maria Sivori. La famiglia materna, è tutta originaria della Liguria, un prezzo a Lavagna, riviera di levante, un pezzo nell’entroterra di Savona, riviera di ponente. Insomma, col Papa condivido origini liguri-piemontesi (giustamente a voi importa ben poco). Divertente per originalità il suo percorso formativo e di vita. Papa perito chimico, che si è mantenuto per un certo periodo facendo le pulizie in una fabbrica e poi facendo anche il buttafuori in un locale malfamato di Córdoba. In base a quanto dichiarato da lui stesso, ha avuto anche una fidanzata prima di intraprendere la vita ecclesiastica.

 

Comunque Jorge Mario Bergoglio ha diritto alla nazionalità italiana molto più di certi calciatori !

 

Bergoglio vittoria 800

 

Ma veniamo al DUNQUE della candidatura Bergoglio.

Il suo nitido programma di MORALIZZAZIONE

Le 15 ‘malattie’ che l’ancora Papa ha diagnosticato alla Curia vaticana, il governo della Chiesa. Perfette e pronte -cambiamo soltanto il soggetto- per la riforma dello Stato e del far politica che tutti invocano per l’Italia.

E poi quel ‘bilanciamento’ politico tra destra e sinistra invocato anche da Berlusconi. Ad equilibrare Palazzo Chigi, un uomo di SINISTRA al Colle.

 

Bergoglio ammonisce

 

 

LE 15 REGOLE DEL PRESIDENTE BERGOGLIO

 

1) La “malattia del sentirsi immortali, immuni da difetti”. Tradotto in lingua laica, l’arroganza del potere che non fa “autocritica, non aggiorna e non cerca di migliorarsi”. Suggerimento terapeutico, una “ordinaria visita ai cimiteri, dove vediamo i nomi di tante persone che si consideravano immuni e indispensabili”. Renzi -immune e indispensabile- prima del Papa aveva affrontato il problema che riguardava i suoi concorrenti: un pacioso ‘stai sereno’ per poi passare alla più decisa ‘Rottamazione’.

 

2) La “malattia del martalismo”, e qui papa Bergoglio per fortuna spiega altrimenti tutti saremmo rimasti con la bocca aperta e un punto interrogativo in testa. Neppure wikipedia aiuta. “Martalismo che viene da Marta, la malattia della eccessiva operosità”. Presumendo si sia trattato di una santa o di personaggio delle scritture, Marta viene da tradurre -versione civile- con Matteo, «Matteite», la malattia di ‘eccessivo presenzialismo’ (soprattutto in tv) da parte dell’attuale premier Matteo Renzi.

 

3) La “malattia dell’impietrimento mentale e spirituale, il cuore di pietra e duro collo di coloro che strada facendo perdono serenità interiore audacia e si nascondono sotto le carte diventando macchine di pratiche[.]. Qui Papa Bergoglio, parlando a ‘suocera curia’ deve aver pensato alla ‘nuora burocrazia’ extra vaticana. Burocrazia statale e pubblica italiana in genere, con forte sentimento di paterna attenzione (ci svelano alcuni amici vaticanisti) al Comune di Roma e alla vigilanza urbana.

 

4) La “malattia della eccessiva pianificazione e funzionalismo”. Qui il Papa Francesco vola alto, lontano. ‘Eccesso di funzionalismo’: in Italia? Sicuramente si parla di Unione Europea pignola e a volte sciocca. Papa Bergoglio così lo descrive: “pianifica tutto minuziosamente e crede che le cose progrediscono diventando così un contabile e un commercialista”. Viene da pensare ai vincoli sul gasdotto South Stream che la Russia ha deciso di bloccare per boicottaggio burocratico europeo.

 

5) La successiva malattia è tutta nostra italiana (anche se pensata in argentino). La “malattia del mal coordinamento: quando i membri perdono coordinamento tra loro”. Esempio: quando la ‘Curia/Stato’ diventa “un’orchestra che produce chiasso, perché le sue membra non collaborano [.] Qui il Papa ha esemplificato parlando tra l’altro della “testa che dice al braccio comando io”. Il sospetto è che il Vaticano abbia spie in Italia: troppo bene informato. Aise in tonaca (Avse): servizi segreti Permanenti.

 

6) La “malattia dell’alzheimer spirituale”, mentale diremmo noi. Male che si esprime attraverso il progressivo declino delle facoltà ideali, che ”rende la persona o il gruppo incapace di un’attività autonoma, in uno stato di assoluta dipendenza dalle sue vedute spesso immaginarie. Vengono in mente i cosiddetti ‘professionisti delle politica’. Quindi, due mandati elettivi e via, sarà la regola. Altrimenti -dice Bergoglio- ‘le loro passioni, capricci e manie, costruiscono intorno a sé dei muri’.

 

7) La “malattia della vanità e vanagloria” di chi vede solo “l’apparenza, i colori delle vesti e le insegne di onorificenza come vero obiettivo della vita [.]”. Vale per la qualifica di ‘Onorevole’ o ‘Presidente’ che in Italia permane a vita come vitalizio. “Questa malattia – ha denunciato il Pontefice davanti alla Curia pensando anche ad altri – ci porta ad essere uomini e donne falsi [.] perché si vantano di ciò di cui dovrebbero vergognarsi”.Vergogna nel ripensare ai modi di certe carriere.

 

8) La “malattia della schizofrenia esistenziale: una doppia vita frutto della ipocrisia del mediocre” e “del progressivo vuoto spirituale (ideale Ndr) che lauree o titoli accademici non possono colmare, coloro che abbandonando il servizio pastorale (al cittadino Ndr) si limitano a pratiche burocratiche. Dell’ottava malattia pare malata una parte consistente di amministrazione della giustizia in Italia. La schizofrenia di chi confonde l’applicare i codici col cercare di fare giustizia. ‘Ipocrisia dei mediocri’.

 

9) La malattia “di chiacchiere, mormorazioni pettegolezzi”. Il ‘gossip’ lo chiamano i professionisti della chiacchiera per nobilitarla. “È grave, inizia magari per fare due chiacchiere, e si impadronisce della persona facendola diventare seminatrice di zizzania [.]”. Qui viene il sospetto che al Papa sia scappato uno sguardo alle trasmissioni televisive pomeridiane. Ma Bergoglio mostra i suoi ‘attributi’: “Questa malattia è delle persone vigliacche [.] Guardiamoci dal terrorismo delle chiacchiere”.

 

10) Decima è “la malattia di divinizzare i capi, di coloro che corteggiano i superiori sperando di ottenerne la benevolenza. Sono vittime di carrierismo e opportunismo [.]”. In materia l’italiano è più sintetico: «ruffiani». “Sono persone meschine, infelici, ispirate dal proprio fatale egoismo”, dice il Papa come se noi poveri laici non lo sapessimo. Che si sia informato attraverso i miei amici di Rai Vaticano? Sembra la storia dei lottizzati-lottizzabili che hanno sempre bisogno di lottizzatori.

 

11) “La malattia dell’indifferenza verso gli altri, quando ognuno pensa solo a se stesso e perde la sincerità dei rapporti umani, quando si viene a conoscenza di qualcosa e la si tiene per sé invece di condividerla positivamente con gli altri, quando per gelosia o scaltrezza si prova gioia nel vedere l’altro cadere invece di incoraggiarlo e rialzarlo”. Neppure se Papa Bergoglio avesse lavorato o fatto politica qui in Italia. O avesse fatto il giornalista. Col 10° ‘ammonimento’ m’ha colto il sospetto.

 

12) La dodicesima è “la malattia della faccia funerea, delle persone burbere e arcigne che ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia e trattare gli altri, soprattutto quelli ritenuti inferiori, con rigidezza e arroganza”. La descrizione va bene per mezzo mondo ‘che conta’. “La severità teatrale e pessimismo sterile sono spesso sintomo di insicurezza di sé” ha detto il Papa che avrebbe titolo a fare il burbero. Sollecita all’autoironia che è pratica rara perché intelligente.

 

13) La tredicesima malattia è di chi “cerca di riempire un vuoto esistenziale accumulando beni materiali, non per necessità ma solo per sentirsi sicuro”. Saranno pure ‘vuoti’ – capitalisti, evasori fiscali o ladroni che siano – ma intanto loro sono ricchi, ribatte chi a malapena campa. Qui il Papa è in difficoltà rispetto alla crisi che diffonde insicurezza e povertà non per scelta di fede. Hai voglia a ricordare che “il sudario non ha tasche”. Tra articolo 18 e tagli alle pensioni, nessuno ha più tasche.

 

14) Quattordicesima malattia quella “dei circoli chiusi, dove la appartenenza al gruppetto diventa più forte di quella [.] (delle idealità condivise NdR). Qualcosa tipo la Leopolda che, si, produce idee ma crea anche dal nulla ministri e ministre che ben poco sanno e che in nulla si distinguono per meriti e storia personale. Il Papa ammonisce che certi circoli chiusi, anche se “iniziano da buone intenzioni, con il passare del tempo schiavizzano diventando un cancro che causa male e scandali”.

 

15) “Ultima malattia, quella del profitto mondano, degli esibizionismi, quando l’apostolo (il politico NdR) trasforma il suo servizio in potere e il suo potere in merce per ottenere profitti mondani, o per ottenere più potere”. E qui Papa Francesco, come il suo omonimo toscano, parla coi lupi. Cancellati in un colpo solo tutti i ‘talk’ politici di tutte le tendenze che annoiano su tutte le reti tv. Redenzione? Morigeratezza nell’esposizione televisiva, qualche twitt e qualche battuta in meno, e più sostanza.

 

bERGOGLIO oDDIO SITO

 

Buon 2015 da RemoContro

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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