mercoledì 19 giugno 2019

Ucraina o cara
Cuore e portafogli
sul fronte occidentale

Almeno 6 civili sono uccisi e 13 feriti da colpi di artiglieria sparati in aeree abitate di Donetsk, città industriale dell’Ucraina orientale roccaforte dei ribelli separatisti e obiettivo delle forze di Kiev. Le vittime sono nel rione di Petriviski, dove una scuola è stata distrutta a cannonate

La Dobroliot Airlines, una controllata low cost della compagnia aerea russa Aeroflot, ha sospeso i voli dopo essere stata colpita dalle sanzioni contro Mosca decise dall’Ue. L’Italia ha congelato il progetto di un piccolo sommergibile S1000 con la Russia. La Germania ha deciso di rinunciare ad un vasto progetto di equipaggiamenti militari concluso tra l’industria di armamenti Rheinmetall. Il ministro dell’Economia e vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel “ha ritirato la sua autorizzazione” al progetto di un campo di addestramento interamente equipaggiato per formare le truppe russe.

 

Intanto monta una polemica anche sulle forniture di armi europee a Kiev che, secondo Mosca, andrebbero sottoposte a embargo e secondo l’Ue no. E non è una pura e semplice questione di diritto. Chi si vuol far vincere e a che prezzo, potrebbe essere il titolo. Il prezzo dell’embargo, ad esempio. Ufficialmente l’Ue aspetta a fare numeri ma diverse aziende del vecchio continente non nascondono i loro timori. “Se le contromisure russe saranno simmetriche, non dovrebbero avere un impatto significativo sull’Europa”, è la versone ‘soft’. Ma se Mosca si arrabbia, ‘difficile previsione’.

 

Russian Prime Minister Dmitry Medvedev inspects a Boeing 737-800 at the Sheremetyevo
Russian Prime Minister Dmitry Medvedev inspects a Boeing 737-800 at the Sheremetyevo

 

Il ministro degli esteri britannico, Philip Ammond fa lo spiritoso: “Non si può fare una omelette senza rompere le uova”. Il principio della frittata per il pacchetto di sanzioni economiche che l’Ue ha deciso di mettere in campo contro la Russia. Non si può pensare di colpire Mosca senza pagare qualcosa anche in casa europea. Già, ma quante uova occorrerà rompere? Gli interessi in gioco sono elevatissimi. Nel 2013 i Paesi Ue hanno esportato in Russia -dati Eurostat- merci per un valore complessivo di 120 miliardi di euro e i primi esportatori sono stati Germania e Italia, guarda caso.

 

L’anno scorso l’interscambio tra Ue e Mosca ammontava a 440 miliardi di euro contro i soli 26 miliardi di quello tra Russia e Stati Uniti. Eccxo quindi chi pagherà più caro il conto della voce grossa voluta da Washington contro il Cremlino. Secondo Eu Observer -cifre non ufficiali- il contraccolpo delle misure contro la Russia sull’Europa potrebbe valere 40 miliardi di euro (e cioè lo 0,3% del Pil) quest’anno e 50 miliardi nel 2015 (lo 0,4% del Pil) per effetto di bandi commerciali di ritorsione che la Russia certamente metterà in campo come rappresaglia. Chi se lo può prermettere?

 

Secondo le stesse stime, la Russia potrebbe essere invece colpita per 23 miliardi quest’anno (l’1,5% del suo Pil) e per 75 miliardi nel 2015 (il 4,8% del Pil). Certamente una botta dura. L’Economist, ha calcolato che le perdite per le imprese russe potrebbero arrivare fino a 744 miliardi di euro. Numeri da capogiro. Per il momento l’Ue si limita a stimare l’impatto sulla Russia di alcune singole misure, come lo stop all’export di tecnologie sensibili utili alla Russia per il settore petrolifero, come le trivellazioni in acque profonde, l’esplorazione artica e l’estrazione del petrolio di scisto. Ed è dura.

 

the gas supply to her home was cut off after fighting between pro-Russian militants and Ukrainian forces, in Popasnaya, in Ukraine,
the gas supply to her home was cut off after fighting between pro-Russian militants

 

In questo campo l’impatto potrebbe ammontare a 150 milioni di euro all’anno. Le restrizioni all’ export di tecnologie “dual use” -doppio uso sia civile sia militare- avrebbero potuto pesare per 20 miliardi se avessero riguardato anche il settore civile oltre che militare, così come chiesto dalla Commissione europea, ma il campo è stato ristretto al solo settore militare. L’embargo sulle armi colpisce un mercato che vale 3.2 miliardi di import e 300 milioni di export dall’Ue verso Mosca. Con in più la fuga dal Paese di 75 miliardi di dollari di capitali stranieri registrati dall’inizio dell’anno.

 

La Russia ha di che preoccuparsi, ma le imprese europee non ridono. Esempi. British Petroleum, il colosso petrolifero britannico con una quota pari quasi al 20% nel gigante statale russo Rosneft, uno dei più grandi investitori stranieri della Russia. Oppure la società petrolchimica francese Technip ha già tagliato le previsioni di profitto per l’anno in corso e per il 2015, mentre Renault lamenta il calo delle vendite sull’incerto mercato automobilistico russo. L’associazione del business europeo (Aeb) piange accorata: “Le sanzioni non colpiranno solo la Russia, ma la crescita dell’Ue e dell’Ucraina”.

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