Gaza dopo le bombe:
le colonie d’ Israele
le tensioni interne

Le provocazioni di ‘pace’

E già il giorno dopo il cessate il fuoco, il premier israeliano Netanyahu paragona il movimento islamico Hamas all’Islamic State del Califfo in Siria e Iraq e promette “un attacco 7 volte più forte del precedente”.

La provocazione serve a placare il fronte interno il cui 90% era e resta favorevole al proseguimento dell’attacco su Gaza, e assieme forzare l’Autorità Nazionale Palestinese a sciogliere il Governo di Unità Nazionale creato ad aprile dopo la pacificazione tra Hamas e Fatah.

Il giorno successivo, il Comune di Gerusalemme avvia il piano di costruzione di una scuola religiosa ebraica nel cuore di Gerusalemme Est, a Sheikh Jarrah.

Un palazzo di 9 piani su 10 mila mq. Gli attuali residenti hanno ricevuto l’ordine di evacuazione.

 

Har Homa, colonia costuita nell'area araba di Gerusalemme est vicino a Betlemme

Har Homa, colonia israeliana costruita nell’area araba di Gerusalemme est vicino a Betlemme

 

Dividi et impera

Nello stesso giorno un quotidiano kuwaitiano diffonde la notizia di un tentato colpo di Stato in casa palestinese da parte di esponenti di Fatah contro il Presidente dell’ANP, Abu Mazen, che il 18 agosto sarebbe stato avvertito da Israele la cui Polizia aveva arrestato in Cisgiordania 93 militanti di Hamas ritenuti parte del complotto.

Nei giorni giorni successivi due ulteriori decisioni chiariscono i contorni dell’Accordo di cessate il fuoco.

 

Lo Stato Impossibile

Le Autorità militari israeliane dichiarano “aree demaniali” 400 ettari di terre palestinesi tra Betlemme ed Hebron per l’espansione della colonia Gvat’Ot, erodendo una significativa e strategica zona della Cisgiordania.

Si tratta si ampliare il territorio degli insediamenti di Gush Etzion e creare una linea continua tra la Linea Verde con le colonie di Betar Illit e Kfar Etzion.

In pratica la confisca costituisce un’ulteriore parcellizzazione della Cisgiordania rendendo impossibile la soluzione dei “due Stati per due popoli”: uno dei due, quello palestinese, non ha alcuna continuità territoriale per esercitarvi la sovranità, suddiviso in piccole aree delimitate da check point e dal “Muro di separazione” di 730 chilometri.

 

Problemi di Israele

Tutte le iniziative del premier Netanyhau che abbiamo visto suscitano l’approvazione in Israele con un sensibile ritorno di indici di gradimento nuovamente alti per il Governo.

Dall’altra parte i segnali portano indicazioni opposte.

Non è stata neppure fissata la data in cui si terrà la Conferenza dei Paesi donatori a Il Cairo annunciata da Egitto e Norvegia dopo l’Accordo del 26 agosto per la ricostruzione di Gaza, che richiede una cifra stimata in 5 – 6 miliardi di dollari.

 

La non pace

I media israeliani riferiscono che la delegazione israeliana non si recherà nella capitale egiziana per il promesso secondo round negoziale per discutere i temi previsti nell’Accordo del 26 agosto. Temi centrali e irrisolti:

per i palestinesi, ricostruzione di porto e aeroporto della Striscia di Gaza, liberazione dei detenuti, fine del blocco di Gaza in atto dal 2006;

per gli israeliani, demilitarizzazione di Hamas e delle formazioni armate, consegna dei corpi dei militari caduti.

 

Apocalisse Gaza

Secondo l’organizzazione internazionale “Cluster Shelter”, se non verranno rimossi i blocchi di Egitto e Israele dei materiali di costruzione, occorreranno almeno 20 anni per ricostruire Gaza: 17 mila unità abitative distrutte, 5 mila case pericolanti, un deficit abitativo complessivo di 75 mila unità.

Sono 231 gli edifici scolastici pericolanti e la maggioranza di scuole dell’Agenzia delle Nazioni Unite ancora occupati dagli sfollati e ancora inagibili per gli oltre 500 studenti.

Al momento i gazawi hanno ottenuto l’apertura di cinque valichi di frontiera, fra cui Erez e Karem Shalom per l’ingresso di materiale edile e aiuti umanitari ai civili, e il pescaggio entro 6 miglia.

 

Distruzioni a Gaza.17 mila abitazioni distrutte, 5 mila case pericolanti

Distruzioni a Gaza.17 mila abitazioni distrutte, 5 mila case pericolanti

 

Ma è davvero finita?

Sulla strada dell’accordo di cessate il fuoco, l’alto rischio di reazioni da parte di formazioni armate palestinesi o elementi ad esse riconducibili, pronte ad attribuirne all’altra parte la responsabilità.

Oppure l’ipotesi di disordini in seno all’ANP per il presunto tentativo di colpo di Stato che coinvolgerebbe anche l’ex premier Fayyad, l’ex Capo dell’intelligence interna a Gaza, Mohamed Dahlan e numerosi esponenti di Fatah.

Se è vero che per la guerra sono essenziali le armi, orchestrate campagne mediatiche e iniziative provocatorie ne sono spesso le origini.

 

Tags: gaza Netanyahu
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