Sanzioni e ritorsioni
Tra Nato e Russia
il Made in Italy

Dodici miliardi di euro. Più o meno questa la cifra del danno economico che subiranno i Paesi europei dalla prima risposta di Mosca alle sanzioni pro Ucraina volute da Washington. Dodici miliardi di dollari di prodotti alimentari agricoli dall’Unione Europea, dopo l’embargo di ritorsione deciso dal governo russo. Il decreto sarà al momento in vigore per un anno e vieterà l’importazione di carni bovine e suine, pollame, pesce, frutta e verdura, formaggi, latte e prodotti caseari dai Paesi dell’UE, Stati Uniti, Australia, Canada e Norvegia. Salvo solo il 25-30% di prodotti alimentari.

 

RUSIA HACE EFECTIVA LA PROHIBICIÓN DE IMPORTAR ALIMENTOS DESDE OCCIDENTE

 

Lo aveva promesso nei giorni scorsi dal presidente russo Vladimir Putin, e la risposta del Cremlino è stata immediata e dura. Si parla di una grave perdita economica per i 28 Paesi dell’UE visto che nel 2013 la Russia è stato l’acquirente di circa il 10% del totale delle esportazioni dell’Unione Europea, secondo i dati di Eurostat. Dodici miliardi di dollari, e forse non basteranno. Per il proprio fabbisogno nazionale la Russia nel 2013 ha acquistato dall’Unione Europea il 36,7% della carne, il 32,6% di prodotti caseari, uova e miele, il 30,4% delle verdure e il 24,2% di frutta. Ora altri mercati.

 

Il commissario Ue all’Agricoltura Dacian Ciolos ha convocato una riunione degli esperti dei Paesi Ue per giovedì prossimo. Ciolos spiega di essere in contatto con i ministri europei ed in particolare con quello italiano Maurizo Martina, presidente di turno del Consiglio europeo. Comprensione per le preoccupazioni espresse dagli agricoltori, “Ma la Politica agricola comunitaria ha strumenti nuovi per stare loro vicino, non appena sarà necessario, inclusa la nostra riserva per le crisi, già disponibile da ora”. Tuttavia, meglio, ‘un riorientamento veloce verso nuovi mercati ed opportunità’.

 

La FNSEA, la più grande federazione dei sindacati degli operatori agricoli in Francia, conferma che la risposta della Russia alle sanzioni occidentali rischia seriamente di spingere l’Europa verso una crisi di questo segmento del mercato. ‘I prodotti non esportati in Russia -spiega il presidente di FNSEA Xavier Beulin- verranno dirottati sui mercati europei e questo creerà molti gravi problemi’. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto i Paesi Bassi, la Germania e la Polonia, i principali fornitori di prodotti alimentari per la Russia. Meno colpiti gli Usa che esportavano solo 1,6 miliardi.

 

Da verificare il caso dell’Italia, le cui esportazioni verso la Russia nel 2013 hanno portato a un guadagno di 10,4 miliardi di euro, il 4,8% sul totale, quinto fornitore mondiale. L’esportazione del made in Italy in Russia, soprattutto vini, pasta, carne, frutta e verdure, ha rappresentato il 10% delle esportazioni totali del nostro Paese, pari a oltre 1 miliardo di euro. Emblematico tra i tanti, il caso della Spagna, che nel 2012 ha esportato 100.000 tonnellate di frutta in Ucraina e in Russia. Ora circa la metà di questi prodotti rimarranno bloccati nel mercato dell’Unione, che non potrà ‘smaltirli’

 

Intanto in Russia si sono già messi in cerca di nuovi venditori. Il colosso ‘Rosselkhoznadzor’ ha annunciato l’intenzione di aumentare le importazioni dal Cile di verdure, frutta, pesce, crostacei, carne e latte. Oltre bad un aumento della produzione interna: costretta a pensare a nuove strategie di mercato, la produzione agricola russa potrebbe crescere di circa 10,8 miliardi dollari nei prossimi 18 mesi, afferma il ministro dell’Agricoltura russo Nikolay Fyodorov. Russia ‘verde’ nelle regioni di Krasnodar e Astrakhan, dove la produzione agricola l’anno prossimo punta a un + 25-30% circa.

 

cesto verdure 800

 

Molti tra gli addetti ai lavori sono però convinti -o forse sperano- che l’embargo imposto da Mosca durerà meno dei 12 mesi previsti e che alla fine ci sarà un intervento risolutore dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, cui la Russia aderisce dal 2012. Il governo russo ha però ribadito anche oggi che le restrizioni rimarranno in vigore per un anno e che è disposto a rivedere le misure varate solo se USA e UE decideranno di sedersi attorno a un tavolo per rivedere le loro posizioni. E non si parla ancora delle forniture energetiche per il difficile inverno che si sta avvicinando. Brividi da ora.

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