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domenica 8 Dicembre 2019

La Nato universale
verso l’ Afghanistan
ma si racconta favole

La Nato intigna con l’Afghanistan e si/ci racconta favole. L’Alleanza continuerà a impegnarsi in Afghanistan anche dopo il definitivo ritiro delle truppe della coalizione, quando sarà compito dell’esercito e della polizia locale la responsabilità della sicurezza. Paese ed esercito allo sbando

La Nato universale verso l’ Afghanistan ma si racconta favole

In Afghanistan s’è votato ad aprile e si attendono i risultati elettorali certi ancora oggi, ma nessuno ci giura sopra. Gli sfidanti, Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani, si coprono di insulti, si accusano reciprocamente di brogli, e ognuno promette che se vincerà l’altro spaccherà il Paese. Intanto i talebani, nella città di Ghazni, lanciano due camion carichi di esplosivo contro il quartier generale della sicurezza locale e poi danno l’assalto. In quel caos che segue la ‘exit strategy’ statunitense, la Nato, che a dicembre doveva tornare a casa, o almeno così dice l’algido segretario generale danese della Nato.

afghan ROVINE SITO

Ovviamente -spiega Rasmussen nel clangore di sciabole del vertice di Newport in Galles- cambia natura e portata del coinvolgimento Nato in Afghanistan. ‘Soltanto’ supportare le truppe dell’esercito e le forze di polizia afghane. Tempo di recitare quell’atto di fede atlantica che dal Centrasia giunge ben altro segnale. L’attentato kamikaze di cui si diceva sopra, con 30 morti tra forze di sicurezza e talebani, e più di 160 feriti tra militari e civili in una vera e propria battaglia per la strade della cittadine del sud est. E il racconto di Rasmussen appare subito fiaba, o più semplicemente frottola.

La realtà dei fatti racconta di un Paese bersagliato quasi quotidianamente dagli attacchi e dagli attentanti di matrice talebana. Una sequenza infinita. Il copione dell’offensiva talebana è sempre lo stesso, come due giorni fa a Ghazni o il 30 agosto nella città orientale di Jalalabad. Stesso obiettivo, le sedi dei servizi di sicurezza e uffici dell’intelligence, stessa tecnica di attacco, autobombe lanciate a tutta velocità contro gli edifici da colpire e subito dopo l’assalto dei miliziani armati e kamikaze. E così via attentando, esplodendo e facendosi ammazzare in missione di pacificazione in casa altrui.

I dubbi sulla ricetta della Nato che condividiamo con LookOut. Sull’affidabilità delle forze afghane i dubbi c’erano da anni e sono aumentati ancor di più negli ultimi mesi, alla vigilia dell’exit strategy delle truppe americane e delle altre forze NATO. Rasmussen sembra però certo che la strategia per il post dismissione darà risultati concreti. Un piano in tre punti: addestramento e assistenza delle forze afghane a partire dal 2015, rinnovo degli impegni finanziari per sostenere l’esercito per dare continuità alla normalizzazione del Paese, un partenariato duraturo tra la Nato e il governo afghano.

AFGHAN COLOMBI SITO

Una cura piuttosto debole, alla luce dei continui attacchi talebani e dell’incertezza post elettorale. Chi sarà presidente dopo Karzai? Abdullah Abdullah o Ashraf Ghani? Cinque mesi di scrutinio dei voti e di risse sui brogli incrociati e, comunque vada, sarà un insuccesso. Intanto l’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale firmato l’8 agosto dai contendenti sta miseramente fallendo. E con essa tutte le richieste di dialogo e collaborazione della Nato fatte dallo zelante Rasmussen alla fine del suo incarico. Prima c’è l’Is e il Califfo, ancora un po’ d’Ucraina e poi, forse, l’Afghanistan.

 

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