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martedì 19 20 Novembre19

Sul gas l’Ue ha rotto
Mosca s’arrabbia e
devia il gasdotto

Guerra del gas tra la Russia e la burocrazia dell’Unione europea. Putin: «Se Bruxelles non vuole lo sviluppo del progetto South Stream, beh non sarà sviluppato». Eni che doveva costruire la prima tratta crolla in borsa. Bruxelles scarica barile sulle colpe. Turchia l’alternativa. Chi è il pazzo

O la storia del gas russo e del gasdotto South Stream ci è stata spiegata male oppure a Bruxelles sono scemi (non capiscono), o sono matti (danno i numeri), o sono degli incapaci comunque da cacciare. Un progetto del valore di 16 miliardi di euro con protagoniste l’italiana Eni, la ‘Électricité de France’ e la tedesca Wintershall. Ma neppure il coinvolgimento delle tre importanti società energetiche ha impedito ai vertici dell’UE di opporsi all’opera. La crisi in Ucraina ha complicato ulteriormente le cose portando allo scontro tra Mosca e Bruxelles. Collegamento inconfessabile.

 

Oleodotto sito tagliato 800

 

Difficile anche fare una ‘scaletta’ dei fatti. La gigantesca ‘grana’ internazionale esplode alcuni giorni fa. La Russia si tira fuori dal progetto South Stream. La notizia arriva da Ankara, dove il presidente russo Vladimir Putin incontrava il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. La dichiarazione di Putin è nota e persino troppo educata: «Se Bruxelles non vuole lo sviluppo del South Stream, beh, il progetto non sarà sviluppato». A pesare sulla decisione del Cremlino è la ‘mancata di collaborazione dell’Ue’, che dopo molti ostacoli ‘ha imposto lo stallo totale dallo scoppio della crisi in Ucraina’.

 

Quanto denunciato da Mosca renderebbe ancora più demenziali certe scelte. Ma stiamo ai fatti. Per non farsi fermare dall’ostruzionismo di Bruxelles, Putin ha dunque deciso di passare al “piano B” che coinvolgerà nuove rotte energetiche e nuovi acquirenti del gas russo. Vale il seguito della frase di Putin (non lo volete, non lo facciamo): «Concentreremo le nostre risorse energetiche in altre direzioni». Direzioni che potrebbero condurre alla Turchia, escludendo automaticamente dai giochi la Bulgaria che, su spinta Ue, ha bloccato i lavori per il passaggio delle condotte sul suo territorio.

 

Posa di una condotta marina
Posa di una condotta marina

 

Quasi un ‘tradimento’ quello della fedelissima Sofja per Mosca. Secondo il Cremlino la Bulgaria, perderà ogni anno 400 milioni di euro per il passaggio delle condotte sul suo territorio, a vantaggio della Turchia. Nel progetto iniziale del gasdotto, il gas russo sarebbe dovuto infatti approdare in Bulgaria dal Mar Nero e poi proseguire fino all’Austria passando per Serbia, Ungheria e Slovenia. Ora Putin ed Erdogan, in contrasto netto sulla Siria (pro o contro Assad), hanno definito un accordo sul gas. Un nuovo gasdotto lungo il confine greco-turco: domanda interna ed Europa meridionale.

 

Alla faccia del cosiddetto ‘Accordo di massima’, Gazprom ha spiegato che la pipeline sarebbe in grado di pompare fino a 63 miliardi di metri cubi all’anno. Per Ankara, che riceve circa 3 miliardi di metri cubi di gas russo attraverso il gasdotto Blue Stream, sarebbe un grande vantaggio a sommarsi allo sconto del 6% ottenuto da Mosca dal primo gennaio del 2015. Gli affari tra Russia e Turchia sembrano dunque procedere spediti. Per l’Europa, che riceve da Gazprom il 30% del gas, di cui la metà attraverso la rotta incerta dell’Ucraina, convivenza sempre più difficile con Mosca. Ha senso?

 

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Ora Bruxelles ‘se la fa sotto’. ‘La Commissione non è mai stata contro South Stream, ma abbiamo solo detto che deve rispettare le regole Ue’. Cerca di metterci una pezza lo slovacco Sefcovic, che propone una sorta di Ue dell’energia. Poco credibile. Da Mosca: ‘Non la Russia ma quelli che hanno di fatto ucciso il progetto per il gasdotto South Stream dovrebbero valutarne le conseguenze’. Dal ministero degli esteri russo parole nette. ‘Mosca non continuerà a investire sulla realizzazione del gasdotto a causa dell’ostruzionismo di Bruxelles’. E svilupperà il ‘piano B’ del Cremlino. L’Eni piange.

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