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venerdì 20 Settembre 2019

Ucraina, tutto e il contrario di tutto

1) A Kiev si inventano il ‘pentapartito per fare un governo. 2) In barba alla ‘pacificazione nazionale, aderire alla Nato. 3) Visita dell’inutile Biden e la Nuland del ‘Fuck the Eu’. 4) i soldati di Kiev sparano contro osservatori Osce. 5) La Merkel, ‘sicurezza in Europa solo se con la Russia’

Ucraina, tutto e il contrario di tutto

Non fiori ma opere di bene. L’inutile vice presidente Usa Biden assieme alla rozza diplomatica da schiaffi Victoria Nuland, quella del ‘Vaffa’ all’Ue, in visita a Kiev. Rassicurazioni di cortesia, ma ciò che il presidente Poroshenko e il premier Yatsenyuk aspettano sono nuovi aiuti economico militari. Il pacchetto annunciato giorni fa dal dipartimento di Stato dovrebbe prevedere l’invio di veicoli Humvee e radar, oltre a unità di intercettazione e contrasto dei mortai, giubbotti antiproiettile, binocoli e altri equipaggiamenti già inviati per 53 milioni di dollari. 116 milioni per i nuovi arrivi.

Il vicepresidente Usa Biden a Kiev
Il vicepresidente Usa Biden a Kiev

Mosca non gradisce e non si fida. Il 19 novembre, alla Commissione Esteri del Senato, il vice consigliere per la sicurezza nazionale americana Tony Blinken aveva affermato che l’eventualità di fornire armi all’esercito ucraino è ancora una delle opzioni possibili. La Russia avrebbe prove certe dei contatti che la diplomazia americana (vedi Victoria Nuland) ha continuato a mantenere in questi mesi con esponenti dei battaglioni di volontari filo nazisti che stanno combattendo contro i ribelli nel Donbass, tra cui compaiono diverse figure controverse degli stessi ambienti nazionalisti ucraini.

A Kiev, intanto, è stato firmato un accordo di coalizione proposto dal presidente Poroshenko per la formazione di una nuova maggioranza dopo le elezioni del 26 ottobre. Pasticcio pentapartito. Hanno aderito al patto proposto dal blocco del presidente Poroshenko, il fronte popolare (premier Arseni Iatseniuk), Samopomich (Autodifesa), il partito radicale (Oleg Liashko) e Patria (Timoshenko). Punto chiave l’ adesione alla Nato -il passaggio strategico di rottura internazionale con Mosca- poi la riforma della legge elettorale, dell’energia e dell’agricoltura. E a favorire tensioni si spara sempre.

Sono i soldati ucraini ad aver sparato contro un convoglio di osservatori Osce nell’est ucraino vicino a Marinka, località controllata da Kiev, 15 km a est di Donetsk, roccaforte dei separatisi filorussi. Lo rende noto la missione dell’Osce, precisando che gli ispettori hanno lasciato la zona per motivi di sicurezza. L’Onu invece contabilizza. Quasi mille morti nell’est dell’Ucraina dall’inizio del cessate il fuoco, lo scorso 6 settembre, ed il totale delle vittime dallo scoppio del conflitto a metà aprile è salito ad “almeno 4.317”, a cui si sommano 9.921 feriti. Lo afferma l’Alto commissariato Onu.

Poi l’aneddotica. Biden, il vice di Obama è a Kiev, accompagnato da Victoria Nuland, assistente del Segretario di Stato per gli affari europei e dalla moglie che, insieme a quella di Poroshenko farà ‘grande politica’ tra i profughi e i militari feriti nel conflitto contro i separatisti filorussi. Nei suoi incontri, scrive l’ambasciata Usa sul proprio sito, Biden si congratulerà per il successo democratico delle elezioni parlamentari e parlerà certo delle violazioni russe del protocollo di Minsk sul conflitto nell’est. Imposto il silenzio alla non molto diplomatica de ‘L’Unione Europea si fotta’. Due inutilità.

L'ex premier ucraina Timoshenko e la diplomatica Usa Nuland
L’ex premier ucraina Timoshenko e la diplomatica Usa Nuland

Intanto Angela Merkel, decisamente eccessiva al G20 in Australia, prova a farsi perdonare da Putin. «La Germania è consapevole del fatto che la sicurezza in Europa, almeno nel lungo termine, non possa esser garantita senza la Russia». Lo ha detto la cancelliera Angela Merkel in visita in Polonia gettando nel panico quel Paese che fu cancellato per due secoli dalle coincidenti brame dei due ingombranti e aggressivi vicini. Dialogo con Mosca ma a certe condizioni. «Le sanzioni non sono in se un obiettivo e dobbiamo mantenere il dialogo, ma la legge del più forte non e accettabile». Quale?

 

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