L’Isis del Califfo
dopo Siria e Iraq
minaccia il Libano

Tensione alle stelle in Libano di fronte all’avanzata di ISIS in Iraq e dopo la proclamazione del Califfato islamico da parte del leader dei ribelli jihadisti Abu Bakr Al Baghdadi. La possibilità che i terroristi possano infiltrarsi nel Paese non è l’unica minaccia cui il governo di Beirut deve far fronte. A inizio luglio, il ministro dell’Interno libanese Machnouk ha denunciato la possibilità che quanto accaduto in Iraq potrebbe scatenare anche gruppi jihadisti locali. Accadeva dopo l’attentato suicida del 23 giugno all’interno di un albergo al centro di Beirut, rivendicato proprio da ISIS.

 

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Forze di sicurezza e servizi segreti libanesi, con il supporto della CIA che li ‘consiglia’, tentano di individuare le cellule terroristiche di matrice islamista operative in Libano. Spiate e cantonate. Una info5rmazione vera tra molte false. Clima di tensione soprattutto attorno ai campi palestinesi dove si concentrano molti sostenitori dei ribelli sunniti. Obiettivo gli sciiti Hezbollah. Poi, il 20 giugno, un attacco suicida a bersaglio. Un’autobomba esplosa a Dahr al-Baidar, nella Valle della Beqaa, nel tentativo di colpire il convoglio in cui viaggiava il direttore dell’intelligence libanese, Ibrahim.

 

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Colpo audace. Quell’attacco è stato rivendicato dalle Brigate Abdullah Azzam, gruppo jihadista sunnita affiliato ad Al Qaeda che ha agito per ritorsione nei confronti dell’impegno di Hezbollah in Siria a sostegno del governo di Bashar Assad. Ma il Libano ha anche problemi alle frontiere. Giorni fa sono stati lanciati diversi missili dal sud-est libanese verso la Galilea. Un extra pericoloso ai razzi da Gaza. Ultima questione riguarda Hezbollah: che farà nel nuovo conflitto iracheno. Al momento nulla. Certo un eventuale intervento a fianco dell’Iran contro ISIS porrebbe problemi per il Libano.

 

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