domenica 18 Agosto 2019

La Tunisia laica
produce jihadisti
da esportazione

Dalla Tunisia è partito il maggior numero di miliziani a sostegno dello Stato islamico in Iraq e Siria. Lo scrive il New York Times, sottolineando come almeno 2.400 tunisini, in gran parte diplomati e disoccupati, siano andati in Iraq e in Siria mentre migliaia sono stati fermati dalle autorità

Il Califfato e la rivoluzione islamica anche come svolta occupazionale. Almeno 2.400 tunisini, in gran parte diplomati e disoccupati, sarebbero andati a combattere in Iraq e in Siria mentre altre migliaia sono stati fermati dalle autorità alla frontiera. Lo scrive il New York Times che mette subito dopo in evidenza il contrasto tra il dilagare dell’animo jihadista in Tunisia e i passi politici in avanti compiuti dal Paese con la nuova Costituzione e le elezioni, quelle legislative del 26 ottobre e le presidenziali in programma il 23 novembre. Tunisia ben oltre la deposizione di Ben Ali nel 2011.

 

tunisia laica sito

 

Un Paese, la Tunisia, che è nel mondo arabo tra quelli arabi maggiormente istruiti rispetto ad una popolazione di 11 milioni di persone, dove la disoccupazione resta però alta. E le nuove libertà ed elezioni, lamentano i giovani, hanno migliorato di poco la vita quotidiana. Dall’1 novembre aperta la campagna presidenziale. E sarà la prima volta che saranno i tunisini di eleggere il loro capo di Stato. Dall’indipendenza nel 1956 alla rivoluzione del 2011 il Paese ha avuto solo due presidenti: Bourguiba, padre dell’indipendenza, deposto nel 1987 dal colpo di Stato di Ben Ali, al potere per 24 anni.

 

Democrazia formale molto relativa, e spazio alternativo nell’ideologia retorica ed estremista dello Stato islamico. ‘Lo Stato islamico è un vero califfato, un sistema equo e giusto, dove non bisogna seguire gli ordini di qualcuno perché è ricco e potente’, dice Ahmed al New York Times. Sebbene solo una minoranza dei tunisini abbia espresso pubblicamente il suo sostegno all’IS, tutti coloro che hanno meno di trent’anni conoscono qualcuno che è partito per la Siria o l’Iraq per unirsi all’IS, o qualcuno che è morto combattendo. Sostegno all’IS per migliorare la vita e superare confini arbitrari.

 

Lo Stato Islamico indicato come mezzo divino per mettere fine ai confini imposti da Francia e Gran Bretagna alla fine della Prima Guerra Mondiale. Posizioni sostenute da una solida formazione culturale. Per Mourad, disoccupato di 28 anni con un master in tecnologia, l’IS sarebbe la speranza di “giustizia sociale e l’unico modo per ridare al popolo diritti veri e sostenerlo è un dovere per ogni musulmano”. Molti raccontano di amici che, entrati nell’IS, “vivono meglio di noi con stipendio, casa e moglie”. Revisione nel partito islamico sul potere della democrazia nella lotta all’estremismo.

 

tunisia islam bella

 

Ora uno dei leader del partito, Said Ferjani, sottolinea l’importanza dello sviluppo economico per combattere il radicalismo. ‘Senza sviluppo sociale non penso che la democrazia possa sopravvivere’. Fonti ufficiali stimano che almeno 400 tunisini sono rientrati in patria dalla Siria e dall’Iraq e molti di questi sono stati arrestati. L’avvocato Imen Triki, che rappresenta circa 70 tunisini rientrati in patria, stima che tutti contestino la guerra interna tra l’Is e il Fronte al-Nusra: ‘non ci dovrebbero essere guerre tra musulmani’. Chi aderisce all’IS descrive i governi arabi come corrotti e dittatoriali.

 

Potrebbe piacerti anche