Privacy Policy Hong Kong è Cina Fine delle illusioni e l'occidente zitto -
domenica 8 Dicembre 2019

Hong Kong è Cina
Fine delle illusioni
e l’occidente zitto

Indignazione democratica occidentale a convenienza alternata. Quella Usa, perché l’Ue in politica estera non esiste. Hong Kong non è importante. Pure il terrorismo islamico non è combattuto con grande decisione. Ma occhi puntati sull’Ucraina per mettere in difficoltà Putin nel suo stesso Paese

Fa impressione notare il diverso approccio adottato in politica estera dai Paesi occidentali nei casi di crisi. O, ancor meglio, fa impressione il diverso approccio americano, essendo l’Europa pressoché inesistente e del tutto dipendente dagli USA (almeno in questo campo).

Faccio due esempi per spiegarmi subito. In Ucraina l’interferenza degli Stati Uniti, in funzione anti-russa, è così evidente che ormai nessuno si sogna di smentirla. Nel nuovo governo di Kiev troviamo addirittura persone cui la cittadinanza ucraina è stata concessa in fretta e furia, al fine di consentire a Washington un controllo costante sull’operato dell’esecutivo.

Una strategia, quindi, molto chiara e lucida, che va di pari passo con i progetti – ormai in fase di attuazione – dell’espansione senza limiti dell’Alleanza Atlantica a Oriente.

 

Hong Kong studente

 

Sembra di capire, anche se è difficile crederlo, che la possibilità di uno scontro frontale con la Federazione Russa non preoccupi più di tanto. Non ha forse detto Angela Merkel che la Germania, se ve ne saranno le condizioni, è disposta a inviare truppe in Ucraina?

Non sarà così semplice, dal momento che anche i tedeschi hanno tagliato il loro budget militare in misura consistente, mentre le forze armate russe sembrano assai efficienti. E tuttavia desta un certo stupore apprendere che la Bundeswher potrebbe ripercorrere la strada della vecchia Wehrmacht.

 

Tutt’altra musica in Estremo Oriente. Quando entra in scena la Cina, Stati Uniti e nazioni occidentali in genere diventano all’improvviso prudentissimi e si guardano bene dall’irritare il colosso asiatico.

Anche qui l’evidenza è schiacciante. Alternando con sapienza bastone e carota, Pechino è infine riuscita, per così dire, a “devitalizzare” la protesta di Hong Kong senza intervento dell’esercito e senza spargimento di sangue. Gli organizzatori, soprattutto studenti con il supporto di parecchi intellettuali, sono stati man mano isolati quando gran parte della popolazione si è accorta che manifestazioni e occupazioni danneggiavano il mondo degli affari che costituisce il cuore stesso dell’ex colonia britannica.

 

E’ bastato un intervento più pesante della polizia locale per smantellare le barricate e arrestare i principali leaders della protesta. I quali hanno fatto sapere che non si arrendono affatto, ma è davvero difficile immaginare che in futuro possano ripetere un tentativo di rivolta in grande stile come questo.

Naturalmente in Occidente ci sono state proteste, a dire il vero più da parte degli organi di stampa che dei governi. Ma qualcuno ha forse percepito una sia pur minima volontà di mettere i bastoni tra le ruote a Pechino? Alcune proteste diplomatiche soprattutto inglesi, per il resto dichiarazioni di principio (anche di Obama) che ai cinesi non hanno fatto neanche il solletico.

 

Hong Kong carrozzina sito

 

Se ne deduce che ormai per la Casa Bianca il nemico da abbattere è Putin, e tutto il resto passa in seconda linea. In Europa è diffusa la percezione che l’Occidente stia sbagliando di grosso. Eppure anche il Presidente USA più indeciso della storia riesce in questo caso a imporre la sua volontà.

Hong Kong non è giudicata importante, e pure il terrorismo islamico non viene combattuto con grande decisione. Occhi puntati invece sull’Ucraina con il fine evidente di mettere in difficoltà Putin nel suo stesso Paese. Chi scrive confessa di non cogliere la razionalità di una simile strategia.

 

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