Privacy Policy Collaborazione segreta tra servizi segreti Fatah-Israele -
sabato 18 Gennaio 2020

Collaborazione segreta
tra servizi segreti
Fatah-Israele

Una escalation incontenibile di assurda violenza. Ragazzi uccisi sui due fronti. Si teme l’inizio della terza Intifada. Nel timore del sempre peggio, una notizia ‘segreta’. La collaborazione dell’apparato di sicurezza dell’Anp nella ricerca dei tre ragazzi ebrei rapiti. Ma non soltanto

Un fatto non strettamente segreto ma certo tenuto ‘sottotraccia’, riservato a pochi. L’operazione israeliana per la ricerca dei tre minorenni sequestrati e uccisi vicino a Hebron si è avvalsa per la repressione dei manifestanti dell’apparato di sicurezza dell’Autorità Nazionale Palestinese, ferocemente criticata dalla maggioranza della popolazione.

Cosa può rappresentare ciò per il futuro dei rapporti israelo palestinesi in questo passaggio di assoluta criticità?

Per comprendere il vicino futuro occorre fare un passo indietro, orientati da uno studio di Tarik Dana.

 

Sin dall’assunzione dell’incarico nel gennaio 2005, Mahmoud Abbas – Abu Mazen, Presidente dell’Autorità nazionale pelestinese -incassata la fine della seconda Intifada alla morte del Presidente Arafat- pone la riforma del comparto sicurezza come priorità assoluta.

L’obiettivo di Abbas è quello di lanciare alla C.I. un segnale di discontinuità rispetto al passato.

La ristrutturazione dell’apparato prevede la crescente e fattiva cooperazione con Israele e altri servizi regionali e internazionali d’Intelligence.

Viene escluso il personale ritenuto inaffidabile favorendone l’uscita con vantaggi pensionistici e finanziari e arruolando nelle nuove Forze di Sicurezza dell’ANP quanti ne accettano disciplina e fedeltà assoluta.

 

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Sotto la guida di esperti statunitensi ed europei, Abbas introduce nuove regole, riduce il livello di rivalità tra le varie articolazioni e dispensa promozioni sulla base dei risultati acquisiti rispettando i principi di “sicurezza e ordine”.

Le Forze di Sicurezza vengono divise in tre comparti.

Primo, la sicurezza interna sotto il controllo del Ministero dell’Interno e formata da Polizia civile, Sicurezza Preventiva e Difesa civile.

Secondo, la Sicurezza Nazionale che comprende Forze di Sicurezza Nazionale, Intelligence Militare, Polizia Navale, Ufficio Militare e Sicurezza Presidenziale.

Terzo i Servizi Segreti Generali.

 

Sin dall’inizio, gli USA affidano al Generale William Ward il compito di gestire la riforma, addestrare e preparare le Forze di Sicurezza nella Striscia di Gaza, lasciata nell’agosto 2005 da Israele.

Contestualmente, l’EU addestra la Polizia palestinese e il settore Giustizia creando un Ufficio di Coordinamento a Ramallah, l’EUCOPPS, poi denominato EUPOL COPPS.

Dopo la vittoria di Hamas alle elezioni del gennaio 2006, gli aiuti internazionali all’ANP e al settore sicurezza si interrompono.

Che riprendono solo anno dopo con la rottura tra movimento islamico e Fatah, espulsa da Gaza.

USA, Israele e Paesi europei riprendono i finanziamenti e l’invio di tecnologia all’ANP per completare la ristrutturazione della sicurezza.

 

Personaggio chiave del progetto è dal giugno 2007 il neo-eletto Premier Salam Fayyad che privilegia autoritarismo e sicurezza per fornire la stabilità necessaria per lo sviluppo di affari privati e investimenti con la protezione dell’intero comparto sicurezza che assorbe il 31% del budget annuale dell’ANP, a discapito dei settori di sanità, istruzione e agricoltura.

Contestualmente, Fayyad scatena fra il 2007 e 2009 campagne repressive contro i militanti di Hamas presenti a Nablus e Jenin, nel Nord della Cisgiordania, in stretto coordinamento con la sicurezza israeliana con la quale, nel solo 2009 vengono eseguite 1.297 operazioni, con un aumento del 72% rispetto al 2008 e nel 2011 è un ulteriore aumento del 5% rispetto al 2010.

 

Nel frattempo, gli USA inviano nei Territori Palestinesi il Generale Kheith Dayton come coordinatore alla sicurezza per Israele e ANP.

Secondo il Government Accountability Office USA, fra il 2007 e il 2010 il Dipartimento di Stato americano ha investito 99 milioni di dollari nella ricostruzione dell’infrastruttura della sicurezza dell’ANP e nel rafforzamento delle capacità repressive in Cisgiordania.

Altri 392 milioni di dollari sono stanziati per l’addestramento e l’equipaggiamento delle Forze di Sicurezza, comprese quelle dipendenti direttamente dall’ANP, e alla formazione di Battaglioni Speciali delle Forze di Sicurezza Nazionali.

Secondo il Dipartimento di Stato fino al 2012 gli USA hanno addestrato ed equipaggiato 9 Battaglioni dell’ FSN e due Battaglioni di Guardie del Presidente per un totale di oltre 5.500 ufficiali.

 

reparto femminile delle forze di sicurezza palestinesi
reparto femminile delle forze di sicurezza palestinesi

 

I reparti sono stati addestrate nei Territori e al Centro della Polizia Internazionale in Giordania per formare Forze destinate a operazioni di Polizia e contro-terrorismo ma senza capacità difensiva nel caso di minaccia esterna o invasione.

L’equipaggiamento consente la repressione interna e la protezione dei vertici ANP, con una pianificazione decisa assieme all’Esercito israeliano.

Una parte della popolazione palestinese -anche per quanto è noto di questo- accusa l’ANP di agire come un’élite politico-economica presentando il coordinamento della sicurezza con gli occupanti come “interesse nazionale”.

 

Problema oggi anche israeliano la spaccatura sempre più evidente tra vertici ANP e la maggioranza della popolazione palestinese priva di lavoro, sanità, istruzione e sottoposta a una repressione interna che si aggiunge a quella israeliana.

Privati del presente e senza futuro, i palestinese vedono il Palazzo Presidenziale della Muqata protetta da oltre 6 mila uomini addetti a proteggere il Presidente e il suo circuito decisionale.

Nonostante ci siano quindi molte delle condizioni per una sollevazione popolare, una Terza Intifada appare improbabile perché trova proprio nel rinnovato apparato di sicurezza dell’ANP il principale ostacolo.

 

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