Hamas, le origini,
la politica, i leader,
l’islam e i kamikaze

Le strane origini del Movimento di Resistenza Islamica.

Hamas, acronimo del nome arabo Harakat al Muqawama Al Islamiyya, risalgono alla Confraternita Musulmana fondata in Egitto da Hassan al Banna nel 1928.

La Confraternita si diffonde a Gaza, Gerusalemme ed Hebron prima del conflitto israelo-palestinese ma nel tempo, per le dinamiche di quel conflitto, assume caratteristiche che la differenziano dagli altri movimenti nazionali dei Fratelli Musulmani.

Hamas deve affrontare un’occupazione al contrario di tutti gli altri F.M. che hanno scelto da decenni la non violenza.

Le condizioni in cui vive il movimento islamico palestinese rendono semplicistica l’interpretazione di Hamas come organizzazione terroristica perché la sua storia e i fatti dicono molto altro.

 

 

La stagione del terrorismo non nasce con Hamas

Prima del 1994 e dal 2005 l’agenda di Hamas è stata altro. Innanzitutto il movimento doveva recuperare credibilità rispetto alle altre formazioni laiche che avevano abbracciato la lotta armata contro l’occupazione mentre il loro programma islamico si concentrava sul ricostruire i valori tradizionali attraverso istruzione, assistenza sanitaria, cura dell’infanzia, ruolo della donna nella famiglia.

 

Punto di riferimento dell’attuale struttura, lo Sheykh, lo sceicco ceco Ahmed Yassin. Arrestato nel 1965 in quanto membro dei Fratelli musulmani, verso la fine degli anni ’60 diviene il punto di riferimento di tutti i giovani che avrebbero poi formato i quadri di Hamas.

Le attività dei F.M. si spostano nel campo profughi di Shati al “Mujamma al Islam”, il Centro Islamico fondato nel 1973 con moschea, ambulatorio, una scuola per infermiere, un centro femminile, il comitato per la “zakat” (la carità, uno dei cinque pilastri dell’Islam), il centro sportivo, la sala riunioni e poi scuole, asili, una banca per il sangue.

 

Sheik tagliato 800 COPERTINA

 

 

Nasce la ‘Resistenza attiva’

Dopo l’invasione israeliana in Libano e il forzato esilio dell’intera struttura di Arafat a Tunisi nel giugno 1982, Sheykh Yassin ritiene arrivato il momento di formare un gruppo operativo di difesa e resistenza attiva.

Clandestinamente, anche per il contrario parere dei F.M., Sheykh Yassin autorizza la raccolta di armi e la selezione di quadri per un corpo di sicurezza con il compito primario di individuare ed eliminare gli informatori reclutati dagli israeliani.

Arrestato nel 1984 dalle Israeli Defence Forces che avevano trovato armi nella sua abitazione, viene scarcerato un anno dopo nello scambio di prigionieri fra Tel Aviv e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale di Ahmed Jibril.

 

Hamas viene fondata formalmente nell’ottobre 1987 e il primo documento, diffuso a Gaza e in Cisgiordania, passa inosservato dai media anche se, per la prima volta, un esponente di spicco dei F.M. ammetteva la formazione di una unità armata.

 

 

Allora soltanto bersagli militari.

Il giorno dopo che un camion israeliano aveva investito e ucciso 8 lavoratori palestinesi rientrati dal lavoro nel campo profughi di Jabaliya, Sheykh Yassin autorizza l’ala militare di Hamas ad affiancare la resistenza portata avanti da Fatah e dalle altre formazioni combattenti nell’Intifada che si stava espandendo in tutti i Territori Occupati. Durante la prima Intifada (8 dicembre 1987-13 settembre 1993, data degli “Accordi di Oslo”) le attività di Hamas si svolgono esclusivamente contro obiettivi militari.

 

La “stagione delle stragi e dei kamikaze” inizia il 6 aprile 1994. Perché?

 

 

Il colono sterminatore nel nome di Dio

Il 25 febbraio di quell’anno, ultimo venerdì del mese sacro del Ramadan, Baruk Goldstein, medico, nato a Brooklyn, colono radicale e militante del movimento estremista Kach, armato di fucile Galil, entra nella Moschea Ibrahim di Hebron, dove sono conservati i resti del Profeta Abramo, e uccide 29 fedeli in preghiera e ne ferisce oltre 50 prima di essere ucciso.

Centinaia di coloni scortano il feretro di Goldstein da Gerusalemme fino al Parco di Mehir Kahane, fondatore del movimento razzista Kach, alla colonia di Kyriat Arba, vicino ad Hebron, dove pregano e rendono omaggio all’uomo ritenuto un eroe e la cui lapide reca l’incisione “ucciso per santificare il nome di Dio”.

La lapide è tuttora meta di pellegrinaggio di coloni sotto la vigile protezione dell’IDF.

 

 

Da allora Hamas colpisce a raffica.

Sheykh Yassin decide di inserire un elemento di discontinuità nella lotta armata contro l’occupante cui addebitava la profanazione del luogo di culto e l’oltraggio estremo del massacro di fedeli in preghiera nella Moschea eseguito durante il sacro mese di Ramadan.

La strage sarebbe diventata da allora la strategia primaria contro Israele e i kamikaze avrebbero avuto il compito di privilegiare obiettivi militari ma se impossibilitati di portare comunque a termine la “missione”.

Esattamente dopo i 40 giorni di lutto islamico, il primo kamikaze si fa esplodere a bordo di un’autobomba nel centro di Afula uccidendo 5 persone.

 

Cosa distingue Hamas dalle altre formazioni radicali combattenti?

Hamas non accusa i regimi arabi alleati degli USA e dell’Occidente e non intende portare il conflitto oltre la Palestina, non ha come obiettivi stranieri, né cristiani, né musulmani che non seguono i principi coranici, ma rivendica il diritto alla resistenza armata contro l’occupante anche attraverso la strategia stragista.

 

 

La tregua unilaterale

Dopo la seconda Intifada, quella “delle stragi” e dopo la morte del Presidente Yasser Arafat in un ospedale di Parigi, Hamas decide un cambio di rotta.

 

La leadership del movimento decide una tregua unilaterale interrompendo gli attentati suicidi dentro Israele e decide l’ingresso in politica, nonostante l’ uccisione da parte dell’IDF del loro capo spirituale, Sheykh Yassin e del suo delfino Abdel Aziz Rantisi.

Hamas dopo la vittoria alle elezioni municipali del 2005 e a quelle politiche del gennaio 2006 impone alla Comunità Internazionale una scelta: sdoganare Hamas per moderarlo oppure isolarlo e ridare ancora una volta fiducia a Fatah.

Israele, USA ed Europa scelgono la seconda opzione contribuendo a far precipitare la situazione nei Territori dove, per lo scontro fra i due maggiori Partiti, Hamas e Fatah, si formano due Governi: uno nella Striscia a guida Hamas e uno in Cisgiordania a guida ANP.

Nel giugno 2007, dopo una lotta che causa centinaia morti fra le due formazioni, Hamas scaccia Fatah da Gaza.

 

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Quei primi 20 anni di Hamas anti corruzione

Da allora l’Hamas guidato da Ismail Haniyeh a Gaza e Khaled Meshaal a capo della Direzione Esterna a Damasco, entrambi pupilli di Sheykh Yassin, più volte tra il 2006 e il 2008 offrono a Israele una tregua di 10 – 20 anni in cambio del riconoscimento di uno Stato Palestinese nei confini del 1967.

Un fondamentale passo politico che riconosce di fatto l’esistenza e il diritto di Israele nei confini internazionali della Linea Verde.

Già nel 2002 per ben tre volte le formazioni armate palestinesi e lo stesso Sheykh Yassin offrono a Israele tregue unilaterali interrompendo le operazioni terroristiche per favorire occasioni di un cessate il fuoco mediato dall’ANP, nel sostanziale disinteresse di Tel Aviv e della comunità internazionale.

 

Voci ‘contro’ in Israele su Hamas

Occasioni che non sfuggono a studiosi e scrittori israeliani, uno dei quali, Henry Siegman, arriva a sostenere che “è troppo semplice descrivere Hamas come un’organizzazione terroristica”.

E altri scrittori come David Grossman indicano Hamas come un movimento religioso nazionalista che ricorre al terrorismo ‘nella convinzione sbagliata che sia l’unico modo per porre termine a un’occupazione oppressiva e ottenere dopo 66 anni uno Stato’.

 

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