lunedì 17 giugno 2019

Sanzioni alla Russia:
io piango, tu piangi,
tutti noi piangiamo

Le sanzioni a Mosca e i rischi per le imprese italiane. Nel terzo trimestre 2014 l’interscambio tra Italia e Russia è crollato del 17%. La disputa tra Washington, Bruxelles e Mosca chiama in causa oltre 200 imprese italiane che fino a pochi mesi fa gestivano affari consolidati nel mercato russo

In partenza fu il fronte ucraino da cui ancora oggi non arrivano particolari segnali di miglioramento. Rapporti con Washington, Bruxelles e Kiev che restano decisamente tesi. Poi c’ è stato il calo del prezzo del petrolio. Infine, ma solo ultime, le sanzioni occidentali. La somma dei fattori avversi fa precipitare il valore del rublo. In Russia il piano per il rilancio dell’economia cerca di superare la fase di decrescita prevista per il 2015 ma non sarà facile. Anche Mosca ha di fronte una complicata fase recessiva. Ma non sono soltanto loro a piangere, spiega la Camera di Commercio Italo-Russia.

 

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L’intervista a Rosario Alessandrello, che è a capo della Camera di commercio, è di LookOut. E il nostro va subito al sodo. La disputa aperta tra Washington, Bruxelles e Mosca chiama in causa oltre 200 imprese italiane che fino a pochi mesi fa gestivano affari consolidati nel mercato russo. Tutti ad esaltare il valore ‘esemplarmente punitivo’ delle sanzioni, tutti a sminuire le ovvie ‘controsanzioni’ di Mosca. Prime sanzioni tra luglio e settembre, troppo presto per un bilancio vero degli effetti. Sinora l’interscambio italo-russo è calato del 10% nel secondo trimestre, e del 17% nel terzo trimestre.

 

Anche se il Cremlino ha cercato di privilegiare, di ‘risparmiare’ dall’embargo i prodotti italiani, le sanzioni si stanno facendo sentire. Settore agroalimentare a picco, ristorazione, abbigliamento e il settore tessile. E questo è solo l’inizio. Messa all’angolo dall’Occidente, la Russia soffrirà nei primi due-tre anni ma imparerà presto a fare da sola. ‘Sinora non aveva mai sviluppato un proprio settore manifatturiero, perché le costava di meno vendere materie prime e importare prodotti finiti. Adesso è costretta a farlo. Ed ecco un prossimo e possente ‘competitor’ da temere per i mercati europei.

 

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Poi la Russia in Italia. Circa 150 gli imprenditori russi presenti in Italia e una settantina di aziende. Soggetti che hanno acquisito aziende italiane sull’orlo del fallimento o che non erano più capaci di espandersi. Ma ora i russi non possono investire in Italia, e sono guai. Vedi il mercato immobiliare. Il sequestro delle proprietà ad alcuni personaggi russi anche in Italia ha congelato l’acquisto di nuovi immobili. Poi il gasdotto South Stream. Costretti ad avere forniture attraverso altri Paesi, pagheremo di più l’energia. Italia accodata all’Ue nelle sanzioni sarà la prima nei prezzi da pagare?

 

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