giovedì 23 maggio 2019

Sanzioni antirusse,
primi della classe
o i più ‘ruffiani’?

Nessuno ama gli oligarchi russi e pochi amano Putin ma perché tanto zelo nell’accontentare le richieste di sanzioni Usa? Sostegno ‘politico’ al governo italiano in cambio di fedeltà acritica? Altri in Europa esitano, l’Italia No. Renzi-Mogherini a rischio inciampo. Gli enormi danni per l’Italia

Premetto subito, a scanso di equivoci, che gli oligarchi russi non mi sono affatto simpatici, e penso anche che tale opinione sia condivisa dai più. Non piace la loro continua ostentazione di ricchezza, quell’andare in giro per l’Europa ad acquistare squadre di calcio, alberghi e quant’altro. E spesso danno pure fastidio i loro enormi yacht ancorati nei nostri porti turistici.

Non sono tuttavia i soli a comportarsi così. I cinesi sono ancora più attivi e abbiamo spesso la sensazione che si stiano letteralmente comprando il Paese. Idem per gli indiani – nonostante la polemica sul caso dei marò – e gli arabi. In quest’ultimo caso può darsi che l’ingresso di Etihad fosse l’unica soluzione per salvare l’Alitalia, ma dovrebbe far riflettere il fatto che la compagnia di bandiera passerà de facto sotto il controllo degli Emirati.

 

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Tornando ai russi, e lasciando stare per un attimo gli oligarchi, è noto a tutti che il loro crescente afflusso ha in molti casi salvato il turismo in molte delle più note località turistiche italiane. Un solo esempio. Da alcuni anni a questa parte il comparto turistico ligure è in seria difficoltà. Inutile incolpare solo il maltempo, poiché il trend negativo si era manifestato già da prima. Ebbene, si dà il caso che l’aumento consistente dei russi abbia consentito di limitare i danni a Portofino, a Sanremo e nella Riviera di Ponente e in altre aree.

Desta quindi stupore – e anche qualcosa di più – la rapidità con cui il nostro governo ha subito applicato la politica delle sanzioni. Decisa ufficialmente dalla UE, ma in realtà imposta dall’amministrazione USA. Ho già avuto modo di notare che il tentennante Barack Obama ha dimostrato, solo in questo caso specifico, un’invidiabile capacità decisionale, imponendo una sorta di ultimatum agli alleati occidentali.

 

Alcune nazioni dell’Unione Europea hanno adottato un atteggiamento assai prudente, pur pressate da Washington. Valga per tutti l’esempio del controverso premier ungherese Viktor Orban. Sarà pure un reazionario, ma ha subito fatto capire che non intende mettere a repentaglio gli interessi economici e strategici del suo Paese al solo fine di compiacere l’attuale inquilino della Casa Bianca.

L’Italia invece no, quasi che i nostri interessi fossero minori di quelli ungheresi, mentre in realtà li superano di gran lunga. Roma ha immediatamente applicato le sanzioni con uno zelo da “prima della classe”, forse per dimostrare agli americani una fedeltà a prova di bomba.

A uno dei succitati oligarchi noi italiani abbiamo sequestrato beni del valore di milioni di euro, pur in totale assenza di reati commessi nel nostro territorio. Mi chiedo come sia possibile far questo perché, a ben guardare, l’unico motivo alla base del sequestro risiede nel fatto di essere “amico di Putin”.

 

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Non esiste, in altri termini, alcun fondamento giuridico in grado di giustificare il sequestro, il quale appare dunque un atto puramente politico, per di più applicato qui ma deciso altrove. Non desta dunque meraviglia la notizia che il leader russo avrebbe deciso di espropriare alcune società italiane. Come dargli torto? A un atto irrazionale non resta che rendere pan per focaccia.

Chissà se il governo Renzi e Federica Mogherini, tuttora titolare della Farnesina, si rendono conto degli enormi danni che l’Italia subirà grazie alle iniziative di cui sopra. Forse sì, ma hanno bisogno del sostegno USA per restare in sella. E sarebbe il colmo se poi saltasse fuori che neppure tale sostegno è in grado di garantire la loro sopravvivenza.

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