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martedì 15 Ottobre 2019

Talebani in Pakistan:
la crudeltà assoluta
che arruola i folli

Pakistan, attacco talebano alla scuola militare. Almeno 137 le vittime, ed è strage di bambini. Spari a bruciapelo contro i più piccoli. La rivendicazione: «Chi ci prende di mira deve provare lo stesso dolore». L’operazione di bassa macelleria è stata rivendicata dal Tehrek-e-Taliban Pakistan

La vigliaccheria hanno studiato gli scienziati del comportamento, aumenta la crudeltà. E nel commando di una decina di talebani pachistani vestiti con false divise militari, ha fatto irruzione oggi nella Scuola pubblica militare di Peshawar c’erano i ‘campioni’ della carognagine dei vili. Un massacro che ha un bilancio provvisorio di almeno 137 morti. Ma sono o bersagli ben oltre al numero a farci inorridire: un centinaio di scolari e studenti fra i 6 ed i 17 anni. I feriti sono almeno 114. L’operazione di bassa macelleria è stata rivendicata dal Tehrek-e-Taliban Pakistan con vanto.

 

Pakistan., uno degli studenti feriti e due fratellini che lo assistono
Pakistan., uno degli studenti feriti e due fratellini che lo assistono

 

Il peggior film dell’orrore. «Oggi avevamo un esame di chimica -racconto uno studente solo ferito nell’attentato- Appena ho finito, mentre ero seduto nel laboratorio, è iniziata la sparatoria. Sono entrate delle persone vestite da militanti e hanno aperto il fuoco su tutti gli studenti. E’ morto anche un bambino di due anni che qualcuno aveva portato con sé a scuola». La voce dei folli: «Abbiamo scelto con attenzione l’obiettivo da colpire. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne. Vogliamo che provino lo stesso dolore», dice il portavoce dei terroristi Khorasani.

 

Poi le forze di sicurezza pakistane hanno circondato l’edificio, impegnandosi in un lungo scontro a fuoco con i folli all’interno. Dall’esterno -narrano i testimoni- il fragore di una vera e propria battaglia con ripetute esplosioni. L’alto bilancio di vittime è dovuto, azzardano i media pachistani, al fatto che uno degli attentatori si è fatto ad un certo punto esplodere all’interno dell’edificio in una zona affollata e che poi i militanti hanno allineato un gruppo di studenti più grandi in una stanza, uccidendoli a bruciapelo. Nel bilancio della battaglia certamente anche vittime di ‘fuoco amico’.

 

Poche considerazioni oltre le esecrazioni di rito da tutte le istituzioni del pineta. Il Pakistan paga un prezzo assurdo alla ‘talebanizzazione’, all’allargarsi della sfera di influenza geografica, militare e morale degli ‘studenti islamici’ in quel Paese consentita sino a l’altro ieri dal governo di Islamabad. Una riluttante riscossa è avvenuta nei mesi scorsi sulle montagne nel Nord-ovest del paese. E i talebani hanno ricominciato a colpire con i loro attentati da Peshawar a Islamabad. Come se i colpi contro i talebani nel Nord-ovest avesse contribuito a sparpagliare sull’intero Paese l’organizzazione.

 

Secondo attenti analisti la sfida attuale non verrà combattuta su un unico campo di battaglia, ma in una moltitudine di luoghi diversi. Dagli slum di Karachi ai vicoli di Quetta, passando dai villaggi del Punjab meridionale. Tutti luoghi dove miseria, sfiducia e risenti-mento nei confronti di uno Stato che nel migliore dei casi è assente, e nel peggiore è ostile, creano da tempo un terreno di coltura ideale per il progressivo radicamento dell’islam militante. Rischio di talebanizzazione anche di Karachi, la città più popolosa del Pakistan da dove viene un quinto della ricchezza del paese.

 

Il dolore incontenibile e la forza che è donna
Il dolore incontenibile e la forza che è donna

 

Con la nuova fiammata di violenza che sta attraversando anche il vicino Afghanistan ora gli occhi dell’intelligence americana sono tornati a guardare in direzione di Quetta, capitale del Baluchistan, dove quasi certamente si nasconde il Mullah Omar. Nella parte settentrionale di questa provincia non è più un azzardo usare la parola ‘talebanizzazione’. Ma è in Baluchistan che le priorità del governo pakistano sono totalmente divergenti da Washington. Perché una parte dell’establishment militare ha nei talebani uno strumento per avere un ruolo negli equilibri di potere in Afghanistan.

 

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