Il braccio armato del movimento islamista palestinese Hamas, le Brigate Ezzedin al-Qassam, hanno rifiutato la proposta egiziana di cessate il fuoco, minacciando di “inasprire” il conflitto con Israele. “Se il contenuto di questa proposta è quel che sembra, si tratterebbe di una resa e noi la rigettiamo senza appello”, affermano le Brigate in un comunicato. Valutazione ben diversa da parte di Lega araba ed Usa favorevoli alla tregua proposta dall’Egitto. Il presidente Obama ha dichiarato che Israele ha il diritto di difendersi, parlando delle vittime civili palestinesi come di una “tragedia”.
L’Egitto pacificatore attraverso la diplomazia diventa avaro nella solidarietà sul campo. Da giorni Hamas cercava di convincere l’Egitto a riaprire il valico di Rafah, ma invano. Ieri, quando il bilancio delle perdite palestinesi a Gaza aveva raggiunto la cifra di 180 morti e di 575 feriti, è giunta l’attesa ‘luce verde’ dal Cairo. Dieci feriti particolarmente gravi hanno raggiunto in ambulanza il valico di Rafah per passare nel Sinai, ma ad attenderli c’erano innanzi tutto lungaggini burocratiche. E alla fine la maggior parte sono stati respinti. Crudele disillusione e su feriti morenti.
Palestinesi da Gaza indesiderabili in Egitto. La cronaca dell’ANDSA è attenta e ci racconta di Shifa. Una specie di mattatoio. Secondo il responsabile dei servizi medici nella Striscia, Ashraf al-Kurdi, quell’ospedale è sull’orlo del collasso. I suoi 1500 medici ed infermieri lavorano quasi 24 ore al giorno. Ma anche così le strutture dell’ospedale sono intasate, le sale operatorie congestionate, e le scorte di medicinali ai limiti di emergenza. Gran parte dei feriti ha bisogno di cure chirurgiche. Quasi tutti estratti dalle macerie delle case rase al suolo da bombe di una tonnellata lanciate dagli F16 israeliani.