giovedì 18 luglio 2019

Turchia senza ostaggi
ora alla verifica dell’
impegno anti jihad

Non era mai accaduto prima. L’Isis libera i 46 ostaggi turchi sequestrati a Mosul lo scorso giugno. Gli ostaggi, tra cui diplomatici, militari e bambini, erano stati portati via dal consolato turco nella città nel nord dell’Iraq, e sono stati ora riportati in salvo in Turchia dai servizi segreti

Per il rilascio degli ostaggi non è stato pagato riscatto, né c’è stato scambio di prigionieri, ma è stata un’operazione del National Intelligence, il Mit, l’equivalente del nostro Aise. Lo sostiene una fonte degli 007 turchi citata dal quotidiano Hurriyet. Nell’operazione, aggiunge la fonte, non sono stati coinvolti servizi stranieri. Sempre secondo la fonte del giornale, i sequestratori avrebbero costretto gli ostaggi a cambiare posizione almeno sette volte. Ci sarebbero state cinque possibilità di liberarli, aggiunge, ma l’escalation degli scontri in Iraq ha impedito agli 007 di intervenire prima.

 

A Turkish army armoured personnel carrier is dug in on the border with Syria near Akcakale
A Turkish army armoured personnel carrier is dug in on the border with Syria near Akcakale

 

L’operazione definitiva di liberazione è cominciata pochi giorni fa, mentre gli ostaggi erano tenuti nelle vicinanze di Mosul. Va ricordato che la Turchia la scorsa settimana si era rifiutata di aderire alle operazioni militari lanciate dalla coalizione anti-Isis riunita dagli Stati Uniti, spiegandolo con la volontà di proteggere la vita dei suoi ostaggi. Gli ostaggi sono rientrati ad Ankara dalla città di Sanliurfa col premier Davutoglu accolti del presidente Erdogan. Le autorità turche hanno fornito pochi dettagli sull’operazione del Mit salvo che gli ostaggi sono rientrati passando per la Siria.

 

Un motivo molto concreto quello degli ostaggi nell’ambiguità di Ankara nei confronti dell’Isis. Una ragione per fortuna venuta a cadere. E salta subito agli occhi la diversità di trattamento con i prigionieri occidentali, crudelmente sacrificati dalla macchina propagandistica del Califfato. Va detto che il ruolo della Turchia nei confronti dell’Isis è sempre stato ambiguo. Nella guerra contro Assad i jihadisti del Califfo hanno usato con la massima libertà il territorio turco come retrovia. Loro e Jabhat al Nusra, come ha denunciato Francis Ricciardone, ex ambasciatore Usa in Turchia.

 

Le storiche coincidenze di interessi in quell’area. Ad esempio l’indebolimento dello stato iracheno dominato dagli sciiti. E questo non vale soltanto per la Turchia ma anche per l’Arabia Saudita e paesi del Golfo, ex (?) generosi finanziatori di Abu Bakr al Baghdadi. E forse anche qualche cosa dalla Turchia. Riluttanza di Ankara che ha negato la sua base aerea di Incirlik agli americani, come aveva già fatto all’inizio della guerra in Iraq di Bush figlio. Finora non sembra che i turchi si siano impegnati troppo neppure a fermare il contrabbando di petrolio dell’Isis che passa sul suo territorio.

 

Boeing_737_tagliato

 

Un’inchiesta di Newsweek sostiene che in Turchia esiste un network dell’Isis per reclutare volontari per la Jiahd nei quartieri più poveri di Istanbul. Ora, dopo la liberazione degli ostaggi, sarà possibile verificare se l’impegno anti-jihadista della Turchia aumenterà. Al momento, sola certezza, l’aumento della spinta alle frontiere dei disperati in fuga dalla Siria. I combattimenti fra i miliziani dell’Isis e le forze di difesa curde siriane del Pyd continuano. Le autorità di Ankara avevano chiuso la frontiera ma poi hanno deciso di lasciarli passare. La Turchia ospita già oltre un milioni di profughi.

 

Potrebbe piacerti anche