• 19 Febbraio 2020

Il pateracchio Kosovo
ci rimbalza addosso
tra banditi e jihad

Molti dei nuovi jihadisti da esportazione vengono dal Kosovo. Lo scrive Paolo Fantauzzi sull’ Espresso. E che jihadisti! Ad esempio Lavdrim Muhaxheri, comandante della ‘brigata balcanica’. ‘Muasceri’, come si pronuncia in albanese, in un video dell’Isis che gira in rete, dopo aver bruciato il suo passaporto kosovaro, ‘documento degli infedeli’, dichiara: «Sono solo un musulmano». E mette su Facebook una foto che la ritrae mentre decapita un ragazzino siriano che sembrava essere una spia, mentre in un’altra lo si vede riprendere una esecuzione compiuta da un altro boia. Bravuomo.

 

Il boia kovovaro fotografato mentre sta sgozzando un bambino siriano di 8 anni
Il boia kovovaro fotografato mentre sta sgozzando un bambino siriano di 8 anni

 

Ma intanto l’arruolamento continua. L’ultimo jihadista in ‘trasferta’ lo hanno fermato la settimana scorsa all’aeroporto di Tirana. Mentor Zejnullahu, 24 anni, residente a Viti, stava per imbarcarsi alla volta di Istanbul, per poi raggiungere la Siria e unirsi ai jihadisti. A inchiodare il reclutatore, gli sms scambiati coi ribelli di al-Nusra, il gruppo affiliato ad al-Qaeda. Sempre da Viti proveniva anche il sedicenne fermato il 5 agosto nello scalo di Pristina, anche lui con la stessa destinazione. E appena tre settimane fa una operazione della polizia del Kosovo ha portato in carcere 40 sospetti jihadisti.

 

Interessante la zona di origine su cui nessuno sembra sapere molto. La regione di Viti-Vitina, è una zona impervia e isolata nelle montagne a sud est del Kosovo, tra due confini strategici. A sud la Macedonia, ad est la Serbia, e parliamo di poche decine di chilometri. Un caposaldo da sempre del ribellismo albanese anti slavo, prima attraverso il contrabbando, poi la guerriglia Uck contro i serbi e il governo macedone di Skopje, con tanto di piccola guerra civile con i combattenti che da Vite scendevano su Tetovo a cercare di imporre anche un terzo stato albanese musulmano nella regione.

 

Dunque il Kosovo, inventato Stato 8 anni fa con molti meno crediti della Crimea ma molti applausi occidentali, oggi, dopo molti problemi sul fronte legalità, diventa la nuova frontiera del radicalismo islamico. Ed accade in una regione in cui l’Islam era tollerante forse per necessità, convivendo con altre religioni. Oggi almeno 20 cellule terroristiche attive nel reclutamento  fra Serbia, Albania, Macedonia, Kosovo, Montenegro e Bosnia. Vedi la retata di 16 reclutatori, tra cui Bilal Bosnic, (http://www.remocontro.it/2014/09/05/gli-imam-califfo-in-italia-dai-balcani-reclutare-jihadisti/)

 

Finanziate da ong islamiche – dall’Arabia saudita all’Inghilterra fino all’insospettabile Turchia – queste cellule in qualche caso vedono negli ex guerriglieri delle guerre albanesi gli inevitabili punti di riferimento locale. Le autorità di Pristina cercano di minimizzare ma non convincono. Varie fonti ritengono che fra gli 11 mila stranieri in Siria -duemila gli europei)- sarebbero 300-400 gli albanesi, prevalentemente kosovari. Grosso modo quanto quelli provenienti dal Regno Unito. Con la differenza che l’ex provincia serba è grande quanto l’Abruzzo e non arriva a due milioni di abitanti.

 

Non è un caso che il discorso con cui il comandante al Bagdadi si è autoproclamato califfo è stato tradotto in inglese, francese, tedesco, turco, russo e albanese. Del resto i jihadisti kosovari stanno dando il loro contributo: a marzo Blerim Heta, nato e cresciuto in Germania ma tornato in patria dopo la guerra, si è fatto esplodere a Baghdad uccidendo 52 ufficiali di polizia. Del boia Lavdrim Muhaxheri, pseudo comandante della ‘brigata balcanica’, abbiamo già detto. Intanto il Kosovo non ha ancora una legge che punisce il reclutamento di terroristi o chi va a combattere all’estero.

 

Una decapitazione in Siria in cui il kosovaro Muhaxheri fotografa il momento
Una decapitazione in Siria in cui il kosovaro Muhaxheri fotografa il momento

 

Carineria americana. Sia Muhaxheri che Heta avrebbero lavorato a Camp Bondsteel, la principale base americana in Europa, nel Kosovo del sud, con migliaia di soldati e soprattutto l’arsenale per le missioni in Iraq e Afghanistan. Ed è proprio la città di Ferizaj-Horaovac e la zona montuosa di Vite, vicino al confine con la Macedonia, è diventata un centro nevralgico di reclutamento. 11 dei 40 terroristi arrestati ad agosto venivano da lì. Sempre lì -hotel Lion, secondo un rapporto dei servizi di Belgrado del 2003- la ong Islamic relief avrebbe reclutato bambini orfani per attentati suicidi.

 

Ma non solo Kosovo. In Albania, dove sono 60 i jihadisti identificati, arrestati un paio imam per incitamento al terrorismo più sei miliziani, tornati dalla Siria a farsi curare. Dalle valli di Prescevo e Bujanovac, Serbia meridionale, zona musulmana albanese, sarebbero partite decine di combattenti. La situazione più pericolosa riguarda la Bosnia e il sangiaccato serbo, dove i servizi segreti valutano in almeno 3000 i radicali islamici pronti a entrare in azione. Anche Sarajevo ha il suo kamikaze martire in Iraq: Emrah Fojnica, 23 anni, coinvolto nell’attacco all’ambasciata statunitense del 2011.

 

Ennio Remondino

Ennio Remondino

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

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