lunedì 27 maggio 2019

Kobane da leggenda: altri spunti italiani sparsi nella storia

Pare che l’editoriale su ‘Kobane da leggenda’ sia piaciuto. Ed ecco un seguito, un ‘mi piace’ da ‘Facebook’ che merita di diventare ‘pezzo’ a parte perché ci racconta di altre vicende -italiane questa volta- ad aumentare il fascino mistero che corre lungo quei binari verso l’oriente da scoprire

L’articolo su Kobane, affascina come un romanzo, un giallo di Aghta Christie, ma senza esserlo, contiene però tante storie vere da far venire voglia di scriverlo. La ferrovia Berlino-Bagdad, oggi curiosità archeologica, fu realmente forte motivo di tensione tra Inghilterra e Germania prima della Grande Guerra, per non parlare delle ricadute locali sui Balcani che coinvolsero Serbia, Russia ed Austria.

La scrittrice Agatha Christie, narratrice di avvennure orientali
La scrittrice Agatha Christie, narratrice di avventure orientali

Vorrei limitarmi all’aspetto del coinvolgimento italiano nella zona di Antalya che cominciò prima di Giuseppe Bevione che tra l’altro nel giugno 1914 fu eletto come deputato nazionalista. Già nel 1905 la Società geografica italiana aveva commissionato al tenente di vascello della regia Marina Lamberto Vannutelli un viaggio in Anatolia come «missione di geografia commerciale».

Vannutelli era un esploratore vero, come Stanley o Livingstone, che aveva attraversato una parte del Corno d’Africa assieme al famoso Vittorio Bottego. Alla fine del viaggio, che durò più di un anno, le relazione raccomandò di intensificare i rapporti commerciali con le provincie asiatiche dell’impero ottomano che avrebbero potuto costituire un mercato ideale per tanti prodotti italiani. Vannutelli mise anche in guardia però dal livello di corruzione dei funzionari turchi: meglio sarebbe stato negoziare una ‘concessione’, uno spazio all’interno del quale auto-amministrarsi senza dover ricorrere alle autorità ottomane, ma con il loro consenso attraverso quello che si definiva appunto un trattato di concessione.

Non necessariamente dunque una colonia in senso stretto, ma uno spazio ampio dove insediare aziende agricole e manifatturiere in pieno accordo con gli ospitanti. Oggi la cosa appare forse scandalosa, ma ai primi del Novecento era prassi comune, tanto più che era meno cruenta di una guerra di conquista o della costosa gestione di un turbolento possedimento coloniale. Il problema era che non sempre ci si metteva d’accordo facilmente con la controparte. E così, dopo le note dell’esploratore, seguirono altri progetti, ma venne anche la guerra di Libia: essendo diventati nemici della Turchia, questa non era ovviamente più disposta ad ulteriori trattative.

foto ANTICA 800

Nel frattempo però, a dispetto dei progetti lungimiranti, essendo bene o male un paese proteso nel Mediterraneo, senza particolari spinte politiche o industriali l’interscambio commerciale con la Turchia era salito da solo con reciproca soddisfazione. E a questo punto a qualcuno venne la bella idea di fare una guerra alla Turchia per la Libia: Bevione arrivò dopo, ma recuperare una situazione già compromessa non era facile.

 

 

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