Privacy Policy L'errore del Califfo: vinceva in Siria-Iraq ma ora sfida il mondo -
sabato 14 Dicembre 2019

L’errore del Califfo:
vinceva in Siria-Iraq
ma ora sfida il mondo

Immagini dall’Iraq dell’uscita Usa e Nato ad evitare i riferimenti visivi dell’uccisione di un secondo ostaggio americano, Steven Sotloff. Il tipo di provocazione che non può non essere lasciata senza risposta dagli Stati Uniti. L’errore fatale del Califfo anche se dovremo pagare tutti molto caro

Raptus di onnipotenza nella logica barbara del terrore. E lo Stato Islamico che con Al Qaeda aveva rotto, ne copia le espressioni peggiori. Ad esempio il concetto di “terrore” come forma di controllo interno e dimostrazione esterna del potere. Dunque, IS oggi riprenda lo stile qaedista per minacciare gli Stati Uniti, e non è un segno di forza. Anche se l’impressione nel mondo per le decapitazioni sta mobilitando una coalizione planetaria contro cui non vi saranno oppositori di principio e che porterà alla sconfitta un esercito nato per conquistare territori e non per sfidare il mondo come Bin Laden.

 

Parata di miliziani dello Stato Islamico
Parata di miliziani dello Stato Islamico

 

Lo Sceicco, che conosceva il popolo americano, sapeva che per spaventarli serviva l’esibizione. E la provocazione dopo le Torri gemelle è la più crudele e barbara immaginabile. Il boia mascherato e il volto ammutolito dal terrore del prigioniero, poi una vita recisa dalla lama di un coltello. E la sfida diventa personale: «Sono tornato, Obama, sono tornato di nuovo a causa della vostra politica estera arrogante nei confronti dello Stato Islamico [.] Come i missili continuano a colpire il nostro popolo, il nostro coltello continuerà a recidere le gole del tuo popolo. Lasciate il nostro popolo da solo».

 

Frase chiave del videomessaggio IS intercettato da Site intelligence, l’ultima. Lasciateci alla ‘nostra guerra’. Dalla fondazione del Califfato Islamico sotto la guida di Abu Bakr Al Baghdadi e fino a che gli Stati Uniti non hanno bombardato in Iraq, nessun membro dello Stato Islamico si era preso la briga di minacciare o anche solo di considerare gli Stati Uniti che restavano un nemico ‘ebraico-crociato’ generico come molti altri e non un obiettivo da abbattere. Nello stesso discorso del Califfo alla Moschea di Mosul non c’è alcun riferimento agli Usa e Occidente, e nessuna guerra planetaria.

 

Al tempo, due mesi fa, la guerra era ancora un affare regionale tra l’Islam sunnita cui appartiene Al Baghdadi e quello sciita di Assad in Siria e del governo iracheno Al Maliki a Baghdad. Dunque i bombardamenti americani e le gole tagliate in risposta sono la novità nella loro strategia politica e militare degli jihadisti sunniti. Ormai la loro minaccia non è più rivolta solo agli sciiti e agli altri ‘infedeli’ che occupano le terre dell’Islam, ma coinvolge direttamente l’America e il Regno Unito. Il quasi certo schieramento Nato a Baghdad di truppe Nato ‘per addestramento’ allarga il cerchio.

 

Mezzi americani escono dall'Iraq ma restano 'istruttori militari' Usa e NATO
Mezzi americani escono dall’Iraq ma restano ‘istruttori militari’ Usa e NATO

 

Ecco l’errore fatale compiuto dal Califfato che provocherà ormai una ‘discesa in campo’ di ben altri protagonisti. E lo Stato Islamico, sulla strada di Al Qaeda, è costretto a passare dalla conquista territoriale al terrore globale. Poi l’errore nei confronti dei curdi, potenziale alleato da ‘liberare’ dal governo iracheno. Il Kurdistan come Stato-cuscinetto tra il Califfato e l’Iran. Ma -osserva Look Out in una acuta analisi- il fanatismo e le differenze settarie delle diverse componenti Isis, hanno prodotto invece l’apertura di un nuovo fronte, che IS non ha certamente la capacità di contenere.

 

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