A volte tornano. Dopo Obama sarà Clinton oppure Bush?

IAd aver pesato sulla sconfitta del primo presidente nero d’America è stata senz’altro la politica estera. Anche perché in economia non sta andando affatto male. PIL che cresce, disoccupazione che scende al 6% (rispetto al nostro12). Ma negli Usa pesano di più le vere o presunte minacce esterne, le paure irrazionali come Ebola, la maledizione della supremazia americana nel mondo. Diventano così imperdinabili ‘cedimenti’ le nuove situazioni con la Siria di Assad o con l’Iran degli Ayatollah, o il ‘vorrei ma non posso’ Iraq, un piede dentro l’altro fuori nella partita appena iniziata contro Isis.

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Ma chi sarà tra due anni il successore del dubbioso Barak Obama? Sarà la rivalsa dei conservatori repubblicani o i democratici. scottati dalle esitazioni di Obama, troveranno il candidato vincente del 2016? Una donna magari? I democratici -andiamo ai fatti- sono già al lavoro per rispolverare il proprio prestigio e presentare al meglio delle possibilità Hillary Clinton, salvo sorprese all’ultim’ora E già si discute sullo slogan con cui l’ex first lady si presenterà. Se i democratici punteranno su “la prima donna presidente degli Stati Uniti”, come le premesse indicano, c’è chi valuta un fallimento.

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Dalle parti della Casa Bianca certe sottolineature di genere irritano. Basta essere donna per ottenere i voti degli americani, o un ministero, o una carica Ue? Negli Usa il femminismo è decenni avanti e in casa Clinton, dopo “il primo presidente nero d’America” c’è chi pensa meglio cambiare strategia.  L’avvocatessa Rodham Clinton è notoriamente un politico determinato. Quasi radicale nella sua determinazione, come ben sanno Obama e lo stesso marito Bill. Soggetto difficile da trattare. Fatta fuori dal dicastero esteri da Obama in persona, questo ne fa la candidata in pectore alla presidenza.

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I repubblicani vincenti al Congresso hanno invece altri problemi. Pretendenti lungo la strada verso la Casa Bianca impallinati a raffica. Chi per corruzione, chi per droga, chi per insipienza. Ed esce fuori, con maligna associazione di idee sull’ultima voce, l’ipotesi di un terzo Bush. George -come d’obbligo- e Prescott, ha solo 38 anni (classe 1976), è figlio di Jeb Bush e nipote di George W. Ovviamente milita nelle fila repubblicane ed è stato appena eletto in Texas come commissario delle terre pubbliche e diritti sulle miniere del potente e ricco Stato. Petrolio e gas del sottosuolo texano. Un caso.

George Prescott, 38 anni, figlio di Jeb Bush e nipote di George W.

George Prescott, 38 anni, figlio di Jeb Bush e nipote di George W.

George Prescott vanta un curriculum da insegnante, avvocato, uomo d’affari e riservista della Marina. Sua madre, Columba Garnica Gallo, è messicana e questo potrebbe giocare a suo favore in vista di elezioni presidenziali. I trend nazionali indicano che gli ispanici crescono più rapidamente di ogni altra etnia in America. Quest’anno hanno superato per numero anche la comunità nera e, sulla popolazione americana, oggi secondi solo ai bianchi tra le etnie. In Texas gli ispanici supereranno presto la comunità bianca. Ma anche il padre Jeb Bush si vedrebbe volentieri Presidente.

Il problema è che dovrebbero anche governare il Paese più potente del pianeta.

 

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