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mercoledì 16 Ottobre 2019

Srebrenica-Bosnia 1995
L’imbecillità umana
non impara mai

Massacro di Srebrenica, Bosnia ed Erzegovina; luogo Srebrenica e Žepa; obiettivo, musulmani bosniaci, data 6 luglio – 25 luglio 1995; fatto, genocidio; vittime, 8372 morti. Responsabili: truppe serbo-bosniache guidate da Ratko Mladic e Nazioni Unite, caschi blu olandesi, per omesso soccorso.

Era l’11 luglio 1995, avviati al quarto anno della guerra civile in Bosnia-Erzegovina e nessuno sembrava sapere come uscirne. Il peggio era già stato fatto -si credeva allora- e la speranza di quell’estate era di poterne presto uscire visto che i capi delle tre fazioni nazionaliste slave stavano trattando a Dayton, negli Stati Uniti. Anzi, si narrava che le nuove mappe bosniache fossero già state concordate e si aspettasse che fossero le truppe pilotate sul campo a gestire la cessione di territori. L’area di Srebrenica, vissuta dai musulmani e destinata ai serbi, era una di quelle zone.

 

Srebrenica luglio 1995, donne musulmane separate dai maschi prima del massacro
Srebrenica luglio 1995, donne musulmane separate dai maschi prima del massacro

 

Una delle tre le ‘enclavi’ nella Bosnia orientale, assieme a Žepa e Goražde -oltre ovviamente alla città assediata di Sarajevo- poste sotto tutela Onu nel settembre 1994. Verso il 9 luglio la zona di Srebrenica fu attaccata dall’armata serbo-bosniaca e conquistata senza alcuna opposizione armata Onu. I prigionieri musulmani maschi, dai 12 ai 77 anni furono separati dalle donne, bambini e anziani: apparentemente per procedere allo sfollamento. Poi furono giorni di esecuzioni dei boschi e in fosse comuni scavate in tutta fretta. Secondo le istituzioni ufficiali i morti furono oltre 8.372.

 

Il Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia ha definito i fatti di Srebrenica “genocidio”. Alcuni giudizi sono ancora in corso. Ratko Mladić, il comandante serbo bosniaco è stato arrestato il 26 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza. Importante il riconoscimento dell’avvenuto genocidio, poiché “l’azione commessa a Srebrenica venne condotta con l’intento di distruggere la comunità bosniaco musulmana della Bosnia-Erzegovina”. Radovan Karadzic e Ratko Mladic dipendevano finanziariamente e militarmente da Belgrado ma non Milosevic a ordinare di compiere il massacro.

 

Il coinvolgimento dei militari olandesi. Nel 2002 i risultati di una inchiesta sulle responsabilità delle truppe di Dutchbat. Alla fine il governo di Wim Kok presentò le dimissioni (assieme al capo delle forze armate olandesi Van Baal), assumendosi la responsabilità ma non la colpa del massacro. La città di Srebrenica era inserita nella futura Entità Serba e le prime bozze degli accordi di Dayton non potevano prevedere enclaves. La conquista della città da parte dei serbi avrebbe consentito di arrivare a definire la situazione territoriale di oggi e, si sosteneva allora, portare avanti gli accordi di pace.

 

 Il comandante delle forze Bosniache nell'enclave di Srebrenica, Naser Orić
Il comandante delle forze Bosniache nell’enclave di Srebrenica, Naser Orić

 

Ultimo elemento di travaglio storico, il ruolo delle forze Bosniache sotto il comando di Naser Orić al quale l’Onu aveva permesso di tenere le armi in posizioni all’interno della zona protetta. Orić approfittò della situazione per condurre attacchi contro i villaggi serbi nei dintorni. Caso clamoroso quello di Kravica, attaccato nella notte del Natale Ortodosso. Azioni di pulizia etnica e rappresaglie contro i serbi con centinaia di torturati, feriti e uccisi. Il generale Morillon, Caschi Blu, ha sempre sostenuto che l’attacco serbo su Srebrenica fu una reazione serbo bosniaca ai massacri di Naser Orić.

 

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