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giovedì 19 Settembre 2019

La Cina di Hong Kong
litiga con Pechino,
ma ‘non impicciatevi’

La tensione ad Hong Kong resta alta. Nonostante il governo abbia annunciato il ritiro della polizia antisommossa invitando però i manifestanti a liberare le strade decine di migliaia di studenti e cittadini ancora mobilitati, dopo una giorni di violenze e scontri che avevano fatto temere il peggio

Il ministero degli Esteri cinesi ha avvertito Stati Uniti e altre nazioni di non immischiarsi negli affari di Hong Kong perché le proteste sono una questione interna. Londra affida al prudentissimo Foreign Office l’esprimere ‘preoccupazione’ e invitare le parti in causa ad impegnarsi in ‘discussioni costruttive’. Ma la piazza della protesta giovanile e non più soltanto quella, da questa mattina blocca una vasta area di Hong Kong Island che dal quartiere delle banche di Central si spinge fino al quartiere commerciale di Causeway Bay, e oltre. Tensioni anche oggi in più zone dell’isola di Hong Kong.

 

occupy-Hong-Kong copertina

 

La protesta è stata innescata dalla decisione di Pechino di porre forti limiti alle prime elezioni a suffragio universale del capo del governo locale che si svolgeranno nel 2017. Pechino ha limitato a due o tre il numero dei candidati alla carica di “chief executive”. Inoltre, il governo centrale ha stabilito che i candidati devono essere approvati da un’apposita commissione elettorale di 1.400 persone, i cui membri vengono nominati da Pechino. Per il movimento ‘Occupy Central’ questo rappresenta una chiara marcia indietro rispetto alla promessa della Cina di una piena democrazia politica.

 

L’occupazione delle strade di Hong Kong è scaturita da una settimana di scioperi degli studenti ai quali, nella notte tra domenica e lunedì, si sono aggiunti i gruppi democratici riuniti sotto la sigla di “Occupy Central”. La linea dura seguita dal capo del governo locale Chun-yung Leung, forse ispirata da Pechino, è stata controproducente, inducendo migliaia di cittadini a schierarsi con i giovani. Lueng ha parlato la notte scorsa dagli schermi televisivi chiedendo ai cittadini di “mettere fine alle proteste illegali”. Oggi sembra sparito e molti dei giovani chiedono a viva voce le sue dimissioni.

 

Il governo di Pechino ultimo arbitro della vita politica nell’ex-colonia britannica tace, dove aver condannato i fatti di piazza. I manifestanti chiedono che Pechino rimuova le limitazioni alle elezioni del 2017, quando per la prima volta il capo del governo locale sarà eletto a suffragio universale. Più volte nei mesi scorsi i dirigenti cinesi, in primo luogo il presidente Xi Jinping, hanno fatto capire di non essere disposti a concessioni. Oggi anche gli studenti sembrano poco disposti a compromessi. Il primo ottobre è l ‘anniversario della fondazione della Repubblica Popolare e le cerimonie sono a rischio.

 

Tear gas is fired by the police at pro-democracy protesters during the mass civil disobedience campaign
Tear gas is fired by the police at pro-democracy protesters during the mass civil disobedience campaign

 

Nei giorni scorsi la risposta delle autorità che avevano provato anche a bloccare internet, era stata durissima ottenendo l’effetto contrario, con più gente in piazza. E a nulla è servito il rilascio del leader degli studenti Joshua Wong, 17 anni, dopo due giorni trascorsi in prigione. Davanti all’uso della forza, i manifestanti -immagini che hanno fatto il giro del mondo- si sono presentati con in mano ombrelli e cellophane per proteggersi dagli spray urticanti e dai lacrimogeni. Nel frattempo, il sindacato degli insegnanti ha indetto uno sciopero generale per unirsi alle proteste di ‘Occupy Central’.

 

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