Privacy Policy
domenica 17 20 Novembre19

Ucraina Orientale,
il voto separatista
e i dispetti inutili

Elezioni di casa e tutto scontato, risultati e polemiche compresi. Le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk hanno eletto i loro presidenti e i loro parlamentari in una chiara sfida al governo di Kiev. Il ministero degli Esteri russo ha annunciato di ritenere valide le elezioni di ieri

Kiev si è arrabbiata, molto, e l’ira non aiuta. Tipo, la minaccia di inchiesta penale nei confronti dei seperatisti che nel frattempo hanno pesso in piedi una vera e propria guerra civile. E Kiev si scaglia anche contro gli “osservatori internazionali” che hanno seguito le elezioni, annunciando che saranno dichiarati “persone non grate” e non potranno mettere piede in territorio ucraino. A una settimana dalle legislative che hanno visto trionfare in Ucraina i partiti filo-occidentali, i filorussi del sud-est sono andati alle urne per legittimare il potere sui loro territori nelle regioni di Donetsk e Lugansk.

 

Il leader separatista  Aleksandr Zakharcenko, eletto Presidente della Repubblica di Donetsk
Il leader separatista Aleksandr Zakharcenko, eletto Presidente della Repubblica di Donetsk

 

Le elezioni nelle repubbliche separatiste hanno infatti dato vita a un nuovo aspro braccio di ferro tra Mosca e Occidente, proprio mentre la tensione tra Ucraina e Russia torna alta e si intensificano i combattimenti nel sud-est in cui, secondo l’Onu, in sei mesi sono morte più di 4.000 persone, tra cui molti civili. Il Consiglio di sicurezza nazionale di Kiev oggi ha denunciato che “continua l’intenso spostamento di mezzi militari e truppe dal territorio russo” nel sud-est ucraino controllato dai separatisti: una chiara accusa alla Russia, da cui per il momento non arrivano segnali di distensione.

 

Il vice presidente della Duma, Mikhail Marghelov, avverte Kiev che sarà “obbligata a riconoscere” il voto separatista per “una questione di guerra o di pace”. In realtà gli accordi di Minsk del 5 settembre – la fragile tregua sempre più spesso violata – prevedono una larga autonomia per il sud-est ed elezioni locali nell’ottica di un decentramento del potere, ma non l’indipendenza del Donbass da Kiev. E per questo le autorità ucraine hanno accordato ad alcune aree della regione uno ‘status speciale’ per tre anni e hanno fissato le elezioni locali il 7 dicembre. Elezioni in concorrenza senza gara.

 

Lugansk, il leader locale dei ribelli, Igor Plotnitski, un ex  nostalgico dell'epoca sovietica.
Lugansk, il leader locale dei ribelli, Igor Plotnitski, un ex nostalgico dell’epoca sovietica.

 

Per quanto riguarda i risultati delle elezioni di ieri, nell’autoproclamata repubblica di Donetsk ha stravinto come ci si aspettava il leader dei ribelli: il premier Aleksandr Zakharcenko, secondo un exit poll, è stato eletto presidente raccogliendo addirittura l’81,37% delle preferenze e ha trionfato anche in parlamento con il suo partito “Repubblica di Donetsk” che avrebbe ricevuto il 65,11% dei voti. L’Ucraina “fa il doppio gioco”, è stata la dichiarazione di Zakhartchenko. Anche a Lugansk, scontata la vittoria del leader locale dei ribelli: Igor Plotnitski, un ex militare nostalgico dell’epoca sovietica.

 

Potrebbe piacerti anche