A Gaza si ricomincia
Perché altri morti,
in conto di chi?

Finisce la tregua umanitaria tra Israele e Hamas. Le fazioni palestinesi, annuncia Hamas, hanno rifiutato di prolungare il cessate il fuoco. La delegazione israeliana al Cairo ha lasciato la capitale egiziana. Allo scadere della tregua una decina di razzi sono stati lanciati contro Israele. Attacco aereo immediato. Un bambino palestinese sarebbe rimasto ucciso, altri cinque feriti vicino ad una moschea di Gaza City.

 

tregua casa sventrata 800

 

La posizioni di principio

Israele pretende il disarmo di Hamas e delle altre formazioni combattenti palestinesi e mantiene le truppe dispiegate lungo il confine con Gaza pronte all’intervento.

I palestinesi chiedono la fine dell’embargo di Gaza iniziato dal 2006, il ripristino della zona marittima di pesca a 12 miglia dalla costa secondo gli Accordi di Oslo, l’apertura dei valichi di Rafah verso l’Egitto e di Eretz verso Israele; la liberazione dei militanti arrestati dopo la vicenda dei tre minorenni ebrei sequestrati e uccisi nel giugno a Hebron.

Rimangono su poli opposti anche le rispettive narrative che i contendenti affidano ai media su origine e natura di questa guerra.

Gli egiziani fanno da passaparola fra le parti, che non svolgono colloqui diretti.

 

I ‘forse’ di Israele

Israele potrebbe accettare il controllo del valico di Rafah affidato all’Egitto e all’Autorità Nazionale Palestinese con il compito di impedire il riarmo delle formazioni combattenti.

Nessun cedimento sull’apertura delle frontiere israeliane né sul rilascio dei detenuti e il ripristino della pesca a 12 miglia contro le 3 imposte sin dal 2006, l’anno della vittoria di Hamas nella competizione elettorale.

Di fronte alle critiche sempre più pressanti di ONU, Agenzie per i diritti umani ed esponenti di spicco della società civile nel mondo, la campagna mediatica di risposta inizia con il Capo di Stato Maggiore Benny Gantz e il Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Secondo il primo, la devastazione dell’intera area è attribuibile ad Hamas che ha esploso oltre 3 mila razzi contro villaggi e città di Israele e 900 dei palestinesi uccisi sono terroristi.

 

Cosa è accaduto veramente a Gaza

I Fatti: aerei, carri armati e artiglieria hanno raso al suolo 10.750 abitazioni, reso inabitabili altre 5.435 e distrutto il 50% delle infrastrutture, procurando 520 mila sfollati e privando di acqua ed elettricità circa 1 milione di persone.

I combattenti uccisi sono 368 e non 900.

Dalle foto satellitari dall’Istituto di Ricerca dell’ONU si vedono senza equivoci i bersagli dei bombardamenti che hanno colpito soprattutto la popolazione civile. Olte a Gaza City, praticamente spianata Khuzaa e gran parte della vicina città di Beit Hanun, Shujayea, Tuffah, Jalabyah, Rafah e distrutto ospedali, case di cura per disabili, moschee, scuole, siti dell’Agenzia ONU per i rifugiati.

Il Rapporto di Human Rights Watch accusa i militari israeliani di avere sparato sui civili in fuga a Khuzaa.

 

I morti in conto altrui

Per quanto riguarda le vittime, il Premier israeliano ne rende responsabile Hamas che ha sparato oltre 3.000 razzi da aree densamente popolate contro Israele.

Nonostante le assicurazioni di Netanyahu nuove condanne a Israele dall’Assemblea Generale dell’ONU da dove l’Alto Commissario per i Diritti Umani Navi Pillary, il Capo dell’Unwra Pierre Krahenbuhel, e l’Inviato ONU per il Medio Oriente Robet Serry, sottolineano che il 75% delle vittime sono civili e che fra loro ci sono oltre 400 bambini.

Nello stesso tempo, in un articolo del Foreign Policy, l’ex Presidente e Nobel per la Pace 2002 Jimmy Carter e l’ex Presidente della Repubblica d’Irlanda, Mary Robinson, scrivono che Hamas non può essere eliminata ma se ne deve riconoscere la legittimità come parte ineludibile della popolazione palestinese.

 

Chi deve scegliere su Hamas?

L’articolo, pur condannando la violenza di entrambe le parti, sottolinea che in questa guerra a Gaza “se tre civili israeliani sono stati uccisi da razzi palestinesi, la grandissima maggioranza dei 1.600 palestinesi uccisi (i dati finali della guerra sappiano sono molto maggiori),erano civile e fra di loro 330 erano bambini” .

Carter e Robinson scrivono che “non c’è nessuna giustificazione umana né giuridica ..per questa guerra.

Sulla controparte palestinese, l’impegno assunto dal nuovo Governo di unità nazionale che si era impegnato ad adottare tre principi fondamentali: 1) la non-violenza, 2) riconoscimento dello Stato di Israele, 3) rispetto degli Accordi già conclusi.

L’ultimo punto riguarda soprattutto Israele.

 

Razzi sparati dalla Striscia verso Israele

Razzi sparati dalla Striscia verso Israele

 

I conti aperti in attesa di saldo

Israele:

3.400 i razzi sparati in un mese, il 90% dei quali distrutti dall’Iron Dome;

3 i civili uccisi e 64 i militari morti in combattimento.

Palestinesi:

1.875 vittime di cui 426 bambini dai 4 giorni ai 12 anni,

9.806 feriti di cui 2.979 bambini,

373 mila necessitanti di assistenza psicologica specializzata.

Ma evidentemente per qualcono ancora non basta.

Quanti morti può fare ancora Israele prima che il mondo dica basta?

Quanti morti può subire ancora Hamas prima che il mondo palestinese ne chieda conto?

Tags: Hamas
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