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venerdì 6 Dicembre 2019

Inciampo Farnesina
stop giovanilismo,
arriva Gentiloni

Paolo Gentiloni è il nuovo Ministro degli Affari Esteri. Ha giurato nel pomeriggio alla Presidenza della Repubblica presente il premier Matteo Renzi. Basta invenzioni e ‘fighettismi’ d’apparenza, è stata la spinta data dal Quirinale ieri dopo azzardate ipotesi di nomi privi di storia personale

Nato a Roma il 22 novembre del 1954, laureato in Scienze Politiche, giornalista professionista ed esperto in comunicazione, è un politico di lungo corso. Negli anni Novanta. Eletto in Parlamento dal 2001 è stato anche Presidente della Commissione di Vigilanza Rai tra il 2005 e il 2006. ‘Una decisione maturata nelle ultimissime ore’ spiegano amici e collaboratori di Paolo Gentiloni all’ annuncio. Fine corsa per Quartapelle e Pistelli. All’Italia un titolare della politica estera degno di questo nome, è stata di fatto la sollecitazione giunta da più parti giunta dopo le fantasie creative.

 

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Questa volta probabilmente Renzi stava esagerando con le irritualità nei ruoli, con la dissacrazione giovanilistica a di accademia che avrebbe dovuto supplire l’inesperienza. Ma per fare il ministro degli esteri, rappresentare l’Italia in giro per il mondo, anche una certa immagine conta, e non per avvenenza. Per Napolitano dovevano esserci criteri di competenza in politica estera, esperienza, e capacità di iniziativa politica. Tra i ministri degli Esteri apprezzati dal presidente della Repubblica -ad esempio- Emma Bonino. E all’Italia ora serve un titolare della politica estera degno di questo nome.

 

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Fuori di scena sia Lapo Pistelli sia Lia Quartapelle, quest’ultima troppo giovane, con troppa poca esperienza ma sulla quale invece Matteo Renzi puntava molto. Il premier pare abbia ceduto sulla giovane Quartapelle ma non ha ceduto sul nome di Lapo Pistelli, pur sua amico fiorentino ed ex democristiano che resta comunque vice ministro. Incertezze sino all’ultimo sull’ipotesi Elisabetta Belloni, ambasciatrice, attuale responsabile alle risorse umane della Farnesina e prima dell’unità di crisi. L’esperienza di un altro diplomatico divenuto ministro, Giulio Terzi, non aveva certo aiutato.

 

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