Privacy Policy L' esercito del Califfo: i soldati di Saddam e i feroci jihadisti -
sabato 14 Dicembre 2019

L’ esercito del Califfo:
i soldati di Saddam
e i feroci jihadisti

Altro titolo possibile: “Le follie truci di Isis – l’incapace al-Maliki – l’Iraq perduto”. Notizie sempre frammentarie fatte molto spesso di ‘sembra-si dice’. Come quella dell’ultimo massacro contro il popolo Yazidi diffusa da una agenzia di stampa egiziana che non fornisce fonti verificabili. Che accade realmente, perché Isis vince sempre? O almeno così ci raccontano? […]

Altro titolo possibile: “Le follie truci di Isis – l’incapace al-Maliki – l’Iraq perduto”. Notizie sempre frammentarie fatte molto spesso di ‘sembra-si dice’. Come quella dell’ultimo massacro contro il popolo Yazidi diffusa da una agenzia di stampa egiziana che non fornisce fonti verificabili. Che accade realmente, perché Isis vince sempre? O almeno così ci raccontano? A questo punto è utile andare a curiosare in casa Isis alla ricerca -tra tanti jihadisti- dei soldati di Saddam: l’Esercito del Naqshbandi al comando di Ibrahim al-Douri.

 

 

Intanto la notizia che resta priva di conferme ma appare attendibile, quantomeno sulla scia di altre precedenti atrocità. Almeno 500 yazidi “giustiziati” nei giorni scorsi dai jihadisti dello Stato Islamico a Sinjar, nel nord dell’Iraq. Lo riferisce l’agenzia ufficiale egiziana Mena, aggiungendo che molte vittime, incluse donne e bimbi potrebbero -per fortuna c’è il dubbio- ‘essere state sepolte vive’ e che quasi 300 donne ‘sarebbero state rapite’ -altro condizionale- per essere trasformate in schiave. Di certo sappiamo che gli Stati Uniti hanno condotto nuovi raid contro Isis vicino a Erbil, Kurdistan

Ma cosa diamine sta accadendo realmente in Iraq col mondo occidentale che sembra pronto a cavalcare, anche a costo di una nuova guerra, la campagna ‘umanitaria’ a difesa delle minoranze religiose perseguitare ferocemente da IS tra Iraq e Siria. Obama bombarda, la Gran Bretagna da subito sostiene i cugini, la Francia di Hollande si dice pronte a rinverdire la sua ‘Grandeur’ offuscata in Libia, mentre persino l’Italia in amministrazione controllata fa titolare all’ANSA che si ‘stanno valutando interventi non solo umanitari’. Pessima dicitura. Cosa sta maturando in casa Nato senza esserne informati?

 

 

Sappiamo -con un minimo di attendibilità- di 20mila Yazidi messi in salvo, forse 30mila. Sarebbero circa la metà dei perseguitati Yazidi in fuga, intrappolati da giorni sui monti di Sinjar. Una trappola liberata ieri dai combattenti curdi. Secondo la deputata irachena Vian Dakhil, della minoranza Yazidi, gli scampati -secondo un responsabile curdo del valico di Fishkabur, nel nord dell’Iraq, fino 30.000 i fuggitivi che si sono messi in salvo- sarebbero riusciti a rifugiarsi in Siria, per poi tornare sotto scorta curda nel territorio del Kurdistan iracheno al riparo dai jihadisti. Catastrofe quasi evitata

Ma la domanda di partenza resta sempre la stessa. Come è potuto esplodere il fenomeno Isis senza segnali attorno, come un fungo spuntato sotto il naso di costosissimi apparati di intelligence e di sicurezza occidentali che quell’Iraq avevano ‘liberato’ e colonizzato per più di 10 anni? Una prima considerazione riguarda la politica. La grave crisi interna irachena che ha portato alla perdita del controllo statale su un terzo del paese e che è certamente più il frutto dell’incapacità del governo di al-Maliki a Baghdad che non il risultato di una inarrestabile campagna militare condotta dalle forze Isis.

 

L'allora presidente Usa George W Bush e il premier irakeno Nouri al-Maliki
L’allora presidente Usa George W Bush e il premier irakeno Nouri al-Maliki

 

Sospetto o almeno superficiale battage mediatico a celebrare la forza d’urto delle milizie jihadiste a nascondere il disastro politico e militare delle autorità di Baghdad. L’invasione del territorio da parte di Isis è infatti avvenuta con pochi intensi scontri -come il caso di Mosul- e con molti ingressi incruenti in città e villaggi che hanno spalancato le porte non tanto a Isis quanto alle milizie sunnite e ai soldati dell’ex regime di Saddam, come l’Esercito degli uomini del Naqshbandi -formazioni di orientamento ba’athista- ancora oggi al comando dell’ex generale ed ex numero due di Saddam Izzat Ibrahim al-Douri.

Dunque, colpa di Al-Maliki e della incapacità statunitense a gestire i suoi “dopoguerra”. Rigettata sino ad oggi ogni richiesta per la formazione di un governo di coalizione nazionale, oggi che forse è troppo tardi Obama rilancia con forza, questa volta decisamente spazientito, la necessità di un governo inclusivo delle forze sunnite e curde. Tentativo di dare parvenza di unità ad un Paese ormai smembrato. Quella in corso è una guerra per il possesso di territorio e risorse tra l’identità nazionale curda e le due obbedienze religiose islamiche sunnita e sciita. Cacciarsi lì nel mezzo sarebbe pura follia.

 

L'ex generale e numero due del regime di Saddam  Izzat Ibrahim al-Douri.
L’ex generale e numero due del regime di Saddam Izzat Ibrahim al-Douri.

 

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