Privacy Policy Israele: niente tregua ma pausa di 12 ore e guerra continua -
sabato 18 Gennaio 2020

Israele: niente tregua
ma pausa di 12 ore
e guerra continua

Israele rifiuta la tregua di una settimana, ma accetta una pausa dei combattimenti di 12 ore. Un No a metà alla proposta del segretario di Stato Kerry col buon peso dal segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Niente tregua ma altra ‘pausa umanitaria’: 12 ore di soccorsi nell’inferno di Gaza

Già pronta al gran rifiuto Israele cerca di addolcire dice il suo No scomodo agli Stati Uniti e accetta la ‘mini tregua’, 12 ore di pausa nello scannatoio, ma nessuna sospensione dei combattimenti per 7 giorni come proponevano il segretario di Stato Kerry e il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Per Israele la guerra continua, costi quel che costi. E costerà molto in termini di opinione pubblica mondiale e negli stessi Stati Uniti ma, al centro della questione, come sempre per Israele, la sicurezza interna che è prioritaria su tutto il resto. L’obiettivo distruzione tunnel diventa strategico.

 

PALESTINIAN-ISRAEL-CONFLICT-GAZA

 

“L’offerta di Kerry mette in risalto i vantaggi che Hamas sta cercando, più che dare priorità alle nostre domande di sicurezza. Era inaccettabile”, è stato il commento israeliano trapelato su Haaretz. La decisione di respingere il piano -presa a quanto sembra all’unanimità dal gabinetto di sicurezza- sarebbe stata presa su alcuni punti chiave della proposta Kerry-Ban Ki-moon. Il punto di contrasto principale -rivela la tv di Stato israeliana- la permanenza delle truppe israeliane nella Striscia nel corso della tregua per continuare a distruggere i tunnel usati da Hamas per penetrare in Israele.

 

La proposta avanzata alle parti da Kerry, secondo quanto confermato dallo stesso capo della diplomazia Usa in una conferenza stampa al Cairo con Ban ki-Moon, prevedeva come primo passo una tregua umanitaria temporanea, da sabato o al massimo da domenica per una settimana. Tempo le parti per negoziare per un accordo duraturo. Tra i punti era previsto che durante la tregua le forze israeliane non avrebbero lasciato del tutto la Striscia. A far saltare tutto il distinguo tra ‘presenza’ delle truppe e la loro operatività a caccia dei tunnel. Per Gaza, ipotesi fine del blocco e ricostruzione

 

Sale il bilancio delle vittime – Intanto, nel 18esimo giorno di conflitto, è salito a oltre 820 morti il bilancio delle vittime palestinesi. A riferirlo fonti mediche dopo l’attacco alla scuola Onu costato 17 morti e 100 feriti. I feriti sono più di 5.200. Oltre 30, invece, i caduti israeliani, tra cui 3 civili. La ong Oxfam, poi, fa sapere che sono 170 i bambini finora uccisi e 116 le scuole danneggiate dai bombardamenti nella Striscia, mentre la conta degli sfollati è giunta ormai a oltre 170 mila e non sembra destinata a fermarsi. Persone costrette a sopravvivere con soli 3 litri di acqua al giorno.

 

Destruction in Gaza

 

Fine del mese di Ramadan e arrivo della “Notte del destino” che hanno coinciso con la preghiera del venerdì e col 18esimo giorno di conflitto. Rabbia anche tra i palestinesi di Cisgiordania, in un’atmosfera di ritorno di Intifada. Cinque di loro uccisi nel corso di manifestazioni di solidarietà con la popolazione della Striscia e contro l’esercito israeliano. Tensione altissima anche nella città vecchia di Gerusalemme, alla Spianata delle Moschee, dove è stata bruciata una stazione di polizia e dove i fedeli musulmani hanno forzato il blocco che impediva l’ingresso ai più giovani di 50 anni.

 

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