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mercoledì 18 Settembre 2019

L’occhio strabico
dei media italiani
sull’Ucraina (‘ter’)

Michele Marsonet completa la sua impietosa analisi sulle scizzofrenie giornalistiche italiane attorno alle questioni ucraine. Qualche esitazione sul fronte delle tifoserie a prescindere dai fatti, e qualche riflessione su certe voglie di ‘guerra fredda’ riesumate da oltreoceano. Atto terzo

Si comincia forse a intravedere una virata di rotta nell’atteggiamento dei media italiani circa il conflitto ucraino. Finora, come avevo notato in precedenti articoli, era soprattutto la stampa di destra a sostenere le ragioni della Russia, arginando così il coro pressoché unanime a favore di Poroshenko e compagnia. Vittorio Feltri si è addirittura spinto a definire quello di Kiev “governo fantoccio”. E questo dà ovviamente fastidio al pubblico di sinistra che, in effetti, è alquanto disorientato.

Adesso parecchi interventi sull’altro versante fanno sperare che la situazione cambi fornendo ai lettori (tutti) l’opportunità di avere notizie più equilibrate su quanto sta avvenendo in un territorio martirizzato dai bombardamenti e afflitto da un massiccio esodo di ucraini russofoni verso il territorio della Federazione. Si dirà che in fondo l’atteggiamento dei nostri media conta ben poco, ed è vero. Ma resta la soddisfazione di vedere che qualcuno comincia finalmente a capire in quale pasticcio ci stiamo cacciando per assecondare la politica estera degli USA e di una Germania sempre più egemone in Europa.

 

Barbara Spinelli, in un bell’articolo uscito di recente sulla “Stampa”, insiste sulla necessità di riconoscere che la responsabilità della guerra civile nell’Ucraina orientale non può essere attribuita interamente a Putin poiché, al contrario, ben maggiori appaiono le colpe – e le leggerezze – di Obama e dei Paesi della UE che hanno la Germania come guida e punto di riferimento pressoché assoluto. Si vuole in sostanza un ritorno alla Guerra Fredda dopo che essa è finita da tempo, e senza riconoscere alla Russia il diritto di avere una sua sfera d’influenza.

La giornalista mette inoltre in luce un fatto che nei grandi quotidiani viene trascurato o addirittura ignorato, vale a dire che nell’esercito di Kiev sono inquadrate unità militari di estrema destra che a volte ostentano addirittura simboli nazisti sulle divise. E’, questo, un elemento molto inquietante, che non lascia sperar bene per il futuro.

 

La storia delle sfere d’influenza sopra nominata è davvero curiosa. Si è sostenuto da più parti che un simile concetto è oggi privo di significato a causa della globalizzazione. Nessuna sfera d’influenza alla Russia, quindi. Tuttavia per gli Stati Uniti tale concetto è ancora ben vivo in numerose aree del mondo, in particolare nell’America Latina. E si provi a negare la validità delle sfere d’influenza quando si parla della Cina. La Repubblica Popolare, che già l’aveva prima, ha provveduto ad allargarla “de facto” con la forza, ben poco contrastata dagli americani. In sostanza è come se USA e NATO volessero inventarsi un nemico a tutti i costi trascurando quello, ben più reale, che si trova in Medio Oriente e la cui presenza suggerirebbe, caso mai, la ricerca di un accordo con i russi (che hanno l’estremismo islamico in casa).

 

L’atteggiamento dei media nostrani conta in fondo poco. Assai più importante è la sensazione di torpore che si sta impadronendo dell’Europa, dove Angela Merkel sembra quasi un’incantatrice di serpenti. E’ mai possibile che i socialdemocratici tedeschi non abbiano nulla da obiettare pur essendo al governo in coalizione con lei? Solo l’ex cancelliere Helmut Schmidt, ormai molto anziano, ha avuto il coraggio di dire che, per quanto riguarda l’Ucraina, la Germania sta clamorosamente sbagliando. E permane sempre la curiosità di sapere cosa faccia la giovane Federica Mogherini,avviata sulla strada della totale vacuità come la britannica Catherine Ashton che l’ha preceduta nella carica.

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