• 24 Febbraio 2020

Ucraina quasi Europa
e Crimea tutta russa:
cenni di distensione

La plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo ha ratificato a larghissima maggioranza l’accordo di associazione con l’Ucraina. 535 i sì, 127 i no, 35 gli astenuti. Il voto si è svolto in contemporanea con quello del parlamento di Kiev che ha ovviamente ratificato anch’esso l’accordo. L’accordo entrerà in vigore dal primo gennaio 2016. Contemporaneamente, coincidenza certo non casuale, in Crimea la commissione elettorale ha comunicato i risultati ufficiali del voto tenutosi il 14 settembre per l’elezione del parlamento regionale. Fidanzamento Ue-Ucraina, matrimonio Crimea e Mosca.

 

Plenary session at the European Parliament in Strasbourg

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“Un anno fa nessuno poteva immaginare che si potessero ridisegnare le frontiere con la forza”, invece ora “è tornata la paura della guerra in Europa” e “quando è accaduto in Ucraina riguarda tutti noi”. Lo dice Martin Schulz nell’intervento prima del duplice voto a Kiev e Strasburgo per la ratifica dell’accordo di associazione Ue-Ucraina definendo la doppia votazione in contemporanea “un momento topico di democrazia”. Risposta all’accusa di “democrazia pilotata” rivolta fa Bruxelles. Il Parlamento ucraino ha dovuto anche affrontare il problema dello ‘status’ delle regioni separatiste.

 

Riconoscimento di uno statuto speciale a Donetsk e Luhansk e amnistia per i separaristi, ha deciso Kiev. Ai cittadini di Donetsk e Luhansk verrà riconosciuto il diritto di utilizzare e studiare russo o qualsiasi altra lingua in Ucraina. Riconosciute come legittime le prossime elezioni regionali che si svolgeranno a Donetsk e Luhansk il 7 dicembre. Il capo dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lunhansk, Igor Plotnitsky, applaude. “La legge per il riconoscimento di uno statuto speciale alla nostra regione riflette le priorità che abbiamo posto nei negoziati di tregua del primo settembre”.

 

Sull’altro fronte -in Crimea- e come ampiamente e facilmente previsto alla vigilia, c’è stata una vittoria schiacciante per Russia Unita, il partito del presidente russo Vladimir Putin, che si è aggiudicato 70 dei 75 seggi del nuovo parlamento e la maggioranza in tutti i collegi uninominali delle 25 circoscrizioni. L’unico altro partito tra i 12 in lizza che è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 5% è stato il Partito liberal-democratico dell’ultranazionalista Zhrinovsky, che ha ottenuto l’8% dei voti. Russia Unita stravince anche nella ‘città-regione’ stregica di Sebastopoli.

 

Merkel Putin jpg

 

Si è trattato delle prime elezioni tenute in Crimea dopo che al referendum dello scorso 16 marzo con oltre il 96% dei voti era stata decretata l’annessione della regione alla Federazione Russa. Quel voto, come  quello del 14 settembre, non sono stati riconosciuti come legittimi dall’Unione Europea che contemporaneamente e con notevole contraddizione ha applaudito i risultati del dopo golpe a Kiev. Nonostante questa presa di posizione affidata alla uscente Lady Aston, le ultime decisioni del parlamento di Kiev lasciano intendere che sta prevalendo la strada del dialogo con il Cremlino.

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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