giovedì 23 maggio 2019

Lampedusa 368 – Memoria

Lampedusa vive il suo giorno più triste con spirito inquieto, perché poco è cambiato da un anno fa. Soltanto il caso che decise la dimensione delle tragedie che si ripetono. Una tragedia che ha segnato la vita a quelli che quel giorno sono corsi a salvare vite e quelli che oggi chiedono futuro

Cerimonia interreligiosa nel Santuario della Madonna di Porto Salvo. Che non è un posto qualunque per Lampedusa: qui, per secoli, sono stati lasciati pane e vino per tutti i marinai di passaggio. E una fiammella è rimasta sempre accesa, alimentata da tutti coloro che vi giungevano, cristiani, musulmani o ebrei che fossero.

Lampedusa si prepara per la visita di Papa Francesco

Ma quante possono essere le vittime di quella guerra della disperazione?

Dal 1994, nel Canale di Sicilia sono morte almeno 7.065 persone, lungo le rotte che vanno dalla Libia (da Zuwarah, Tripoli e Misratah), dalla Tunisia (da Kelibia, Sousse, Chebba e Mahdia) e dall’Egitto (in particolare la zona di Alessandria) verso le isole di Lampedusa, Pantelleria, Malta e la costa sud orientale della Sicilia. I dati risalgono ad un anno fa, quindi mancano, ad esempio, dei 368 morti ricordati oggi a Lampedusa.

Più della metà di quelle vittime (5.218) sono disperse. Mancano i corpi. Altri 229 giovani sono annegati navigando dalla città di Annaba, in Algeria, alla Sardegna. Il 2011 è stato l’anno più brutto: tra morti e dispersi, sono scomparse nel Canale di Sicilia almeno 1.822 persone. Ovvero una media di 150 morti al mese, 5 al giorno: un’ecatombe. E senza tenere conto di tutti i naufragi fantasma, di cui non sapremo mai niente.

Ben più di quante ne morirono in tutto il 2008, l’anno prima dei respingimenti, quando si contarono 1.274 vittime a fronte di 36.000 arrivi in Sicilia. Non solo. Quei 1.822 morti nel Canale di Sicilia rappresentano il 77% dei 2.352 morti registrati nel 2011 in tutto il Mediterraneo. Non è soltanto il maltempo a causare un così alto numero di decessi. C’è dell’altro e lo si capisce dal fatto che sulla rotta libica si muore otto volte più spesso che non su quella tunisina.

 

Vittime del Canale di Sicilia dal 2002 al 2011
Anno 2002 – 236 morti; 2003 – 413;  2004 – 206, 2005 – 437;  2006 – 302; 2007 – 556; 2008 – 1274; 2009 – 425; 2010 – 20; 2011 – 1822.

Nel 2011 infatti, a fronte di circa 25.000 arrivi dalla Tunisia e di altrettanti dalla Libia, le morti documentate sulla rotta tunisina sono state 334 mentre quelle sulla rotta libica sono state addirittura 1.488. Come dire che sulla rotta tunisina muore un passeggero ogni 75, mentre sulla rotta libica ne muore 1 su 17. Quattro volte di più. E il dato potrebbe essere ancora più allarmante. Perché nessuno è in grado di dire quanti siano i naufragi fantasma di cui non si è saputo niente.

Sicuramente a rendere più pericolosi i viaggi dalla Libia nel 2011 sono state le condizioni di sovraccarico a cui sono stati esposti i profughi in fuga dalla guerra. E di questo hanno una responsabilità diretta le forze armate del deposto regime di Gheddafi che hanno gestito l’intera operazione nel 2011.

lampedusa migranti sito

Dopo la guerra in Libia, gli sbarchi in Sicilia hanno avuto una pausa nel 2012, ma nel 2013 la rotta libica e quella egiziana sono tornate ad essere battute. Nei primi nove mesi dell’anno, sono sbarcate nel sud Italia 30mila persone, di cui più della metà siriani, eritrei e somali. E alla ripresa degli sbarchi è seguita una nuova scia di lutti e tragedie.

 

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