domenica 18 Agosto 2019

Libia al voto come
se fosse davvero
democrazia

Seconde elezioni politiche da quando, nel 2011, è caduto il regime di Gheddafi. Da eleggere i 200 membri della Camera dei Rappresentanti che prenderà il posto del Congresso generale nazionale e dovrà organizzare le elezioni presidenziali, ultima tappa -dicono- del ‘processo di transizione’

Il percorso verso la democrazia, come noto, e sovente impervio. Soprattutto se mai praticato prima. Sulla Libia, cancellata dall’attenzione dei nostri media per conclamata brutta figura Occidentale ad esportare appunto ‘Democrazia’, sappiamo molto poco. I numeri, per cominciare. Si vota per la ‘Camera dei rappresentanti’, questo il nome più anglosassone scelto per il Parlamento, il primo con elezioni in Libia. 1714 i candidati, tra i quali 152 donne. I seggi in palio sono 200, 32 dei quali sono riservati alle quote rosa. Tutti i candidati sono ‘indipendenti’ essendo vietate liste collegate ai partiti.

 

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Il rischio che lo svolgimento delle operazioni di voto venga minacciato da attentati o scontri a fuoco è altissimo soprattutto in Cirenaica e nelle parti orientali del Paese dove proseguono i combattimenti tra i soldati agli ordini dell’ex generale Haftar e varie milizie islamiste tra cui il gruppo salafita jihadista Ansar Al Sharia. Il ministero degli Interni ha predisposto un piano di sicurezza per prevenire possibili attacchi principalmente a Bengasi e Derna. La mossa sinora non è però servita a tranquillizzare la popolazione: solo 1,5 milioni votanti si è registrato su 3,5 milioni di aventi diritto.

 

Nell’ultimo mese a contendersi la leadership del governo sono stati l’ex premier Abdullah Al Thinni e l’imprenditore musulmano Ahmed Maetiq, che si era insediato alla guida dell’esecutivo a inizio maggio al termine di una controversa votazione salvo poi essere estromesso da una sentenza dalla Corte Suprema di Tripoli. Terzo incomodo Khalifa Haftar. L’ex generale ha radunato attorno a sé parti consistenti delle forze armate libiche con l’obiettivo di liberare la Cirenaica dalla minaccia rappresentata dalle milizie islamiste. Per molti, il tentativo di prendere il potere attraverso un golpe.

 

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Minacce islamiste che potrebbero spingersi da Bengasi fino alla capitale Tripoli, e le decine di gruppi armati che dalla caduta del Colonnello Gheddafi hanno preso il controllo dei principali terminal e delle raffinerie del Paese sottraendo al governo centrale una parte delle entrate garantire dalle esportazioni di petrolio. Poi le rivendicazioni delle minoranze etniche Amazigh, Tebu,Tuareg. ‘Tappa cruciale’ dichiarano sfidando l’ovvio i Ministri degli Esteri UE a Lussemburgo. ‘Elezioni che avvengono in un contesto di “netto deterioramento” della situazione politica e di sicurezza. Acuti!

 

Le precedenti elezioni multipartitiche in Libia -le prime in assoluto- si erano tenute nel 1952 sotto re Idris,

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