• 27 Febbraio 2020

Il tesoro del Califfo
Non solo per fede
ma per miliardi

L’argomento non è nuovo ma non s’è mai portato a fondo ed esaurito. Per le intelligence occidentali lo Stato islamico è l’organizzazione terroristica più ricca al mondo con un patrimonio di più di 2 miliardi di dollari. Da dove arrivano? All’inizio, dal Medio Oriente del tutti contro tutti, più o meno 2 anni fa quando Isis s’è strutturata e quando i guerriglieri del Califfato hanno approfittato dei contrasti tra nemici regionali per incassare aiuti ed imparare l’arte raffinata del far girare soldi per il pianeta senza destare troppi sospetti. Finanziamenti laici che non turbano fedi o diplomazie.

 

Oggi, i jihadisti hanno in mano petrolio, opere d’arte e caveau di banche conquistate nel conflitto. Pensiamo alla loro ‘capitale’ Mosul. Ma per arrivare a questo, hanno prima sfruttato le capacità di riciclaggio della finanza del Golfo. A febbraio 2014, l’ex primo ministro iracheno sciita al Maliki aveva accusato Kuwait, Qatar e Arabia Saudita di aver indirettamente attaccato Siria e Iraq. «Hanno iniziato loro la guerra», ha detto con un’insinuazione che poteva essere ricondotta alla lotta eterna che divide l’Islam sciita di Iran, Siria e dell’iraq di al Maliki, contro il sunnismo dei Paesi del Golfo.

 

IS soldi Mosul buona

 

Solo alcune brigate sunnite sono state foraggiate ufficialmente dai governi arabi, ma quasi tutte, comprese le allora affiliate ad ‘al Qaeda’, al Nusra e Isis, hanno beneficiato di donazioni ‘private’ provenienti soprattutto dai Paesi del Golfo. Secondo il Brookings institute, nel Golfo sono fiorite associazioni di raccolta fondi per i combattenti siriani. La campagna «Finanziamo la jihad con i nostri soldi», premiava come ‘sostenitore d’argento’ chi donava 175 dollari per comprare 50 proiettili di mitragliatrice, e d’oro per che, con 350 e finanziava l’acquisto di otto colpi di mortaio.

 

Un’altra campagna pubblicizzava la raccolta di 2500 dollari per ‘donare’ un ribelle: pacchetto tutto compreso che includeva il finanziamento del viaggio, l’addestramento e l’equipaggiamento di armi. Tra le ‘crowdfunding’ più sospette, l’organizzazione non governativa ‘Revival of the islamic heritage society’, già finanziatrice del terrorismo afghano e pachistan. Infine il lungo elenco di sceicchi come Nayef al-Ajmi e Ghanem al-Mutairi che hanno animato le campagne per i qaedisti. O Sheikh Shafi al-Ajmi, l’imam incendiario che si è visto cancellare uno show persino da al Jazeera.

 

IS soldi Carri armati sito

 

I finanziamenti anti Assad oltre la diplomazia ufficiale. Da una parte i gruppi armati, dall’altra i circoli di migliaia di finanziatori uniti da una ideologia. Ogni brigata si calcola ha incassato dagli 840 mila ai 3,4 milioni di dollari l’anno. Solo dal Kuwait e solo nel 2013 sono passati centinaia di milioni di dollari. In più l’Isis, sfumato l’intervento Usa contro la Siria, ha approfittato dell’appoggio di sceicchi integralisti, mosso dall’indignazione per le stragi del regime di Assad, dalle tensioni tra Lega Araba e Stati Uniti e grazie alla complicità del Kuwait, antico nemico dell’Iraq di Saddam.

 

Poi è venuta la stagione delle razzie e della conquista dei pozzi petroliferi. La Siria produceva 400 mila barili di petrolio al giorno, oggi sono scesi a 80 mila. Secondo gli oppositori siriani laici, Isis e al Nusra sarebbero riusciti a stringere un patto col governo. Fornire ad Assad il petrolio necessario, in cambio di elettricità e di una sorta di protezione. Risparmiare, ad esempio, attacchi aerei sulle basi delle organizzazioni. Mentre i ribelli siriani vicini all’Occidente non sono riusciti ad arricchirsi con il greggio, Isis ha occupato la provincia di Raqqa, più ricca di petrolio, e ha iniziato a venderlo

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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