Ragazze rapite in Siria. Prima le salviamo poi ci arrabbiamo

Tra lo stupore e la rabbia, le parole rischiano di scappare di bocca e di fare male. Sopratutto rispetto a due giovani vite che, se anche possono apparire incoscienti, ora richiedono attenzione e aiuto. Poi, tornate a casa, potremo discutere su un certo volontariato d’azzardo. Ora tocca alle donne e agli uomini e donne dell’Aise dannarsi tra spie per cercare di tirar fuori dai guai le due ragazze. Ma restiamo ai dati certi. Vanessa e Greta sarebbero state rapite ad al-Abzemo, a ovest di Aleppo. Benché ‘protette’ da una fazione radicale del Fronte islamico che controlla l’aerea, sarebbero state prelevate dal loro alloggio.

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo durante una manifestazione per la Siria a Roma

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo durante una manifestazione per la Siria a Roma

A portare in Siria, in una della più calde zone di guerra in mano ai ribelli jihadisti anti Assad, un progetto umanitario da loro inventato. Così lo raccontano su Facebook: «Progetto Horryaty” si chiama ed è stato fondato da Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, insieme a Roberto Andervill. Fra le principali attività c’erano eventi di autofinanziamento per raccogliere farmaci e kit sanitari da inviare alle popolazioni in difficoltà in Siria». Iniziativa ammirevole che forse richiedeva una forte esperienza sul campo, appoggi, logistica, contatti, garanzie. E certo una grande dose di prudenza.

I familiari non commentano e attendono notizie dalla Farnesina che a sua volte le attende dal Dis che a sua volta le attende da Forte Braschi. La sola dichiarazione è stata rilasciata all’Ansa da parte di Roberto Andervill, terzo responsabile del progetto Horryaty, di cui le due cooperanti rapite in Siria sono fondatrici. Andervill ha detto che le due giovani erano arrivate nel Paese lo scorso 28 luglio. Nel marzo 2014 il loro primo viaggio. Un sopralluogo svolto insieme ad Andervill, altro fondatore del Progetto: “Non sentivo Vanessa e Greta da qualche giorno”, dice Andervill.

Ma è Facebook la fonte e il motore che collega il gruppo. «Atterrati in Turchia – si legge sul social network- siamo stati accompagnati da una guida siriana nella sua terra, nelle zone rurali di Idleb, a sud ovest rispetto ad Aleppo. Durante questa prima visita si è cercato di instaurare un rapporto con la popolazione locale per capire le vere necessità […] c’è stata la possibilità di rilevare le principali problematiche dell’assistenza medica […] Durante questa missione siamo stati sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza». Medici e staff security?

In assenza di notizie -per Padre Dall’Oglio si attende da un anno- cerchiamo di capire cosa ha mosso le due giovani all’azzardo in Siria. Leggiamo come si raccontano. In realtà i 12 punti del loro progetto si ripetono. Obiettivo, organizzare corsi base di primo soccorso e rifornire alcune aree con kit di emergenza. Organizzati da chi e sulla base di quali professionalità non è detto. Garantire ai pazienti malati di patologie croniche di accedere alle giuste terapie rispettando i tempi, dosi e qualità dei farmaci. Finanziamento del progetto con cene e mostre di beneficenza e raccolte farmaci.

NYHQ2008-0531

Sul sito FB di Progetto Horryaty. «Non saranno rilasciate dichiarazioni a nessuno. Tutte le informazioni sul Progetto sono su questa pagina. Tutte le altre informazioni, ammesso che ce ne siano, non saranno divulgate. Non saranno tollerati commenti di nessun genere. Questo Progetto continuerà a esistere appena Greta e Vanessa saranno di nuovo con noi. Roberto Andervill». Andervill, 47 anni, che si dichiara residente a Gaza ‘non tollera’ ma incassa su FB: “Povere ragazze. Loro incoscienti ma giustificate dalla giovane età. Imperdonabili tutti quelli che l’hanno sostenute ed incoraggiate ad andare in un paese in guerra”.

 

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