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martedì 19 20 Novembre19

Kosovo: dopo la Nato
contro Belgrado ora
un drone albanese
Palle e pallonate

Una provocazione albanese assoluta, pensata e realizzata per scatenare il peggio possibile del nazionalismo serbo da stadio. Trascinata da un drone giocattolo la bandiera del Kosovo e i simboli di una grande Grande Albania che forse sembrerà troppo anche agli Usa. L’antico e sporco che ritorna

Un drone di qualche centinaio di euro. Una bandiera con il disegno del Kosovo e due volti che vola sul campo. Partita che si ferma e un calciatore che strappa con forza il drappo. Peccato fosse serbo, il calciatore, e albanesi-kosovari i simboli piratescamente gettanti in campo da chi aveva architettato la provocazione. Reagisce un calciatore albanese e finisce in rissa. Partita sospesa dopo 41 minuti. Arbitro impreparato in storia. Migliaia di tifosi a Tirana corrono in piazza a sventolare l’aquila nera, proprio dove papa Francesco ha celebrato la messa per esaltare l’armonia tra etnie e fedi. Elegante.

 

Un calciatore serbo strappa lo striscione che vola sul campo di gioco
Un calciatore serbo strappa lo striscione che vola sul campo di gioco

 

Che Serbia-Albania non sarebbe stata una facile partita di calcio per le qualificazioni a Euro 2016, lo si sapeva da mesi. E non a caso l’Uefa aveva deciso di chiudere le porte dello stadio di Belgrado ai tifosi ospiti. Non è bastato a evitare gli incidenti. Perché, dopo i fischi all’inno albanese, un drone è comparso sul campo del Partizan Stadium portando una bandiera dell’Albania etnica. Molto di più di una semplice provocazione. Un affronto. Considerato che la Serbia non riconosce l’ esistenza del Kosovo indipendente, come del resto due terzi dei Paesi delle Nazioni Unite, salvo Usa e Italia

 

L’arbitro inglese Martin Atkinson prova a imporre le regole del calcio, ma ormai è quasi guerra balcanica. Sequenza da film: il giocatore serbo Mitrovic afferra il drappo pirata che svolazza sul campo di gioco, ma viene travolto dagli avversari che certo sapevano. Scatta la rissa. Schiaffi e pugni. Dagli spalti urlano «Il Kosovo è Serbia» e bruciano la bandiera della Nato che è andata oltre i droni per rendere indipendenti il Kosovo albanese. Incontro sospeso. L’arbitro minaccia e cerca di convincere gli ospiti a giocare. Una volta in campo è lui stesso che decide di chiudere la partita.

 

Dall’Albania il premier democratico albanese Edi Rama prova a salvare capra e cavoli. «Sono orgoglioso dei nostri giocatori fino a quando c’è stato il calcio. Sono dispiaciuto per lo spettacolo vergognoso a livello mondiale dei nostri vicini», scrive su Twitter. Dei vicini o di chi ha organizzato tutto? Una voce si sparge subito: sarebbe stato il fratello del premier, un medico con casa negli Usa, a pilotare il drone pirata. Smentita parziale. «La storia ha battuto il calcio», commenta su Facebook Pandeli Majko, parlamentare socialista ed ex premier nel Paese delle aquile. La storia e la stupidità.

 

Manco in Serbia scherzano. Il ministro degli esteri Ivica Dacic parla di «provocazione politica premeditata». «Una cosa del genere non è mai accaduta in nessun campo di calcio. Attendo di vedere come reagiranno Unione europea e Uefa. Se fosse stato un serbo a far volare la bandiera della ‘Grande Serbia’ a Tirana o a Pristina, la cosa sarebbe già al consiglio di sicurezza dell’Onu». Probabilmente ha ragione. Fra i supporter della Serbia che hanno invaso il campo a Belgrado, c’era anche Ivan Bogdanov, “Ivan il Terribile”, capo ultrà degli incidenti a Genova, di Italia-Serbia 2010, uscito di galera.

 

La Grande Albania. Geo-politica molto pericolosa
La Grande Albania. Geo-politica molto pericolosa

 

Nel 2015 la partita di ritorno di un calcio mai giocato. E sui social arrivano minacce. Gli albanofoni inneggiano alla «Grande Albania» (Albania, Kosovo, metà della Macedonia, un pezzo del nord della Grecia, uno bel pezzo del Montenegro e uno spicchio ancora della Serbia). Praticamente la carta d’Europa da ridisegnare. Invasione demografica dei territori. Ora tutti aspettano la decisione dei vertici europei del calcio. E sapere cosa faranno Tirana e Belgrado. Il 22 ottobre è prevista la visita ufficiale del premier albanese a Belgrado. La prima dal 1948. Visita presa a calci dal pallone.

 

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