• 19 Febbraio 2020

Mercato Turchia Usa
Basi aeree anti Isis
per la testa di Assad?

Alla ricerca di una strategia più efficace per contrastare l’avanzata dei jihadisti dell’Islamic State, gli Stati Uniti potrebbero trovare un accordo con la Turchia. Secondo notizie che trovano eco sul ‘Wall Street Journal’, Ankara consentirebbe l’utilizzo delle sue basi militari alla Coalizione guidata dagli USA per pianificare i raid contro le postazioni di ISIS in Siria e Iraq.

In cambio la Turchia otterrebbe il sostegno statunitense al progetto di realizzare una zona cuscinetto dentro il territorio siriano lungo la frontiera con la Turchia che parte a Ovest da Latakia fino al confine iracheno a est.

Questo corridoio avrebbe un triplice scopo:

1) spostarvi i numerosi rifugiati siriani;

2) realizzare campi per l’addestramento di almeno duemila militanti della cosiddetta ‘opposizione moderata’;

3) imporre di fatto una “no-fly zone” impermeabile anche per la Siria, quindi togliere l’aviazione ad Assad. La parte più difficile ed improbabile del progetto.

 

Erdobama 800

 

L’ipotetico accordo presentato dal ‘WSJ’ appare comunque credibile per molti motivi.

A). Innanzitutto, la Turchia fa parte della NATO che vi ha trasferito sul suo territorio più di venti basi aeree, navali e di spionaggio elettronico coordinate dal “LandCom”, il Comando alleato delle Forze terrestri dei ventotto Paesi membri, comprese quelle turche, attivato a Smirne e da dove dirige le operazioni in Siria e Iraq.

 

B). In secondo luogo la Turchia, con la Giordania, costituisce di fatto l’avamposto delle operazione di guerra USA/NATO che hanno un triplice obiettivo: distruggere ISIS, deporre Bashar al Assad in Siria e riconquistare l’Iraq.

 

A questo punto, l’Asse sciita si troverebbe indebolito e l’Iran isolato in quanto le milizie sciite di Hezb’Allah sono ora impegnate su due fronti: quello interno contro il Fronte al Nusra e ISIS che ne attaccano da mesi le loro roccaforti in tutto il Libano, e quello esterno per l’impegno contro ISIS in Siria e Iraq.

 

Combattenti curde sito

 

Infine, va considerato che all’interno della “buffer zone” -la zona cuscinetto- rientrerebbe anche Kobane, la città curda assediata dal ISIS sin dal settembre 2014.

Proprio alla fine di novembre, la ‘Unità di Protezione della città’, il Ypg, e gli attivisti curdi in Turchia hanno accusato Ankara di essere responsabili di due attacchi subiti: il giorno 29 un kamikaze di ISIS che si è infiltrato attraverso il valico fra Turchia e Siria e si è fatto esplodere a Kobane provocando la morte di trenta civili.

Lo stesso giorno aerei turchi avrebbero compiuto raid attaccando il centro di Kobane e ferendo combattenti dell’Ypg e civili mentre l’Esercito bombardava con artiglieria e carri armati.

Su questi episodi non si hanno certezze. Da notizie pubblicate dall’Agenzia Stampa curda ‘Rudaw’, durante i raid i turchi a avrebbero interrotto l’elettricità ai campi profughi curdi al confine.

Le Autorità turche smentiscono.

 

Aldo Madia

Aldo Madia

Aldo Madia, per oltre 40 anni ha svolto attività sul terrorismo in Italia e Paesi europei e dell’opposizione armata in Medio Oriente, Asia e Africa.

Read Previous

Kobane da leggenda: altri spunti italiani sparsi nella storia

Read Next

L’esercito patacca
dell’Iraq corrotto