• 24 Febbraio 2020

Anche degli italiani
tra i boia dell’ Isis ?

Le news inseguono l’orrore. Uno studente britannico di medicina sarebbe tra i jihadisti dell’Isis che hanno sgozzato 17 soldati ostaggi dello Stato islamico. Si chiamerebbe Nasser Muthana, 20 anni. Da Parigi il Ministro Interno denuncia come ‘molto probabile’ che fra gli stessi ‘boia’ ci sia anche il francese Maxime Hauchard, 22 anni, nato in Normandia e convertito all’islam prima di partire verso la Siria. Solo loro, inglesi e francesi, tra gli europei letteralmente ‘tagliagole’? Nessuno tra le decine di italiani che sappiamo stanno con la jihad sono tra i mosti? Cosa sappiamo di loro, cosa fanno?

 

Nasser Muthana, 20 anni, di Cardiff, e Maxime Hauchard, 22 anni, nato in Normandia,
Nasser Muthana, 20 anni, di Cardiff, e Maxime Hauchard, 22 anni, nato in Normandia,

 

«Decine di italiani, tanti italo-marocchini e italo-libici così come italo-algerini, combattono tra le fila dell’organizzazione dello ‘Stato islamico’ e arrivano al fronte già indottrinati dal primo giorno, ma privi di esperienza nell’utilizzo delle armi». Lo sostiene Fares Tammo, coordinatore generale del Consiglio rivoluzionario curdo, ala militare dell’opposizione al regime di Bashar al Assad. Una miniera di informazioni sui combattenti stranieri che militano con il Califfato. Lo racconta all’ agenzia Aki/Adnkronos fornendo molti dettagli utili a capire le dimensioni e la natura del problema.

 

«La presenza di italiani tra le fila dell’organizzazione dello Stato islamico è certa. Posso assicurare che si tratta di decine di persone, e non solo qualche caso isolato, e la maggior parte è originario dei Paesi del Maghreb, ossia italo-marocchini, italo-algerini e italo-libici, un numero inferiore sono musulmani asiatici. Tutti arrivano già indottrinati dal primo giorno e quindi non hanno bisogno di formazione ideologica, ma piuttosto di formazione all’uso delle armi». Dettaglio importante quest’ ultimo. Ci dice che la formazione ideologico-religiosa per aderire al califfato l’hanno ricevuta in Italia.

 

Dettaglio sulla formazione militare dei volontari. «Dura una o due settimane al massimo, poi vengono mandati in battaglia», spiega Tammo. Due settimane possono bastare ad addestrare un kamikaze ma non certo un combattente. Carne da macello. Abbiamo poi conferma che i volontari italiani del jihad sono arrivati in Siria attraverso la Turchia. Saber Bashar, ufficiale di collegamento tra l’Esercito libero siriano e il quartier generale in territorio turco afferma di «aver incontrato tre italiani che si erano arruolati con il movimento Ahrar al-Sham. Tutti con i loro documenti ufficiali».

 

Il gruppo al quale i tre italiani avevano aderito, Ahrar al-Sham, era il più importante degli 11 movimenti salafiti che hanno costituito, alla fine del 2012, il Fronte islamico Siriano/Esercito Islamico sostenuto da Qatar e Arabia Saudita. «Il movimento -raccontano ancora Saber Bashar- gli passava dai 200 ai 300 dollari al mese oltre a vitto, alloggio e tutto ciò di cui avessero bisogno». Poi l’intero direttivo del gruppo, Hassan Abboud e 27 altri comandanti, è stato annientato in un attentato suicida orchestrato probabilmente dai rivali dello Stato Islamico il 9 settembre scorso.

 

La fine dei tre italiani? «Uno di loro non l’ho più rivisto: forse se ne è andato con altre brigate o con l’Is, che li lusinga di più. Molti combattenti sono passati con l’Is e il Fronte al-Nusra, e sicuramente i combattenti stranieri sono stati i primi a farlo». Per Ayham Barakat, ex colonnello dell’esercito siriano e ora comandante dell’Esercito siriano libero nel sud della Siria, «nella mia zona non vi è presenza tangibile di europei. Casi isolati e individuali mentre c’è una percentuale di combattenti arabi tra le fila del Fronte al-Nusra di varie nazionalità, la maggior parte dai Paesi del Golfo”.

 

Cerca l'italiano nel gruppo dei volontari in Siria
Cerca l’italiano nel gruppo dei volontari in Siria

 

I foreign fighters? Secondo dati forniti dall’intelligence italiana e resi noti dal Ministro dell’interno Alfano, gli italiani che combattono con IS sarebbero all’80 per cento autoctoni convertiti all’islam. Giovanissimi provenienti per lo più da Brescia, Torino, Ravenna, Padova, Bologna, reclutati e indottrinati spesso via Internet. 50 combattenti sul campo ma quelli rientrati in Italia e già addestrati a combattere e a compiere azioni terroristiche sarebbero circa 200. Difficile conoscere i loro nomi, più difficile ancora sapere quanti ne sono morti: una decina, si valuta, contro una trentina di britannici.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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