giovedì 23 maggio 2019

In Siria la guerra
con troppi cattivi
Assad o il Califfo?

Contro il cattivo universale per il mondo occidentale Abu Bakr al-Baghdadi, autonominato Califfo, e l’altro ‘cattivo’ un po’ meno universale, il despota-presidente siriano Bashar al-Assad. L’aviazione di Assad bombarda più di quella supertecnologica di Barak Obama. Ma i bersagli sono condivisi?

I tecnici di cose militari sono necessariamente precisi, pignoli a volte. Da loro veniamo a sapere che le forze aeree di Bashar Assad hanno effettuato in meno di due mesi più incursioni aeree contro il Califfato di quante ne abbia registrate l’Operazione a guida statunitense ‘Inherent Resolve’ in oltre 4 mesi. La fonte è ‘certificata’: l‘Osservatorio siriano per i diritti umani documenta 2.429 raid aerei messi a segno dal regime di Damasco in 50 giorni dal 20 ottobre scorso al 10 dicembre. Ovviamente contro bersagli ‘misti’, i ribelli jihadisti di Isis e al Qaeda, quelli laici ‘moderati’ e tanti, troppi civili.

 

cacciabombardiere siriano
cacciabombardiere siriano

 

Due e distinti gli aspetti di interesse internazionale: parte militare e parte umanitaria. Partiamo dalla questione ‘tecnica’. Le forze governative siriane dispongono di Mig e Sukhoi in buona parte superati rispetto ai moderni cacciabombardieri della Coalizione e di ordigni non guidati e certo molto meno precisi di quelli a guida laser e gps degli alleati. Ma, come detto, li usano con maggiore insistenza e senza troppe preoccupazioni sul bersaglio. Parte umanitaria: nei 1304 raid lanciati contro le forze ribelli, sarebbero morti ben 603 civili, tra cui 129 bambini e 112 donne. Feriti altri 2400 cittadini.

 

La denuncia, ripetiamo, dall‘Osservatorio siriano per i diritti umani che ha sede a Londra, una Ong vicina ai cosiddetti ‘ribelli moderati’. In dettaglio, i caccia siriani hanno lanciato i raid nelle zone di Damasco, Daraa Aleppo, Idlib, Reef Dimashq, al-Quneitra, Homs, Hama, Der-Ezzor, Lattakia, al-Hasakah. Sempre secondo l’Ong, gli elicotteri governativi avrebbero sganciato nelle stesse zone non meno di 1125 barili esplosivi. Una azione di guerra non coordinata con le forze miste e incerte di ‘Inherent Resolve’ e certamente mirate più ad obiettivi interni che a colpire il ‘nemico condiviso’.

 

Secondo altre fonti il regime siriano e lo Stato islamico, formalmente rivali, cercano di ignorarsi a vicenda e concentrano le loro rispettive attività militari contro gruppi di miliziani delle opposizioni siriane. Lo sostiene l’analisi del Centro Jane’s di studi sul terrorismo in Gran Bretagna. Solo il 6% delle operazioni militari di Damasco sarebbero state rivolte contro lo Stato islamico mentre il 94% è stato contro insorti. Rincorre il network televisivo Nbc secondo cui solo il 13% degli attacchi Isis in Siria sono stati contro le forze lealiste, mentre nell’ 87% si è trattato di azioni contro le opposizioni.

 

Elicottero Mi-24 di fabbricazione sovietica in dotazione alle forze armate siriane
Elicottero Mi-24 ‘hind’ ancora di fabbricazione sovietica in dotazione alle forze armate siriane

 

Fonti non ‘certificate’ per terzietà ma da prendere in considerazione. Secondo Matthew Henman, direttore di Jane’s, quei numeri indicherebbero che Isis e le forze di Assad hanno deciso ‘di ignorarsi a vicenda, concentrando invece gli attacchi su gruppi più moderati di oppositori’. Assad cerca di screditare la retorica della rivoluzione siriana riducendola ad una insurrezione islamista contro il suo governo. Così facendo può reprimerla con il il tacito beneplacito dell’ Occidente. L’Isis invece, cerca accreditarsi come unica forza vera contro Assad e imporre ai gruppi moderati di unirsi all’Isis.

 

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