• 28 Febbraio 2020

Quel raid in Yemen
Azione a rischio ma
basta decapitazioni

I jihadisti di Aqap, la ‘filiale’ di al Qaida nella Penisola arabica, avevano lanciato il loro ultimatum giorni fa minacciando di uccidere Luke Somers, rapito nella capitale dello Yemen nel settembre del 2013. Un’altra decapitazione filmata da imporre all’orrore dell’America. Troppo. Così a Barack Obama non è rimasto che tentare la carta dell’azione. Il raid che doveva servire a liberare Luke si è concluso più tragicamente dell’immaginabile: la morte dell’ostaggio che era nelle possibilità previste, e quella dell’insegnante sudafricano Pierre Korkie che non si sapeva fosse detenuto lì.

 

Il V-22 Osprey a decollo verticale
Il V-22 Osprey a decollo verticale

 

Il presidente americano si è subito assunto tutta la responsabilità del blitz fallito. ‘Ho dato io l’autorizzazione. È dovere di un presidente fare tutto il possibile per salvare un cittadino americano’. Tutto tranne che pagare riscatti, linea che l’amministrazione statunitense non vuole assolutamente cambiare. In aperto scontro con i governi europei, che invece trattano -più o meno alla luce del sole – con i terroristi per la liberazione di ostaggi in cambio di denaro. Somers e Korkie sarebbero morti per le gravi ferite inferte loro dai terroristi quando si sono scoperti sotto attacco. Non ‘fuoco amico’.

 

Il V-22 Osprey in volo di crrociera
Il V-22 Osprey in volo di crrociera

 

La versione ufficiale esclude che i due siano stati colpiti dal fuoco delle forze speciali americane e yemenite. Pierre e Luke, feriti gravemente ma ancora in vita, sono stati portati fuori dalla prigione dagli americani. Sono morti nel tentativo dei medici militari di salvarli, uno in volo sul V-22 Osprey dove c’era un team chirurgico, l’altro sulla portaelicotteri al largo delle coste yemenite. Il raid per liberare Luke Somers è stato condotto ancora una volta dai ‘Navy Seals’, le forze speciali di Marina famose per l’uccisione di Osama bin Laden. Una operazione mare, cielo, terra molto complessa.

 

La portaelicotteri anfibia da cui è partita l'operazione
La portaelicotteri anfibia da cui è partita l’operazione

 

Tragica la storia dello sfortunato insegnante sudafricano Pierre Korkie. Lui avrebbe dovuto essere rilasciato poche ore dopo il raid dei Navy Seal. Per la sua salvezza c’era stato un negoziato con i qaedisti. Il governo sudafricano è formalmente contrario a trattare e al pagamento di riscatti, ma l’organizzazione umanitaria a cui apparteneva Korkie ha privilegiato la scelta umanitaria. Raid totalmente fallito? Non è ciò che si coglie negli Usa: cordoglio per la morte di Sommers ma anche l’orgoglio della reazione. L’obiettivo ‘B’ dei Navy Seal. Se morire dev’essere il finale,  il modo conta.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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