Al-Douri è uno dei leader dell’esercito clandestino iracheno di Naqshbandi, nato all’indomani dell’esecuzione del dittatore iracheno e oggi alleato con l’Isil. Su di lui pende una taglia di 10 milioni di dollari. È l’unico big del partito baath che non è mai stato catturato. Fino a poco tempo soltanto un fuggitivo, una carta mancante nel mazzo della partita mortale decisa dagli Stati Uniti per un avvertimento ai big del regime di Saddam. Da una settimana, con l’esecuzione di Abd al Rahmandel, il giudice che condannò a morte Saddam nel 2007 arriva il segnale di un imprevisto ritorno al passato.
Izzat Ibrahim al-Douri, latitante dal 2003, per molto tempo ritenuto forse morto, non solo è vivo e vegeto ma sarebbe uno dei principali artefici dell’avanzata-lampo dell’Isil sino alle porte di Baghdad. E’ proprio sulla pagina Facebook attribuita ad al-Douri che è stata data la notizie della morte del giudice di Saddam. Al-Douri è stato un collaboratore stretto del dittatore iracheno. Si tratta dell’unico big del partito baathista ad essere sfuggito alla cattura americana. Ai tempi di Saddam era diventato ex vice-presidente del partito. Oggi ruolo da leader come solo erede ancora in vita.
A lui e ai miliziani fedeli allo scomparso Rai si fanno risalire una serie di recenti attentati contro obiettivi sciiti a nord di Baghdad e nei quartieri sciiti della capitale, con oltre un centinaio di morti. Gli osservatori, scrive il Telegraph -temono che il suo obiettivo sia quello di alimentare nuovamente il conflitto settario tra sciiti e sunniti che negli anni 2006 e 2007 costò la vita ad oltre 30mila persone. In realtà, la fotografia di quanto sta accadendo oggi con l’avanzata inarrestabile delle Milizie Isil-Isis-Daesh lungo la Mesopotamia del presunto nuovo Califfato da imporre ai ‘sudditi’.
Ma a Baghdad il premier Nuri al Maliki, sciita, resiste a ogni ipotesi di un governo d’emergenza di fronte alla galassia dell’insurrezione sunnita jihadista. Respinto la richiesta americana di un passo indietro sostenuta anche dalla più importante autorità sciita irachena, l’ayatollah Ali Sistani. Maliki, in carica dal 2006, è a capo di una coalizione che alle recenti elezioni ha conquistato la maggioranza relativa dei seggi del parlamento federale. “Chi propone un governo di emergenza nazionale vuol rubare il voto agli elettori”, sostiene Maliki aggrappato alle poltrona. E perderà l’Iraq.