domenica 26 maggio 2019

Moldavia o Moldova tra Europa e Russia, Ucraina Bis?

Elezioni politiche ma non soltanto nella Repubblica di Moldavia, in romeno Republica Moldova. Il Partito Socialista, filo-russo, è stato il più votato con il 22% delle preferenze. Ma i 3 partiti europeisti, alla guida del Paese con un governo di coalizione dal 2009, hanno un leggero vantaggio

Moldavia o Moldova tra Europa e Russia

Voto politico ma non soltanto. Scelte istituzionali di schieramento quelle di ieri nella Repubblica di Moldavia, in romeno Republica Moldova. Il Partito Socialista, filo-russo, è stato il più votato con il 22% delle preferenze. Ma i 3 partiti europeisti, alla guida del Paese con un governo di coalizione dal 2009, hanno un leggero vantaggio rispetto al blocco filo-russo dei socialisti e comunisti. Non ci sono le tensioni interne e le pressioni esterne che provocarono la Maidan, la piazza a Kiev ma qualche preoccupazione internazionale c’è, e a buona regione. Prima della politica poca geografia.

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La Moldavia sta tra la Romania e l’Ucraina. La capitale è Chișinău. Tre milioni e mezzo circa di abitanti. La Moldavia è sempre stata terra lacerata e di conquista. Spartita fra Turchi Ottomani, Russi (la Basarabia) e Austriaci (la Bucovina). Nella guerra mondiale fu invasa dai nazisti e annessa alla Romania per poi tornare stato nell’Urss alla liberazione. Indipendenza nel 1991, le forze militari russe si sono spostate nella regione occidentale del fiume Dniester, a sostegno dei separatisti della Transnistria, area al confine con l’Ucraina, abitata da russi e ucraini e Stato de facto indipendente.

A urne chiuse la Repubblica Moldova ancora nella sua storica incertezza. Vince il Partito Socialista filo-russo, ma i 3 partiti europeisti hanno un minimo vantaggio.“È necessario un accordo e agire rapidamente con la coscienza che anche dopo le elezioni la pressione sulla Moldova continuerà”, mette le mani avanti Vlad Filat, del partito Liberal Democratico.“Avete votato per l’alternativa. Avete votato per una Moldova prospera assieme ad una Russia forte. Avete votato per una Moldova nell’Unione Doganale Eurasiatica accanto alla Russia” ha detto Igor Dodon, del Partito Socialista.

Valutazione di Sergio Cantone, inviato di euronews a Chishinau: “La coalizione pro-europea è leggermente in testa. Ciononostante questo non sembra preservare la Moldova da un rischio destabilizzazione. Ecco perché si dovrà cercare di allargare la base politica sulla quale la coalizione si poggia”. Insomma, soltanto incertezze, con un un governo uscente di centro-sinistra frutto di una coalizione, l’Alliance for European Integration che ha eletto Nicolae Timofti Presidente della Repubblica ma che oggi pare non avere maggioranza nel sostanziale pareggio tra filo Ue e filo Russia.

Ma i problemi vengono soprattutto dall’economia. Uno dei paesi più poveri dell’area russo-europea. L’economia è basata sull’agricoltura, che copre il fabbisogno nazionale e rappresenta la voce principale dell’export. Si importa invece energia e le poche imprese locali si occupano della trasformazione di prodotti agricoli e del legno. Dopo essere crollato nel 2009, il PIL è in crescita. Nel 2009 il FMI ha concesso un prestito di 186 miliardi di dollari. Altra criticità: il Paese è al 112° posto (su 174 nazioni) nella classifica di Transparency International per il Corruption Perception Index.

Ovviamente la crisi nell’est dell’Ucraina preoccupa anche il governo di Chisinau. La Transnistria appare sempre più determinata a passare sotto l’egida di Mosca. Proprio di recente, in seguito ai fatti che hanno investito l’Ucraina da Donestk a Odessa, il governo moldavo di Chisinau ha reso pubblici i suoi timore. La Transnistria, nonostante alcune contraddizioni, è parte della Moldavia e i poco più di cento chilometri che separano Odessa da Tiraspol, la ‘capitale’ di questa regione orientale della Moldavia, sono troppo pochi per garantire sonni tranquilli al presidente moldavo, Nicolae Timofti.

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Yevgeny Shevchunk, presidente dello Stato autonomista non riconosciuto dall’ONU, ha da tempo annunciato la rottura delle relazioni con la Moldavia, proponendo un ‘divorzio civile’. Contromossa di Chisinau che ha siglato un accordo di associazione con l’Ue. Tiraspol risponde con una propria moneta (il rublo transnistriano), un proprio confine con tanto di polizia di frontiera, un suo esercito e un servizio d’intelligence che si chiama ancora KGB. Qui il tempo sembra fermo a trent’anni fa: di fronte al parlamento l’imponente statua di Lenin e la bandiera con stella rossa, falce e martello.

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