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lunedì 18 20 Novembre19

Battaglia di Kobane
quell’enclave curda
scomoda per troppi

Kobane, città curda in territorio siriano al confine con la Turchia. L’esistere contro il destino. Assediata dai miliziani Daish, rischia la scomparsa in un bagno di sangue. Di fronte i barbari del Califfo. Attorno il sospetto che la cancellazione della enclave curda ha molti sostenitori nascosti

Perché una battaglia tanto dispari?

Battaglia disperata denunciano i pochi Peshmerga curdi armati di kalashnikov schierati contro il nugolo di jihadisti Isis-Daish che si fanno strada a colpi di missili e col supporto armi pesanti.

I difensori schierano anche le loro donne al fronte, l ‘Unione delle Donne’ del Partito curdo siriano (Ypj), che sono tutt’altro che tenerelle, ma so no poche e poco armate..

Il Capo dell’ ‘Unità per la Protezione del Popolo’ (Ypg), Alan Minbic, lamenta il mancato arrivo di rinforzi e armi adeguate a contrastare gli aggressori.

Dotati di pesante armamento, i combattenti di Daish attaccano da Ovest, Sud ed Est, mentre la frontiera Nord è presidiata dai Turchi.

 

Bombardamenti sul'abitato di Kobane da parte delle forze Jihadiste
Bombardamenti sul’abitato di Kobane da parte delle forze Jihadiste

 

Kurdistani Rojava

Quasi che la scomparsa di quella città, di quella enclave etnica tra la Siria araba e la Turchia non farebbe piangere nessuno lì attorno.

In realtà si tratta di qualcosa in più di un sospetto. Da Copenaghen, nel corso di incontri con quelle Autorità, il Vice di Minbic, Salih Muslin, gli fa eco raccontando come alcuni Stati abbiano in realtà sostenuto e armato Daish e altre formazioni qaediste con il duplice obiettivo di porre fine a quell’enclave a maggioranza curda, ribattezzata Kurdistani Rojava (Kurdistan occidentale), e abbattere il regime di Assad.

 

Le persecuzioni anche in Siria

Per meglio comprendere la realtà dei curdi siriani è utile ricordare che essi costituiscono il 9% della popolazione che è allocato in maggioranza a Nord e a Nord-Est del Paese, con significative presenze a Aleppo e Damasco.

Durante l’arabizzazione forzata del 1962, a 200 mila curdi venne negata la cittadinanza e solo nel 2000, con l’arrivo di Bashar, una prima apertura con i curdi fu portata avanti da esponenti del Partito Baath al potere.

Le richieste di diritti politici e parità di cittadinanza portò nel 2004 a una crisi conclusa con proteste e scontri con un bilancio di 46 morti, centinaia di feriti e oltre 2 mila arresti.

 

La rivolta anti Assad e le minoranze interne

All’inizio delle manifestazione del marzo 2011, mentre gli apparati governativi lasciavano l’area per proteggere siti più sensibili, i curdi danno vita a una confederazione di popoli ed etnie istituendo tre Cantoni: Afrin, Jazira e Konabe, abitati da curdi, assiri, turcomanni, siriani, arabi, armeni.

Nella nuova zona, chiamata Kurdistani Rojava (Kurdistan dell’Ovest), ogni villaggio elegge i suoi rappresentanti che amministrano leggi e giustizia a livello locale e partecipano alla politica di ogni piccolo cantone.

 

Timori turchi ed isolamento

Da questo la Turchia confinante teme un ‘effetto domino’ con una regione curdo-siriana analoga a quella sorta in Iraq e in grado di unirsi ai curdi turchi la cui istanza autonomistica è presente da decenni ed accelerata dall’iniziativa di pace del 2013.

Dal suo canto, la popolazione del Rojava non ha ricevuto alcun aiuto, come precisa un comunicato del “Consiglio Direttivo Centrale del Partito Democratico del Popolo” (Hdp) .

La Turchia che controlla il nord di Kobane, ne è il confine, impedirebbe -è la denuncia- il passaggio a qualsiasi aiuto che cerchi di raggiungere la città e, quindi, ai combattenti del PKK di unirsi alla difesa.

 

Più di 130 mila civili in fuga dalla città assediata che ora premono sul confine turco
Più di 130 mila civili in fuga dalla città assediata che ora premono sul confine turco

 

La Coalizione che puzza di vecchio

Nulla di nuovo per la Coalizione anti- Daish e quella, precedente, del ‘Gruppo degli amici della Siria’.

La prima – alla quale dal 4 ottobre si è aggiunta l’Australia – bombarda le postazioni di Daish, lascia sul terreno solo pochi pershmerga con armamento inadeguato alla potenza di fuoco dei jihadisti e continua ad armare l’ “opposizione moderata” al regime siriano.

La seconda attacca le posizioni di Daish dislocate sulle risorse energetiche siriane smantellandone tutte le infrastrutture, e arma l’ “opposizione moderata” di Assad

Nelle due ‘Coalizioni’ sono presenti, più o meno, gli stessi Paesi, fra i quali la Turchia, membro NATO.

Daish continua ad avanzare e terrorizzare il mondo.

 

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