Ucraina sotto tutela, governo degli oriundi, e la tregua natalizia

Campioni stranieri come nel calcio. Oriunda americano-ucraina Natalie Jaresko, alle Finanze. Il lituano Aivaras Abromavicius, fondo svedese d’investimento East Capital, e Alexander Kvitashvili -ex ministro georgiano alla Sanità sotto processo in Patria- lo ridiventa a Kiev

Tregua che resta simbolica, quella Ucraina. Nonostante il primo vero giorno senza spari o almeno senza spari andati a segno con feriti o morti., annuncia Poroshenko dall’Australia. Ma mondo si interroga sul governo di composita coalizione varato a Kiev. Capo del governo Arseni Yatseniuk che a Mosca non le manda a dire. Adesso, messi da parte i facili obiettivi il compito di risollevare il Paese dal baratro politico-economico, lo spettro del default, evitato per ora solo grazie ai 15 miliardi donati a vario titolo dall’Ue stranamente generosa che all’Ucraina perdona un deficit/Pil all’8%.

Un governo di ‘larghe intese e di profonde divisioni’ lo definiscono a Kiev, che pare avere come elemento di aggregazione forte, la benedizione statunitense. Arseni Yatseniuk per primo e tutti i ministri godono della ‘benevolenza’ dal Dipartimento di Stato che i maligni dicono li abbia scelti ed espressi tramite l’ambasciata statunitense a Kiev. La presenza di ben tre ministri stranieri nella nuova compagine di governo. Insolito. Due sono rappresentanti di fondi d’investimento, sono alla guida di ministeri economici e danno una idea molto ‘americana’ della nuova Ucraina che si profila.

Per salvare le apparenze, ai tre ministri stranieri il presidente Petro Poroshenko ha concesso la cittadinanza ucraina prima della loro nomina. All’americana oriunda ucraina Natalie Jaresko, tra i fondatori della finanziaria ‘Horizon Capital’, il dicastero delle Finanze. Il lituano Abromavicius, partner del fondo svedese d’investimento ‘East Capital’, è il nuovo ministro dell’Economia mentre Alexander Kvitashvili -ex ministro della Sanità georgiano sotto l’ex presidente Mikhail Saakhasvili, sotto processo in patria e rifugiatosi negli Usa- ha assunto il controllo dello stesso ministero a Kiev.

Come una squadra di calcio costretta ad arruolare stranieri per i ruoli chiave. Tre nomine di alto valore simbolico, due di loro letteralmente strategiche sul fronte della crisi economica che investe il Paese. Nella prospettiva di impopolari riforme alle porte. Si parla della imminente svendita di numerose aziende pubbliche che troveranno certamente largo interesse tra i fondi d’investimento internazionali e statunitensi interessati a un apparato produttivo tutto da ammodernare ma i cui costi sono facilmente ammortizzabili grazie a una mano d’opera molto qualificata ma a basso costo.

Ad essere più debole nel nuovo governo, il presidente Poroshenko (in visita di Stato in Australia). Due i suoi fedelissimi, il diplomatico Pavlo Klimkin, ex ambasciatore in Germania ai tempi del governo filo russo di Victor Yanukovich e il generale Stepan Poltorak, agli Esteri e Difesa. Ma sono i due ministeri di finanze ed economia affidati ad ex rappresentanti di fondi privati d’investimento il ‘segnale politico chiave’. Una scelta di campo netta che dovrebbe facilitare la ripresa economica ucraina grazie anche a migliori rapporti con il Fondo monetario e gli investitori internazionali.

Ma per molti analisti, un tanto evidente orientamento filoamericano di Kiev a discapito del dialogo con la Russia viene letto come un’arma a doppio taglio. Le scelte fatte non faciliteranno le relazioni col Cremlino, sia per la risoluzione della crisi nel Donbass, sia per i rapporti energetici-commerciali tra Mosca e Kiev. Nonostante i toni enfatici e propagandistici attorno al nuovo governo resi facili dalla nuova ‘guerra fredda’ con Mosca, l’impressione meno schierata è quella di una Ucraina che nel sofferto percorso della sua storia ha soltanto cambiato ‘commissario’. E con una guerra in casa.

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