giovedì 18 luglio 2019

Il nuovo Afghanistan:
un passato pessimo,
un futuro incerto

Lo sanno pochi ma il nuovo Presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, è stato un vivace studente alla Columbia University di New York. 6 mesi di liti per decidere che aveva vinto tra due litiganti. Grazie al magheggio Usa, uno è Presidente e l’altro inventerà il governo. Gran pasticcio

La lottizzazione quasi perfetta

In ‘newyorkese’ Ashraf Ghani presidente e il suo avversario per la presidenza Abdullah Abdullah ‘Chief Esecutive Officer’ per un Governo di Unità Nazionale.

Entrambi, durante la campagna presidenziale, avevano promesso la discontinuità rispetto al passato e assicurato tutela per giovani e donne e lotta alla corruzione per una giustizia uguale per tutti i cittadini.

Promesse che dovranno misurarsi con i rispettivi serbatoi di voti provenienti in gran parte da capi di formazioni armate, esponenti religiosi, rappresentati delle comunità locali ed etniche (i pashtun per Ghani, i tajiki per Abdullah).

In comune i due hanno soprattutto il nemico, i telebani, che dopo aver fatto sentire la loro voce con gli attacchi immediatamente precedenti all’insediamento del Presidente, si preparano a una guerra di lunga durata.

 

Il segretario di Stato Usa Kerry, il neo presidente afghano Ghani e il neo premier Abdullah
Il segretario di Stato Usa Kerry, il neo presidente afghano Ghani e il neo premier Abdullah

 

I talebani esclusi presenteranno il conto

Sicuramente i talebani non hanno gradito la firma che il giorno dopo l’insediamento il neo Presidente Ghani ha messo sull’ «Accordo di Cooperazione sulla sicurezza e la Difesa» con gli Stati Uniti.

Il documento che Amid Kharzai, Presidente del Paese per 13 anni, non ha voluto firmare per lasciarne il fardello politico al suo successore.

Certamente l’Accordo presenta un aspetto positivo: USA e altri “Paesi donatori” assicurano 4 miliardi di dollari l’anno dal 2015 al 2024, cifra che moltiplica interessi non sempre in linea con le necessità della popolazione.

In sintesi, l’ Accordo consegna il Paese nelle mani degli USA e, in minoro misura, agli altri “Paesi donatori”.

 

I 4 punti della ‘Apocalisse’

I punti salienti dell’accordo.

A) Dopo il 31 dicembre 2014, gli USA manterranno nel Paese 10 mila militari e un numero imprecisati di “contractors” per addestrare, equipaggiare e sostenere “le Forze di sicurezza nazionali.

Quindi forze per operazioni speciali in “missioni di contro-terrorismo” con l’utilizzo di droni, elicotteri da combattimento e caccia bombardieri, con le prevedibili conseguenze sulle comunità locali e relativi “danni collaterali”.

B) I militari dovranno avere “pieno rispetto per la salvezza e la sicurezza degli afghani anche nelle loro case”. Che, tradotto in chiaro, significa che i soldati USA continueranno le irruzioni nelle abitazioni private anche senza plausibile motivo.

C) Ove il secondo punto non fosse chiaro, il terzo consente che “gli Stati Uniti abbiano l’esclusivo diritto di esercitare la giurisdizione“ sui propri militari che “commettano qualsiasi reato criminale o civile” nel Paese. Tutela che si estende anche ai “contrators”

D) Gli USA sono autorizzati a utilizzare e ampliare le infrastrutture necessarie per per le attività da svolgere, tra cui i loro punti ufficiali di imbarco e di sbarco, sette basi aeree (Bagram, Kabul, Kandahar , Shendad, Herat, Mazar-e-Sharif, Shorab) e 5 terrestri (Toorkham, Spinboldak, Toorghundi, Hairatan,, Sherkan Bandar), tutti siti nei quali sono autorizzati a custodire equipaggiamenti e materiali militari.

 

I difficili equilibri afghani
I difficili equilibri afghani

 

Oltre agli Usa, la mancia alla Nato

La firma dell’Accordo con gli Stati Uniti non è bastato al nuovo Presidente che, subito dopo fa il bis con tanti di “Accordo tra Afghanistan e NATO sullo status delle Forze”, non dissimile dal primo.

Il Paese autorizza la presenza di altri 4 – 5 mila militari, per la maggioranza britannici, italiani, tedeschi e turchi.

Con questo inizio è probabile che la guerra continui anche per la posizione geostrategica dell’Afghanistan.

Due partite in corso:

1) l’eterno conflitto in medio Oriente che sta assumendo sempre nuove e più allarmanti connotazioni e coinvolge l’intera Regione;

2) la crisi in Ucraina che rimbalza nel Centrasia per il confronto USA/NATO con la Russia e il suo nuovo e formidabile alleato che è la Cina.

 

 

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