domenica 25 Agosto 2019

Califfo forse colpito,
forse un’illusione,
forse una balla

Dalla propaganda del terrore gestita da Isis alla balle belle e buone dal fronte opposto. Con un tweet attribuito al ministro degli Esteri iracheno hanno provato a far morire al Baghdadi, il Califfo che potrebbe invece essere rimasto ferito. Sarebbe rimasto invece ucciso Al Turkmani, il numero 2

Il Pentagono intensifica i raid aerei e voci incontrollate affermano che a Mosul è stato colpito un convoglio con a bordo il Califfo stesso, Abu Bakr Al Baghdadi, che sarebbe ferito e il suo vice, Al Turkmani, deceduto. Conferme nessuna. Sole certezze, l’escalation di uomini e soldi. Obama chiede al Congresso altri 1.500 soldati , e altri 5,6 miliardi di dollari per finanziare la lotta all’IS. Quindi quasi raddoppiato il numero dei militari americani tornati in Iraq, che arriverà a 2.900. Truppe non di combattimento col compito di addestrare le truppe irachene e le forze curde che affronteranno l’IS.

 

twitt sito 600

 

La Casa Bianca, dopo la sconfitta elettorale, sceglie la politica estera per rilanciare e ottenere il sostegno del Congresso tutto repubblicano. Quindi contrattacco sul fronte molto sensibile negli Usa della lotta allo Stato Islamico. Il presidente ha, quindi ordinato uomini in Iraq e dato ordine di colpire sui miliziani sunniti che hanno occupato vaste zone in Iraq e nella Siria. Risultato quasi improbabile: i bombardieri statunitensi avrebbero colpito un convoglio con a bordo il Califfo stesso Al Baghdadi, rimasto ferito in maniera grave, e ucciso il suo vice e numero due Al Turkmani.

 

A dare la notizia solo il ministro della Difesa iracheno Khalid al-Obeidi su Facebook: ‘Abbiamo conferma che Abu Bakr Al Baghdadi è stato ferito durante un raid aereo delle forze alleate intorno alla città di Mosul’. Non solo, al-Obeidi ha poi aggiunto: ‘Confermiamo la morte del suo vice, Abu-Muslim Al Turkmani, il numero due del Califfato’. Al Turkmani, generale dell’esercito di Saddam è la figura più importante dopo il Califfo stesso, segnerebbe uno spartiacque nelle operazioni belliche dell’IS. Come Al Baghdadi, anche Al Turkmani è stato imprigionato a Camp Bucca, scuola di jihad.

 

Se resta incerto il bersaglio colpito, tutte certe le schermaglie in casa statunitense. I repubblicani, durante la campagna elettorale di mid-term, avevano minacciato che, una volta conquistato il Senato, avrebbero poi chiesto e ottenuto un invio massiccio di truppe di terra in Iraq, esautorando de facto il presidente e sfilandogli la vittoria, quando lo Stato Islamico sarà sconfitto. Poi l’accusa del superfalco John McCain, “Per voler mantenere una promessa elettorale, ha ordinato il ritiro dall’Iraq nonostante il Paese non fosse pronto”. 10-15 uomini sul campo e la guerra ad Assad.

 

Obama sembra aver capito l’antifona, ha fatto in parte suo quel programma ordinando l’invio di un migliaio di “advisers”,di consiglieri militari, per aiutare le truppe irachene e curde a sconfiggere le agguerrite forze dello Stato Islamico. E in una intervista Obama ha annunciato la “nuova fase del conflitto”, la seconda. “Prima fase”, la formazione di una coalizione internazionale e bombe sulle principali postazioni dei miliziani in Iraq e Siria e la formazione di un governo iracheno “inclusivo e credibile” che fosse capace di portare il Paese fuori dalla crisi istituzionale. Poi i bombardamenti.

 

Kurdish-Islamic State conflict in Kobane

 

La “seconda fase”, quella in cui ci si trova adesso, consisterà nello schieramento di truppe di terra irachene e curde, già addestrate o in fase di addestramento da parte degli advisers americani, per poi “passare all’attacco e respingere” forse definitivamente gli uomini di Al Baghdadi. Poco si sa, invece, delle truppe speciali iraniane di cui Obama avrebbe discusso nella sua missiva inviata a inizio ottobre all’Ayatollah Khamenei. La sconfitta dello Stato Islamico a portata di mano? Dubbi. Solo comunicazioni radio in cui i miliziani sunniti lamentavano un calo dei consensi e del morale.

 

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